CAOS BEIRUT/ Piazzi (Onu): tutti aiutino il Libano o salta il Medio oriente

- int. Sergio Piazzi

Non servono solo gli aiuti essenziali: una comunanza di interessi degli attori regionali, altrimenti tutto il Medio oriente è a rischio

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Beirut. Il luogo dell'esplosione visto dal drone (LaPresse)

L’esplosione avvenuta ieri a Beirut, in Libano, è stata una vera catastrofe. Sono saltate in aria 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio stoccate in un magazzino del porto, che hanno “distrutto la città”, nelle parole del governatore della capitale libanese. Non è un’esagerazione: Beirut, che ha 1,2 milioni di abitanti su un totale di 7 del Libano, conta 300mila sfollati. Inoltre, il paese è investito da un anno, con una piccola pausa durante il lockdown per il Covid, da proteste contro il governo di Hassan Diab, sostenuto dai due principali partiti sciiti.

E così piove sul bagnato. Il Libano ha il tasso di disoccupazione al 35%, quello di povertà al 45%, deficit e inflazione a due cifre. Le finanze pubbliche sono in seria difficoltà dopo il default del marzo di quest’anno e il paese ha attualmente un rapporto debito/Pil del 150%. Abbiamo parlato di come deve reagire il Libano e come il mondo può aiutarlo a risollevarsi da questa catastrofe con l’ambasciatore Onu e segretario generale dell’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo Sergio Piazzi. “Serve subito una scaletta delle priorità. Anche perché il Libano, oltre ad avere una situazione sociale difficile, ospita anche 400mila profughi palestinesi”.

Oltre 100 morti, metà della capitale invasa dai detriti. Come si reagisce a un simile disastro?

Le parlo secondo la mia esperienza alle Nazioni Unite, dove ero a capo dell’ufficio per le calamità. Bisogna da un lato assistere chi ha bisogno, i feriti e chi ha perso la casa, e occuparsi degli ospedali. Serve mettere in sicurezza gli edifici, in particolare le parti in vetro pericolanti che sono micidiali per la popolazione. Poi bisogna occuparsi dell’assistenza alla cittadinanza, partendo da donne e bambini. Dopo, nel medio termine, bisognerà ricostruire Beirut.

Le instabilità geopolitiche dell’area renderanno la cosa più difficile?

Potrebbero, mi auguro ci sia una comunanza di interessi degli attori regionali. Ma al momento manca ancora un accordo di pace tra Libano e Israele, e i caschi blu Onu si frappongono, nel sud del paese, tra le milizie di Hezbollah e l’esercito israeliano. Questa situazione andrebbe risolta globalmente, insieme alla questione palestinese e alla Siria, per arrivare a un quadro politico propizio alla pace regionale, che porti a una ripresa delle relazioni diplomatiche ed economiche. Anche perché il Libano ha anche altri problemi.

Ce ne parli.

Alla difficile situazione politica ed economica si aggiunge il fatto che, qualche anno fa, in poche settimane, 400mila palestinesi hanno passato il confine dalla Siria al Libano per ricevere asilo. Un numero di profughi drammatico da gestire per un paese così piccolo.

Gli aiuti finanziari saranno importanti, il Libano ne ha bisogno vitale. Cosa deve fare il resto del mondo?

La comunità internazionale dovrebbe stanziare fondi a titolo gratuito. Abbiamo visto come la Banca centrale del Libano, per tanto tempo, tramite il sistema finanziario libanese, ha assicurato la stabilità economica della regione.

E voi, come Assemblea Parlamentare del Mediterraneo, come potete aiutare?

Sono in contatto col presidente del Parlamento libanese per dirgli che la nostra organizzazione è pronta ad aiutare a smobilizzare le risorse necessarie al Libano in questa fase. Saremo un canale di comunicazione privilegiato tra il Parlamento libanese e i suoi omologhi europei. Il Libano ha sempre tenuto all’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo, di cui è membro fondatore.

Le proteste in Libano continuavano da anni. Lei crede che il disastro le bloccherà?

Credo che per un periodo avremo un Libano più unito, anche perché sono state colpite tutte le etnie, non una soltanto.

Le proteste sono colpa dell’architettura istituzionale?

È sicuramente una costruzione ad hoc per quel paese, che risale agli anni 40. Ma il Libano, per il momento, deve vivere con quel sistema.

Qualche attore geopolitico può approfittarsi della situazione? La Turchia sembra molto impegnata a destabilizzare l’area.

Non credo, perché la Turchia non è sola, ci sono tanti attori nell’area che guardano a questa situazione con interesse. Dobbiamo stimolare la cooperazione internazionale dei paesi vicini al Medio Oriente cosicché le autorità libanesi possano avere più sponde possibili a livello internazionale, senza essere vincolate a singoli interlocutori. Come comunità internazionale, è nostro dovere aiutare il Libano. Anche perché la sua stabilità serve alla tenuta dell’intera regione.

(Lucio Valentini)

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