Esonerato Allegri/ Milan, la scelta più ovvia con i tempi sbagliati

- La Redazione

Il Milan ha esonerato Massimiliano Allegri a seguito della sconfitta rimediata contro il Sassuolo. Una scelta sostenuta dai tifosi e voluta da Barbara Berlusconi: ovvia, ma fuori tempo

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Massimiliano Allegri è il nuovo allenatore della Juventus (Infophoto)

Adesso è ufficiale: il Milan ha esonerato Massimiliano Allegri. La società ha deciso nella notte, dopo aver assistito all’ennesima sconfitta (la settima nel solo girone d’andata), peraltro avvenuta dopo che la squadra era in vantaggio 2-0 contro la terzultima in classifica, che era reduce da quattro sconfitte consecutive senza segnare gol. Alla fine è successo: Allegri era stato sul filo in passato, più di una volta, L’arrivo in società di Barbara Berlusconi ha sancito quello che era nell’aria da tempo, e che sarebbe comunque avvenuto a fine stagione; il tecnico livornese e il Milan si separano dopo tre stagioni e mezza, con la vittoria di uno scudetto e una Supercoppa Italiana. Inutile rimarcare adesso quello che è successo in passato; potremmo dire che il rapporto tra Allegri e Silvio Berlusconi si è logorato quando i rossoneri hanno perso uno scudetto che avevano già vinto o quasi, lasciandolo alla Juventus. La presenza di Adriano Galliani ha sempre difeso e protetto il tecnico, ma l’arrivo forte di Barbara in società ha cambiato gli scenari. A questo punto quello che davvero bisogna chiedersi è: avrà il Milan preso la decisione giusta? A sentire i tifosi, è un plebiscito per il sì: da tempo la maggior parte dei sostenitori rossoneri chiedeva a gran voce l’addio del toscano, colpevole di aver disperso il gioco in una serie di tatticisimi senza troppo senso e di aver fatto male con una squadra piena di talento. Diciamolo pure: questa squadra non è certo da undicesimo posto. Quando hai Balotelli, Kakà, Robinho, Montolivo, Matri e tutti gli altri, non si può non pensare di arrivare in Europa. Eppure è quello che sta succedendo e molto probabilmente succederà; Allegri avrà le sue grandi colpe ed è indiscutibile, ma non si può tacere il fatto che in questo momento il Milan inteso come società sia un grosso punto di domanda. Lo avevamo detto a inizio stagione, e poi ancora a Natale: regna una grande confusione a Milanello. Si era partiti con il progetto giovani, i famosi cento “top young” di berlusconiana definizione: preso Saponara e promossi in prima squadra Cristante e Petagna, solo qualche giorno dopo l’attaccante del ’95 è finito alla Sampdoria, Niang è stato dato in prestito e i primi due non hanno praticamente mai giocato, con il centrocampista mandato in campo nelle ultime due partite più per disperazione che altro. Per contro sono arrivati Kakà e Matri: due giocatori che senza dubbio hanno aumentato il tasso tecnico della rosa, ma che non sono compatibili con un lavoro pensato sul lungo periodo (in particolare il brasiliano). Disperso anche El Shaarawy (prima con scelte tecniche che ne hanno limitato l’impiego, poi con infortuni veri o presunti), i rossoneri sono anche riusciti a minare la certezza di Mario Balotelli, sul quale forse non a caso sono tornate a circolare voci di un addio imminente. Di fronte a scenari simili, viene naturale pensare che un allenatore non sappia che pesci pigliare, e che la situazione di oggi sia figlia di questa confusione. Che ci fossero i motivi per cambiare è indiscutibile; forse però questo non è il periodo più giusto per farlo. L’unica giustificazione sarebbe quella di provare a qualificarsi ai quarti di finale di Champions League;  

Effettivamente Allegri non aveva più il polso della situazione e la speranza è che un cambio della guardia dia la scossa per superare l’Atletico Madrid. E poi? Per come è costruito, il Milan di oggi non vale certo la vittoria della coppa. Può ragionare in termini economici sul superamento di qualche turno, ma a dirla tutta sarebbe stato meglio continuare con Allegri e riprogrammare dal , cominciando da oggi. Gli orizzonti sono limitati: arrivare terzi è sostanzialmente impossibile, l’Europa League in una stagione nella quale bisognerà comunque ricostruire può essere più un fastidio che altro. Meglio portare a termine il rapporto e lavorare sottobanco con il nuovo allenatore per un calciomercato da protagonisti, piuttosto che rischiare di bruciare uno tra Clarence Seedorf (al momento favorito) e Pippo Inzaghi con un finale di stagione che, comunque vada, non potrà essere salutato come positivo. Juventus e Inter nel passato recente hanno fatto così: Gigi Delneri e Andrea Stramaccioni sono stati confermati fino al termine della stagione, ma intanto si lavorava già per portare Conte e Mazzarri, e i calciatori del nuovo corso. Oggi il Milan è una polveriera: ad accendere il fiammifero serve poco. Quantomeno, Allegri era già “esploso”. 

(Claudio Franceschini)

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