Calenda vs Mara Carfagna: “Ragazzo lo dici a Mezzaroma”/ Lei “Cafone e viziato”

Calenda vs Mara Carfagna, è polemica via social: ecco cosa è successo

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Giovanni Toti e Mara Carfagna (LaPresse)

Querelle a distanza fra Mara Carfagna, vicepresidente della Camera e coordinatrice nazionale di Forza Italia, e Carlo Calenda, ex ministro del lavoro e dello sviluppo economico, parlamentare europeo per il Partito Democratico. Tutto è nato dopo un intervento della forzista in occasione del programma di Rai Tre, Agorà, durante la quale la stessa, parlando di un eventuale nuovo movimento a sinistra guidato proprio dall’ex titolare del Mise, ha spiegato: «Il ragazzo mi sembra un po’ confuso». Parole che non sono andate a genio allo stesso Calenda, ed in particolare il termine “ragazzo”, che poco dopo ha deciso di replicare all’ex showgirl attraverso la propria pagina Twitter, storicamente molto attiva: «Non ho il piacere di conoscerLa – scrive – immagino che lei sia una politica capace e resiliente dopo 20 anni di Cosentino e Berlusconi. Le consiglio di occuparsi della sfida importante che l’attende piuttosto che del sottoscritto. Ps ragazzo ci chiami Mezzaroma».

CALENDA VS MARA CARFAGNA: “RAGAZZO LO DICI A MEZZAROMA”

Nuova controreplica della Carfagna, che ha risposto per le rime all’esponente Dem: «Il cattivo gusto e la maleducazione di Calenda si commentano da soli. Oltre ad essere confuso, è un ragazzino viziato e cafone». A quel punto l’ex ministro ed eurodeputato di “Siamo Europei”, ha fatto un passo indietro, per lo meno, nei confronti del marito della Carfagna, scrivendo: «@mara_carfagna. Scusa. Ragazzo ci chiami Toti. Mi sono già scusato per il riferimento personale – ha aggiunto – il resto rimane. Non la conosco. Lavoro da quando ho 18 anni, ho 4 figli e non sono suo amico o conoscente. Ragazzo denota mancanza di educazione e una confidenza che no Le ho mai accordato. Se mi fossi permesso di chiamare Ragazza confusa la Vicepresidente della Camera sarebbero piovute decine di critiche di sessismo. Giusto. Ma questo non vuol dire che è permesso o consentito l’inverso». Forse la vicenda sembra definitivamente chiusa, per lo meno, fino al prossimo scontro via social…



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