Ssc Napoli/ De Laurentiis risponde a Ilaria D’Amico: rispettiamo le regole, Sky faccia altrettanto

- La Redazione

Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis risponde con durezza alle proteste della conduttrice di Sky Ilaria D’Amico nel dopo partita di Napoli-Atalanta per l’intervista a Benitez

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Ilaria D'Amico

Polemica fra il Napoli e Sky, o per essere più precisi con Ilaria D’Amico. La popolare conduttrice di Sky Calcio Show, la trasmissione che segue tutte le partite di serie A, nel dopo partita dell’anticipo di sabato sera Napoli-Atalanta andato in onda su Sky Sport 1 HD aveva attaccato l’ufficio comunicazione della società campana lamentandosi del fatto che l’allenatore dei partenopei Rafa Benitez fosse stato “portato via” dai microfoni della tv satellitare “in modo così frettoloso, ci sono dei tempi stabiliti che devono essere rispettati. Avevamo il diritto di parlare per un altro minuto e 35 secondi. Chiederemo spiegazione al Napoli, occorre rispetto”. La risposta è arrivata direttamente dal presidente Aurelio De Laurentiis (che cura personalmente la comunicazione della società), che ha firmato un lungo comunicato stampa con l’obiettivo di “fare chiarezza, a vantaggio di tutti i telespettatori, sulle regole in atto nelle interviste del post partita agli allenatori”. De Laurentiis rivendica il fatto che la sua società “ha sempre rispettato pienamente le regole imposte dagli accordi per le interviste, ma esige che lo stesso facciano i broadcasters nei suoi confronti. Che Sky permetta che una sua giornalista, in diretta televisiva, critichi l’operato di una società, senza nemmeno verificarne le motivazioni, è qualcosa di incredibile”. Il presidente scende poi nei dettagli dell’organizzazione delle tante interviste che gli allenatori devono concedere a fine partita (Sky, Mediaset, Rai, Cielo, Radio Rai e conferenza per la carta stampata): “Nello specifico, Sky, avendo pagato di più di altri i diritti per la trasmissione degli eventi, può obbligare il Benitez di turno a stare fino a 30 minuti di fronte alle telecamere. Nel senso che l’intervistato deve aspettare qualsiasi loro esigenza. Deve aspettare se viene data la parola ad altri allenatori, ai commentatori, a chiunque la regia ritenga opportuno. E’ nelle regole. All’interno di questi 30 minuti, l’intervista deve durare al massimo 7 minuti. Quando comincia, il responsabile della Comunicazione controlla i tempi affidandosi a un cronometrista della Lega Calcio, sempre al suo fianco. Quando la Lega dice che manca un minuto o 30 secondi, si chiede a Sky (o a Mediaset o alla Rai) di stringere, cioè di arrivare al termine della loro intervista in diretta senza sforare troppo nei tempi”. Eppure, spesso avviene che, secondo le parole di De Laurentiis “l’intervista ha superato i 7 minuti, la produzione del canale lo sa, la Lega lo ha certificato, il giornalista che intervista ne è perfettamente al corrente, e, nonostante ciò, dallo studio si continua a fare domande, superando abbondantemente i tempi previsti. Veniamo a quanto è successo ieri. Io non so quanto sia durata l’intervista a Benitez perché il conto del tempo lo fa il responsabile della Lega. Sono intervenuto portando via Benitez, in modo educato e limitandomi a dire che il tempo era scaduto, su segnalazione della Lega che mi ha indicato che i 7 minuti erano abbondantemente passati. Nessuna scorrettezza da parte nostra. Un problema analogo è accaduto con Mediaset subito dopo. Al termine dell’intervista di Benitez, durata certamente più dei 7 minuti previsti, dopo che l’allenatore aveva salutato, Mediaset ha messo in onda un collegamento a sorpresa con il giornalista Pardo e un calciatore. Il mio atteggiamento è stato ancora più fermo che nei confronti di Sky. A questo punto chiediamo alla Lega Calcio che ci rappresenta e che deve essere arbitro di quanto succede nei pre e nei post partita, di essere vigile sul rispetto delle regole da parte dei broadcasters e di prendere i necessari provvedimenti in caso di mancato rispetto delle regole. Le televisioni contribuiscono parzialmente a creare economia nel calcio, ma senza l’economia che il calcio produce per le stesse pay tv, queste non esisterebbero”.



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