FUNERALE SIMONCELLI/ Il lungo addio a SuperSic con una preghiera, senza folklore

- La Redazione

Il funerale di Marco Simoncelli sarà un evento di grande rilevanza mediatica, ma MONS. LUIGI NEGRI ne sottolinea la portata umana e di comunione di un popolo che accompagna un suo figlio

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Immagine d'archivio

Oggi è il giorno dell’addio a Marco Simoncelli. Nel piccolo paese di Coriano, in provincia di Rimini, si prevedono oltre 60mila persone ai funerali del pilota che ha perso la vita domenica scorsa, a 24 anni, in un tremendo incidente sulla pista di Sepang. La funzione religiosa sarà celebrata alle 15 dal vescovo di Rimini, mons. Francesco Lambiasi, nella chiesa del paese di «Sic». «Ciao Sic», il messaggio più diffuso, nei tanti biglietti depositati dai fan, in mezzo ai fiori, accanto a quel numero 58 che Marco ha portato con sé fino alla fine. Oggi la Camera ha dedicato al pilota scomparso un minuto di silenzio. «Dio chiama i migliori. Per la gente Marco era speciale, l’ho capito ora», ha detto il padre di Marco, Paolo Simoncelli. È grande l’affetto con il quale i concittadini, e un enorme numero di appassionati, sono stati vicini alla famiglia, a Coriano e sul web.

Ben 5mila persone oggi hanno fatto visita alla camera ardente per dare a Marco Simoncelli l’ultimo saluto. Ma oggi alla cerimonia ne sono previste molte di più: 60mila, stando alle stime diffuse in questi giorni. Per venire incontro a chi non potrà esserci, sono stati allestiti maxischermi a Misano Adriatico, la pista sulla quale tante volte Simoncelli ha alzato il braccio, in segno di vittoria.

Al funerale ci sarà tutto il grande Circo del motociclismo: il personale dei team Gresini, Ducati, Yamaha, e anche molti piloti, oltre alle autorità locali. Non mancherà Valentino Rossi, legato a Marco da lunga e profonda amicizia.

Anche questi giorni, per Sic, sono stati all’insegna della moto, la passione e la ragione di una vita. Alle esequie non canterà Vasco Rossi, a quanto si è appreso; lo aveva chiesto la famiglia, la Curia ha negato il permesso. Ma oggi, nella camera ardente, dove il flusso è stato continuo, non sono mancate due moto bianche, accanto alla bara di Marco. Un paese intero lo ha salutato, e molti di più saranno quelli che tenteranno di farlo domani. «La Chiesa riconosce che è importante un momento anche prolungato di congedo da coloro che sono passati da questa vita all’altra» dice a Ilsussidiario.net mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino Montefeltro «un momento tanto più utile quando la morte è avvenuta in maniera eccezionalmente tragica. Penso ai nostri soldati che cadono nelle missioni di pace, e ovviamente alla morte di Marco Simoncelli». «Ma la Chiesa – continua mons. Negri – non mitizza mai né la persona né le circostanze. Chiede invece al popolo cristiano di sostare in preghiera, facendo memoria della vita di questi fratelli perché la loro memoria diventi uno sprone per la nostra vita quotidiana di oggi. È questo il grande insegnamento della Chiesa per i momenti così pieni di sconforto, che dovrebbero culminare nella preghiera e non nel folclore; nel silenzio del raccoglimento, non nell’omaggio di peluche o di quintali di fiori».

«In questi momenti comincia quella straordinaria esperienza di connessione fra coloro che sono già davanti al Padre e chi è rimasto qui come lo siamo noi, e che la tradizione dell’insegnamento cattolico chiama Comunione dei Santi». È questo l’approdo del cristiano, spiega Mons. Negri, una meta che sfonda per sempre le mura di una camera ardente. «Così facendo la Chiesa insegna a far memoria della vita dei nostri fratelli, per cominciare a vivere con loro in modo nuovo e così diverso da prima, ma non meno reale di prima. Nella nostra comunione con loro e della loro comunione con noi».



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