CAOS CENTRODESTRA/ Problemi e trappole del piano post-Berlusconi di Giovanni Toti

- Pierluigi Castagneto

Il risultato deludente di FI alle elezioni europee 2019 sembra dare più chances al progetto di Giovanni Toti. Che però ha davanti molte incognite

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Il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti (LaPresse)

Dopo il deludente risultato di Forza Italia alle elezioni europee 2019, lo scontro tra il governatore della Liguria Giovanni Toti e l’ufficio di presidenza degli Azzurri ha superato la soglia di sicurezza. Ieri da Bruxelles Silvio Berlusconi ha dichiarato che se il presidente della Liguria esce dal partito è sicuramente destinato a scomparire: “Le critiche di Toti? Tutti coloro che sono usciti da Forza Italia si sono condannati all’invisibilità”. A rincarare la dose da Roma le dichiarazioni di Renato Brunetta, che ha precisato come Giovanni Toti sia di fatto già fuori da Forza Italia avendo fatto “campagna elettorale per Fratelli d’Italia della Meloni”, mentre Maurizio Gasparri ha ironizzato sul fatto che non c’è traccia nel partito di un atto che attesti la sua nomina a consigliere politico.

Eppure il presidente della Liguria già da tempo continua a dichiarare che le sconfitte elettorali cominciano a essere numerose e che è necessario un cambio di passo. “Lanceremo una costituente che possa riunire in un’unica casa chi è di Forza Italia (…) e tutti quei movimenti e personalità che abbiamo perso per strada”. Toti non ha ancora rotto con il proprio retroterra politico, ma l’intenzione di mettere insieme “sindaci, governatori, consiglieri regionali, parlamentari” di tante Regioni italiane che sono usciti per varie ragioni da Forza Italia, sembra un progetto politico alternativo, pur ancora in fieri, ma già in elaborazione. 

In Liguria alcuni consiglieri danno per certa la nascita della nuova formazione politica per mettere insieme ad esempio gli ex del Nuovo Centrodestra (ora con la sigla di Lombardia e Liguria Popolare) che fu di Angelino Alfano e che ora vede in Maurizio Lupi il nuovo leader. A Genova si pensa anche ai Popolari per l’Italia di Mario Mauro, che in queste europee non sono andati oltre lo 0,3% dei consensi. Molto vicina a questo nuovo contenitore era data anche Giorgia Meloni, che però dopo il buon successo elettorale sembra lontana dall’abbandonare il simbolo della fiamma e pare sia intenzionata a giocare la partita, trovando accordi diretti con la Lega. Toti poi pensa ai forzisti siciliani di Musumeci e strizza l’occhio all’amico Alberto Cirio, appena eletto presidente del Piemonte. 

In effetti l’avanzata stellare del partito di Salvini ha messo ancor più in evidenza la crisi profonda che si è aperta nel centro moderato liberale e cattolico, che sinora si era riconosciuto in Berlusconi, ma che data l’attuale situazione sembra destinato lentamente a scomparire. Il governatore ligure oltre che alla critica al gruppo dirigente forzista, visto come autocratico, mosso solo dal tentativo di conservare le rendite di posizione, vede la possibilità che si apra uno spazio politico moderato che sappia “riprendere i valori del riformismo, del  liberalismo  e del popolarismo”. Una realtà politica “totalmente nuova, assolutamente democratica, un’apertura e un confronto delle idee ampio tra i soggetti che vogliono far parte del centrodestra, che oggi non hanno un casa precisa e quindi bisogna aprire al sistema delle primarie”. 

La strada tuttavia appare in salita, in quanto l’estrema fragilità del consenso elettorale che vede in pochi mesi far guadagnare o perdere decine di punti percentuali ha messo molti esponenti politici dell’ex centrodestra su posizioni di attesa aspettando di vedere dove va la corrente. 

Un ostacolo alla costituzione di un nuovo soggetto politico sono anche le elezioni regionali, che in Liguria si terranno nel 2020. Non è detto che il prossimo anno la Lega non voglia esprimere anche il candidato presidente della Liguria e quindi lasciare con il cerino in mano l’ex delfino di Berlusconi. Oppure, in un diverso scenario, Toti governatore si troverebbe a dover gestire una giunta infarcita di leghisti, che gli lascerebbero solo piccoli spazi di manovra, soffocando di fatto sul nascere il nuovo corso politico del fondatore di questo nuovo partito. 

Il tempo a disposizione sembra ancora tanto, ma l’elaborazione di un pensiero politico chiaro, fondato e facilmente comprensibile dagli elettori richiede invece tempi di sedimentazione più lunghi, che Giovanni Toti potrebbe non avere. La politica tuttavia si fa anche a piccoli passi, per cui aspettiamo la convocazione di questa nuova costituente del centrodestra, prevista a Roma o a Milano all’inizio del prossimo luglio.  

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