AC MILAN/ Che differenza c’è tra Zlatan Ibrahimovic e Mario Balotelli?

- Christian Pradelli

L’assenza di Mario Balotelli contro Napoli e Juventus ricorda molto i simili episodi in cui incappò Zlatan Ibrahimovic. Così El Shaarawy torna leader del reparto con Pazzini e Niang…

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Foto Infophoto

Che differenza c’è tra Zlatan Ibrahimovic e Mario Balotelli? Ad oggi il primo è ancora più decisivo del secondo. Sarà l’età, saranno le loro storie diverse, anche se hanno vissuto alcuni punti di contatto nel corso degli anni, o forse, più semplicemente, sarà che Ibra non è il tipo di personaggio mediatico che balza agli onori della cronaca un giorno sì e l’altro pure per avventure personali. Ciò detto, il peso specifico dell’assenza di SuperMario contro il Napoli e la Juventus ricalca e di molto quando accade allo svedesone sia l’anno scorso che l’anno dello scudetto. È destino, evidentemente, che il Milan debba trovarsi privato dei suoi uomini più rappresentativi nei momenti cruciali della stagione e, fattore da non tralasciare, per colpe da attribuire (quasi) in toto agli stessi calciatori. Una volta è un’ingiuria, un’altra un potente buffetto, un’altra ancora un presunto epiteto rivolto all’arbitro che, in quanto tale, vale il triplo della “sbizzarrata” di Schelotto al termine di Inter-Atalanta. Ma questo è un altro discorso. Quel che è certo è che il Milan di oggi, se vuole portare a casa la posta piena domenica sera, dovrà agire essenzialmente di rimessa: lasciar sfogare un Napoli in netta ripresa e colpire, possibilmente, nei loro momenti migliori. Stephan El Shaarawy è già pronto sulla rampa di lancio: sua l’ipotetica fascia da capitano di un attacco che rivedrà finalmente operativo Giampaolo Pazzini e probabilmente M’Baye Niang. Tre compiti ben distinti ai nastri di partenza: il Faraone è e rimane l’unico interprete “Allegro” in grado di fungere da connettore tra i reparti. Tanta corsa, insomma, con il solito rischio di poca lucidità sotto porta. L’attaccante di Pescia dovrà agire come al solito, proteggendo palloni e facendo salire la squadra. Al giovane francese, infine, l’arduo compito di garantire l’imprevedibilità sulla fascia di competenza, colpendo gli ospiti nel loro punto più debole: il trio di difesa. Bagarre garantita sugli esterni, con Abate e De Sciglio pronti a scontrarsi con Maggio e Zuniga. O Armero. Derby sulle panchine, con Livorno e San Vincenzo destinate a giocarsi la supremazia della Maremma.

Più folkloristico Walter Mazzarri, sulla verace onda presidenziale, più serafico Massimiliano Allegri, vero “toscanaccio” della prima ora. C’è già chi parla di pareggio scritto in ottica Champions League, ma il Milan, nonostante l’ebbrezza di un recupero impensabile in campionato, non può certo accontentarsi degli afosi preliminari di agosto se l’anno prossimo l’obiettivo principe vuole davvero essere quello di portarsi a “meno uno” dalla seconda stella.



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