Canon Cina, se non sorridi non entri/ Il “riconoscimento di sorriso” fa discutere

- Davide Giancristofaro Alberti

Il curioso riconoscimento di sorriso installato alla Canon in Cina: se non sorridi non può aver accesso agli uffici, ed è polemica…

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Sta facendo discutere “l’escamotage” messo in atto dalla Canon Information Technology, sussidiaria del celebre marchio giapponese di macchine fotografe professionali, che ha deciso di “obbligare” i propri dipendenti a sorridere per poter accedere al luogo di lavoro. Come riferisce il Corriere della Sera, nella sede dell’azienda è stato installato un circuito di telecamere basato sull’intelligenza artificiale che permette di riconoscere il sorriso: “chi non dà l’impressione di essere sempre felice e contento – sottolinea il quotidiano meneghino – non ha libertà di movimento tra le stanze del quartier generale”.

Il sistema è stato lanciato dalla Canon ad ottobre 2020 con l’obiettivo di riportare l’allegria sul lavoro nell’immediato post-covid: un’idea nobile ma che di fatto è divenuta una costrizione visto che in azienda tutti devono sorridere, sia se si è realmente felici, sia se si è reduci da un litigio con il proprio capo, o si sta vivendo un periodo spiacevole per qualsiasi motivo personale. “Ciò che conta è l’apparenza – scrive ancora il Corriere – pena la mancata apertura delle porte”.

CANON IN CINA, IL RICONOSCIMENTO DI SORRISO IN STILE GRANDE FRATELLO DI ORWELL

Una vicenda che comunque per certi versi non stupisce visto l’esagerato uso che si sta facendo in Cina della tecnologia, con l’obiettivo di controllare 24 ore su 24 la popolazione, una sorta di Grande Fratello come immaginato da Orwell nel libro cult “1984”. Stando a quanto denuncia il Financial Times, non è raro che le aziende monitorino costantemente i propri dipendenti, scrutando nei computer degli stessi per quantificarne la produttività, ma anche misurando le pause pranzo, e tracciando i movimenti all’esterno dell’ufficio con app di geolocalizzazione.

«I lavoratori oggi non vengono sostituiti dagli algoritmi e dall’intelligenza artificiale – le parole di Nick Srnicek, docente di Digital Economy al King’s College di Londra – al contrario, la loro gestione viene in qualche modo accresciuta da queste tecnologie. Proprio le tecnologie stanno aumentando il ritmo delle persone che lavorano con le macchine anziché rallentarlo, proprio come accaduto durante la rivoluzione industriale nel diciottesimo secolo».

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