CANZONI PER L’AUTUNNO/ 2. Genesis, lo stupore dei ricordi

- Alessandro Berni

Torniamo sulla canzone Evidence of Autumn dei Genesis rivista con un’altra analisi

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Autunno (Pixabay)

Lo sfondo potrebbe essere quello di un pomeriggio inoltrato del primo autunno della campagna inglese o di un particolare angolo remoto di una qualsiasi metropoli, coesistenza di paradiso personale con il caos urbano situato a pochi metri di distanza.  Il protagonista si aggira senza sosta per strade secondarie eludendo metodicamente il flusso dell’andirivieni tra locali, bar e ritrovi, quando viene sorpreso dal rintocco ripetuto di una campana che segna le quattro.  Il senso di pace e attesa trasmesso da quel suono, schiude in maniera imprevista una serie di immagini custodite nella memoria che tornano nitidamente in primo piano.

La ragazza di tutte quelle canzoni che rendeva tutto magnifico

Entrò come un angelo nella tua vita solitaria,

riempiendo il tuo mondo di luce, e tutti dicevano “come sei fortunato”

L’autore ha un legame matrimoniale che resiste da anni, ma quel suono riporta la sua mente con stupore e nostalgia, a tempo, spazio e retroscena di un incontro straordinario quando la vita sembrava andare in tutt’altra direzione, certo non quella di chi potesse essere oggetto di attenzioni dell’altro sesso.  Ma allora era accaduto qualcosa di veramente insolito.

Le tende si aprono rivelando uno scenario campestre, rivestito di verde e marrone

Evidenza d’autunno e una pioggia recente su un vicolo tortuoso, una strada secondaria
Su quella strada sta passeggiando una certa ragazza,

La sola al mondo in grado di farti muovere e voltare lo sguardo
Quando tutto sembra già stato detto e fatto

Evidence of Autumn – musica e testo scaturiti dal talento visionario di Tony Banks – è quello che si dice uno di quei rari eppure non infrequenti colpi di genio relegati in una b-side di un 45 giri, come nella musica di un tempo era dato accadere.  Non trova spazio nella tracklist finale di “Duke” – da più parti ritenuto l’ultimo grande album della band per qualità e multiformità del materiale esibito – ma negli anni diventa un pezzo straordinario di repertorio che si guadagna spazio e stima tra addetti ai lavori e appassionati.  In primis nella tracklist delle outtakes in studio dello smagliante album “Three Sides Live” del 1982, poi nel bonus disc di rarità del box 1976-1982.

In un vestito da grande ballata a tinte art-rock e sublimi caos armonici , Tony Banks rievoca il rintocco delle quattro di quel lontano pomeriggio nel timbro denso e alterato del Piano Yamaha, appoggiato dalle geometrie corpose del basso di Rutherford e da un Collins che scandisce il ritmo con dolce crudeltà, marcando il tutto con una voce ora intima ora passionale.

Ma anche se è stato tanti anni fa e il dolore è alleviato
Qualcosa ancora rimane, per quanto a stento ricordi il suo volto e la sua forma
Il suo ricordo resiste, lei rendeva tutto magnifico

La cifra affettiva si definisce nella memoria tenera e sbalordita di una corrispondenza incredibile che si nutre di una inviolata energia retrospettiva.  Un terreno in cui si innesca un affascinante gioco di rimandi con l’omologa e non meno straordinaria ballad Heathaze inclusa in “Duke”, che ne rappresenta il presagio estivo.  In un vortice di chiaroscuri, incisi euforici e vibranti cortocircuiti Banks si fa interprete di segni misteriosi e a tratti metafisici, in una delle sue svariate emissioni di musica totale.   

       

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