Cameron Blake/ “Censor The Silence”: canzoni dal silenzio di un monastero

- Mauro Eufrosini

Un breve periodo trascorso in un monastero trappista per elaborare un lutto trasformato in canzoni debordanti

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Cameron Blake

Nasce nel silenzio, il nuovo album di Cameron Blake, visionario autore di canzoni che travalicano i confini di genere, anche quelli più arditi. Dal silenzio del monastero trappista The Abbey of Gethsemani, in Kentucky, dove negli anni Quaranta visse e divenne monaco Thomas Merton e nel quale Blake si è rifugiato lo scorso anno per una breve, intensa, residenza per sublimare un doloroso lutto famigliare.

E nasce con l’intento di rompere quel silenzio imposto dal dolore, di censurarlo (Censor The Silence), ad esso opponendo uno stream poetico ed una tempesta sonora entrambi incalzanti, tesi e passionali, una galleria musicale espressionista che, anche nei momenti di quiete, vibra di emozioni forti che non ammettono oblii consolatori. Sono temi scuri, lo ammette lo stesso Blake, ma questa musica contiene ed esprime una forza vitale, una resilienza impetuosa che si nutre, per usare le parole dell’autore, di groove profondi, riff di chitarra angolari, armonie vocali penetranti e polifoniche. 

Sì, è un disco ricco, Censor The Silence. Una ricchezza letteraria, uno sguardo, quello di Blake, che cerca le proprie risposte dentro e fuori la dimensione personale, alimentandosi di voci nuove, come quelle di Greta Thundberg ed Emma Gonzales, studentessa di una high school di Parkland, Florida, teatro di una strage, ma anche reinventandone di antiche, vestendosi dei panni di Francisco Goya, o, forse più appropriatamente, rivestendo l’artista dei propri, nella rielaborazione in canzone di tre dipinti. O ancora, riattualizzando Henny Penny, filastrocca ma anche racconto popolare sulla fine del mondo, e mettendo in musica una poesia visuale, esplicitamente ispirata alla trasgressione sintattica di e.e.cummings. 

Ma anche, e soprattutto, Censor The Silence è un album musicalmente ricco, inaspettato, lucidamente avventuroso. Il band album di Cameron Blake, chiosa di una trilogia avviata cinque anni fa con Alone On The World Stage, solista e crepuscolare, e proseguita due anni dopo con lo stupefacente Fear Not, dal respiro orchestrale. E che ne sia la chiosa, ed insieme un nuovo inizio, lo rappresenta plasticamente una canzone, Kabuki Theatre, pubblicata per la prima volta cinque anni fa per sola voce e piano, che qui trova la sua compiuta esplosione, nella furia compressa di tempi dispari e strappi di chitarra, in un crescendo catartico e magnifico.

Censor The Silence riduce lo spettro strumentale al classico quartetto rock, aumentato da un un altro quartetto di voci soul, ma ne amplifica la libertà di scrittura e di arrangiamenti, spingendo ogni canzone oltre i limiti formali della composizione originaria. 

Non solo riff di chitarra angolari, per dirla con Blake, ma assoli misurati e inaspettati, repentini cambi di tempo e di dinamiche, ed un canto che diviene narrazione, nella varietà dei registri espressivi di Blake. Una costante tensione elettrica attraversa tutte le dieci canzoni di Censor The Silence, senza mai interrompersi anche quando le curve dinamiche sembrano addolcirsi nella contemplazione di un amore. Perché Blake canta anche dell’amore, quello per la moglie Gillian nella canzone che porta proprio il suo nome, un abbraccio melodico che è come un ritorno a casa, ed ancora in Honey Can You Step Out Of The Rain, dove la riconciliazione diviene il rinnovo di una promessa di eternità, accarezzata da una voce fragile che prende coraggio dalle spazzole del batterista e dal riserbo discreto di una chitarra jazz. 

Sono questi i momenti, in fondo, più rassicuranti dell’album, che corre impetuoso, con felice ispirazione e profondità espressiva, attraverso indie rock, blues & gospel, jazz e vaudeville, canzone d’autore. Una ricchezza espressiva che trascende in una dimensione teatrale, una drammaturgia musicale potente e serrata, come in Only Goya, piece in sei minuti tempestosa e toccante, in How Dare You, interiorizzazione sghemba e furiosa, in musica e versi, del coraggio di Greta Thundberg nel suo intervento alle Nazioni Unite, impeto che sfocia nella dolorosa tenerezza di Chemical War Child, per le vittime della guerra in Siria, la stessa grazia consolatoria che accarezza le vittime della high school di Parkland, in Six Minutes Twenty Seconds.

A tutt’oggi Cameron Blake è un segreto ben custodito. Il 30 ottobre Censor The Silence sarà liberato e basterà un clic per portarlo con noi. Un clic per l’album dell’anno. Un buon affare.

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