Closing Milan/ News, atteso per venerdì il comunicato congiunto per la proroga (ultime notizie, oggi)

- La Redazione

Closing Milan news, Berlusconi avverte: o arrivano i soldi o resto io. La cessione è di nuovo a rischio, ma SES dovrebbe versare a breve altri 100 milioni di caparra (ultime notizie, oggi)

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Milan, sentenza Uefa rinviata a domani (LaPresse)

Il closing Milan vivrà domani un altro capitolo della telenovela infinita, ma sarà un capitolo del quale conosciamo già lo sviluppo: le due parti, Fininvest e il fondo Sino-Europe Sports che capeggia la cordata cinese, firmeranno un comunicato congiunto nel quale ufficializzeranno la proroga della quale si parla ormai da giorni. Nei prossimi giorni – la scadenza dovrebbe essere il 10 marzo – i cinesi dovranno versare un’ulteriore caparra da 100 milioni di euro, raggiungendo così un totale di 300 milioni nelle casse della holding che detiene la maggioranza del Milan. La vicenda non è conclusa, ma se non altro si fa un passo in più: l’ufficializzazione di una situazione che in queste ore era rimasta soltanto una delle possibili soluzioni a uno stallo che dura ormai da tempo. Si era anche ventilata l’ipotesi che Silvio Berlusconi rinunciasse a vendere intascando i 200 milioni, o che Fininvest continuasse a detenere delle quote di minoranza, o addirittura che il Milan si rivolgesse ad altri investitori; non sarà così, ma la scadenza di inizio aprile sembra essere definitiva. Almeno fino al prossimo capitolo della vicenda…

Con il closing Milan ancora rinviato e una situazione di incertezza, alla vigilia di un’Assemblea degli Azionisti confermata ma che non deciderà le sorti della società rossonera, si segnala qualche “tensione” nella famiglia Berlusconi. Lo riporta Tuttosport: si tratta più che altro di una differenza di vedute tra le due figlie del presidente Silvio Berlusconi. Il quale in prima persona non è del tutto convinto di vendere: più volte ha ventilato l’ipotesi di fermare tutto e tenersi le quote di maggioranza della società, spesso e volentieri nella ferma intenzione di consegnare la sua creatura nelle mani di un gruppo che potesse farne il bene. Adesso queste perplessità le ha la figlia Barbara: la quale fa ancora parte del CdA attuale con il ruolo di Amministratore Delegato, e ha tante perplessità sulla cordata cinese. Perplessità che ovviamente sono acuite da questi continui rinvii; dall’altra parte c’è invece Marina Berlusconi, che è sempre stata una delle maggiori sostenitrici dell’uscita del Milan da Fininvest.

Nubi sul closing Milan, ancora tutto fermo e una terza caparra che dovrebbe arrivare entro una settimana, per poi chiudere a fine mese o inizio di aprile: questo il breve riassunto di una situazione che stiamo riportando da qualche giorno, e che ha fatto slittare ancor più una trattativa che va avanti ormai da mesi. Nel frattempo AgiChina ha provato a contattare la China Construction Bank: in questi giorni infatti il colosso bancario è stato indicato da più fonti e indiscrezioni come uno degli investitori (o finanziatori) della cordata capeggiata dal fondo Sino-Europe Sports e dal suo presidente Yonghong Li. Nemmeno su questo c’è sicurezza, perchè come detto Fininvest non ha mai ricevuto la lista definitiva dei soggetti coinvolti; in ogni caso China Construction Bank ha risposto, tramite mail – si legge su milanlive.it – che al momento non c’è l’intenzione di commentare la trattativa tra il Milan e la cordata cinese. Una dichiarazione che arriva dopo le smentite di Huarong e China Merchant Bank, che erano state indicate come le “responsabili” del mancato saldo essendosi tirate indietro all’ultimo momento. Il mistero si infittisce: staremo a vedere quello che succederà.

In attesa del closing Milan, è stata confermata l’Assemblea degli Azionisti per venerdì 3 marzo; tuttavia la data che sarebbe dovuta essere storica per la società rossonera diventerà “normale”, visto che di fatto le firme sui contratti non ci saranno e non verrà nominato un nuovo CdA, il quale per altro avrebbe dovuto presentarsi ufficialmente nella giornata di sabato (in una conferenza stampa che era già stata fissata). Il 3 marzo: il Milan avrebbe dovuto passare di proprietà, i rossoneri sarebbero passati all’era Sino-Europe Sports e l’Assemblea dei Soci avrebbe dovuto appunto ratificare le dimissioni del vecchio Consiglio d’Amministrazione, aprendo ad un board italo-cinese i cui nomi sono quasi definiti (ne abbiamo parlato nei giorni scorsi). Invece la mancanza di almeno 100 milioni di euro per il saldo da versare nelle casse di Fininvest ha nuovamente fatto slittare le operazioni: l’Assemblea domani si terrà regolarmente, ma non verranno prese decisioni sul closing che, a questo punto, non sarà prima di fine marzo-inizio aprile (sempre che non ci siano altri ritardi).

Il closing Milan è nuovamente in fase di stallo e dunque, in attesa che la situazione si sblocchi e che ci sia un’altra evoluzione, non resta che analizzare a fondo quanto sta succedendo, andando alla ricerca di dichiarazioni passate e sviscerando dubbi e domande. Lo ha fatto quotidiano.net, che ha riportato alcuni stralci di un’intervista che Yonghong Li, di fatto il capo della cordata cinese pronta ad acquistare il Milan, aveva rilasciato lo scorso dicembre quando le cose sembravano fatte. Vengono riportati quattro punti, e per ognuno di essi si scopre che le cose non sono andate come l’investitore aveva detto. Ad esempio il fatto che i capitali dovessero essere superiori rispetto all’importo dell’investimento”; in realtà due investitori hanno fatto retromarcia e questo ha creato un buco nella cifra da versare nelle casse di Fininvest; in più, visto che la lista definitiva dei soggetti non è mai stata consegnata alla holding che detiene la società rossonera, c’è anche il dubbio che non siano China Merchant Bank e Huarong i due colossi a essersi sfilati. Ancora: Yonghong Li affermava che la rateizzazione non fosse contemplata in alcun modo, e invece Sino-Europe Sports ha già versato due caparre da 100 milioni e si prepara a versare la terza. C’è poi il discorso degli investimenti all’estero, sostenuti attivamente dalla finanza cinese: anche in questo caso pare non sia così, le autorità cinesi sono contrarie ad operazioni di questo tipo (viene riportato che il fondo parastatale Haixia non può aiutare). L’ultimo punto riguarda il piano B che era stato ventilato: una struttura alternativa di investimento che SES sosteneva di aver individuato. E’ davvero così? Pare di no: i soldi mancati arriverebbero dalla Cina, chiedendo così le autorizzazioni al Governo di Pechino.

Mancano 160 milioni per il closing Milan: come sostiene il Corriere della Sera, la cifra sarebbe anche più alta di quella che si ventilava ieri. Il passaggio di proprietà al fondo Sino-Europe Sports è in stallo: abbiamo già parlato delle date, adesso bisogna provare ad approfondire una situazione che sta diventando – anzi, è già diventata – paradossale. Silvio Berlusconi ha più volte pensato di chiudere tutto, tenersi il Milan e intascarsi i 200 milioni che i cinesi hanno già versato con le prime due caparre; pianetamilan.it ha tracciato una sintesi di quanto accaduto fino a qui e ha sostanzialmente diviso le colpe tra tutte le parti in causa. Fininvest ha considerato fin da subito i cinesi come soggetti affidabili, senza preoccuparsi realmente di capire quanti e quali soldi potessero investire; la cordata da parte sua ha messo sul piatto una grossa somma di denaro con il rischio di perderla, mentre gli advisor che hanno lavorato per trovare il punto di contatto hanno sempre dato risposte positive circa la buona riuscita della trattativa. Adesso bisogna aspettare fino al 10 marzo, come già detto data ultima per il versamento della terza caparra: la situazione a quel punto non cambierebbe granchè, il 7 aprile sembra essere la definitiva deadline per firmare i documenti che sanciscano la cessione del Milan. Sarà la volta buona?

La Cina non è così vicina e il closing Milan è sempre più lontano. Il passaggio di proprietà da Silvio Berlusconi ai cinesi di (Sino-Europe Sports) si è bloccato per l’ennesima volta – clicca qui per leggere di più – e il patron del Milan sembra avere perso la pazienza. Non ci sono dichiarazioni ufficiali da parte di Berlusconi, ma fonti vicine al patron, riprese dall’agenzia AGI, sintetizzano la posizione in modo molto chiaro: o arrivano i soldi o mi tengo il Milan. I soldi a dire il vero almeno in parte sono già arrivati, ma i continui rinvii ed intoppi in una trattativa che avrebbe dovuto concludersi già nella scorsa estate, poi a dicembre e questa settimana (ipotesi ormai anch’essa saltata) stanno dando molto fastidio a Berlusconi, che come sappiamo non sarebbe dispiaciuto all’idea di continuare a gestire la creatura più amata fra le sue proprietà. Un cambio di rotta comunque significativo, perché solo pochi giorni fa l’ex premier dava tutto per fatto e questa sembrava la parola fine visto che in precedenza non si era mai lasciato sfuggire l’opportunità di segnalare che si sarebbe tenuto volentieri il Milan. Adesso siamo tornati indietro e questo stop potrebbe indispettire Berlusconi più dei precedenti. Entro il 10 marzo dovrebbero comunque arrivare altri 100 milioni di caparra e in totale si arriverebbe così a 300: se questi soldi arriveranno, sarà il segnale che nonostante tutto la cessione procede, anche se il closing slitterebbe di nuovo (si parla del 7 aprile), altrimenti potrebbe davvero saltare tutto.





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