“Cambio sesso: uomo si crede Dio”/ Risé: “Cristo insegna che non si può essere tutto”

- Niccolò Magnani

“Diritti e cambi sesso, l’uomo si crede Dio ma perde così il senso del limite”: Claudio Risé allerta l’eccessivo dibattito sui diritti, “il cristianesimo insegna che non si può essere tutto”

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Immagine di repertorio (Pixabay)

Cosa succede se l’uomo si crede Dio non lo abbiamo imparato solo dopo la Rivoluzione Francese, ma continuano a scoprirlo in questa post-modernità: lo spiega benissimo lo psicoanalista, autore e scrittore milanese Claudio Risé nel suo editoriale su “La Verità”. Dopo la “provocazione” sulla vita senza rischi iconizzata dall’uomo nell’era Covid («un’utopia che rende folli pensare che vivere da remoto elimini i rischi del vivere»), l’analista si sofferma sulle ultime notizie in arrivo dalla Svezia: baby trans e operazioni di cambio sesso tra i minori, si assiste negli ultimi mesi ad una decisa frenata come già evidenziata in Gran Bretagna anche nella iper-progressista terra di Scandinavia. Da qui parte Risé per riaffermare il principio secondo cui un uomo che si “avvicina” a Dio è tutt’altro che infallibile: «in ogni tempo c’è qualcuno che spera e cerca di avvicinarsi alla proprietà divina della totalità: diventare invulnerabile, sapere tutto, non morire mai…» scrive lo psicoanalista nel suo editoriale identificando nell’uomo “modello 5Stelle” il perfetto esempio politico di questa epoca. «I suoi assegni e bonus per gli improduttivi illustra perfettamente questo mondo. Il potere delle élite autocratiche non ama chi ce la fa da solo, e premia chi non sa fare nulla perché resti tale e non lo disturbi», scrive ancora Risé. Ma la pretesa delle pretese, secondo lo scrittore, viene riassunta probabilmente da quel voler essere contemporaneamente uomo e donna: un mito tanto lontano quanto complesso come l’androgino viene sostituita oggi – spiega Risé – dal dibattito sui diritti della “cultura gender”.

IL SENSO DEL LIMITE E IL CRISTIANESIMO

Ed è qui che si torna in Svezia e in generale nel crescente interesse mediatico sul tema del cambio genera anche ad età piccole, scambiando il diritto con l’imposizione di uno schema ideologico: se è vero che in concepimento siamo tutti un po’ androgini, si legge anche nella Genesi come «La totalità divina, che unisce e sintetizza tutti gli opposti, viene poi riprodotta nell’umanità nei due di- versi sessi, il femminile e il maschile». Il riferimento al cristianesimo non è secondario per Risé dato che rappresenta la pietra di paragone non solo della nostra cultura ma del tema specifico contenuto nel dibattiti sui diritti: «dopo l’illuministica cacciata degli Dei, l’uomo fantastica di prendere la posizione divina», sottolinea ancora Risé, ma questo processo «è fortemente spinto dalle attuali oligarchie al potere perché con la perdita dell’esperienza del limite il corpo e la personalità di chi ci cade si indebolisce, e diventa più facilmente manipolabile: come consumatore, elettore, suddito devoto».

Sulla questione-confusione dei sessi, spiega ancora l’editorialista de La Verità, sono state le stesse élite al potere a giocare “sporco”: «Stuoli di “ortopedici dell’anima” (come li chiamava Michel Foucault), spesso di appartenenza Lgbt, battono dunque le scuole per strappare tracce di insicurezze (peraltro indispensabili a quell’età), e far partire le implacabili procedure di cambiamento di sesso». Ma come illustra il “caso Svezia” questa irrefrenabile – finora – spinta al cambiamento per poter divenire sempre di più padroni del proprio destino sta lasciando spazio a non pochi dubbi: «il boom di richieste di cambiamento di sesso era soprattutto un prodotto culturale […] medici e psichiatri si sono accorti dell’impennata di disturbi gravi e non facilmente trattabili, prodotti da questi improvvidi cambiamenti di sesso in corpi e personalità in formazione». Il cristianesimo – o meglio, la tradizione giudaico-cristiana – ha insegnato che non si può essere tutto ad ogni costo: se il mondo scandinavo-anglosassone sembra stia, tardivamente, accorgendosene questo non è scontato per nulla nel nostro Paese e negli altri Stati europei che fanno a gara a inseguirsi sulla “dottrina dei diritti” senza spesso soffermarsi su rischi, contenuti e derive.

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