CAOS FI/ Il no al Mes di Berlusconi fa tremare le teste di Brunetta e Gelmini

- Vincenzo Paolo Cappa

Il repentino cambio di linea di Berlusconi, dal sì al no al Mes, sarebbe stato causato da un aut-aut di Salvini. Nel mirino Brunetta e Gelmini

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Mariastella Gelmini e Renato Brunetta (LaPresse)

I bene informati dicono che le capigruppo Gelmini e Bernini hanno appreso dalle agenzie di stampa l’ennesima giravolta del Cavaliere, stavolta sul Mes, con l’annuncio del voto contrario di FI dopo l’ultimatum di Salvini (“o votate come la Lega o siete fuori della coalizione”).

“Con le buone maniere si ottiene tutto” ridacchia il giovane Crippa, vicesegretario della Lega e vicinissimo al cuore di Salvini. “Noi siamo giovani, tutto questo timore reverenziale per Berlusconi non lo abbiamo” ragiona ad alta voce il vice di Salvini. “Per carità, ha fatto la storia, ma adesso i voti si prendono con la credibilità, e tirarci dietro una Forza Italia centrista ed ambigua non è proprio un affare per il centrodestra”.

Di qui la Caporetto di Berlusconi: dopo aver strombazzato il sì al Mes a reti unificate per mesi, ora voterà no, e si è dovuto piegare ad annunciarlo un quarto d’ora dopo un ultimatum lanciato da Salvini nientemeno che da un mercato rionale romano.

Alle solite si è detto che la regia è stata della potente Licia Ronzulli, segretaria onnipresente del Cavaliere, ma la verità è diversa: i bene informati dicono che stavolta la Ronzulli c’entra poco, sarebbe stato Salvini stesso a cercare Berlusconi dopo che iniziavano a uscire le reazioni del duo Brunetta-Gelmini al suo ultimatum.

In realtà sarebbero proprio la capogruppo e il suo predecessore nelle mire salviniane: non li vuole tra i piedi nella legislatura di governo. Ne ha chiesto la testa, senza giri di parole. Il povero Silvione ha fatto di tutto per calmare l’alleato, e ha pensato che cedere sul Mes fosse il prezzo minore da pagare. E quando la Gelmini lo ha chiamato lamentando di non essere stata coinvolta, Berlusconi l’ha quasi assalita: “ma se ho dovuto cedere proprio per difendere te, Salvini mi ha chiesto di sostituirti immediatamente da capogruppo!”.

La vulgata leghista racconta invece di un Cavaliere molto morbido sulle richieste salviniane: avrebbe abbozzato, mezzo promesso un rinnovamento di Forza Italia e quindi anche gli avvicendamenti chiesti da Matteo.

Intanto il gruppo forzista è tutto un ribollire di minacce, messaggi, stoccate. “Io mi sono sottratta da questa mattanza” sorride beffarda Laura Ravetto, fresca di approdo alla Lega “ma prevedo che di FI Berlusconi ne troverà quattro se non mette mano alla conduzione dei gruppi”. Già, i gruppi: a Salvini piace la presidente dei senatori, Annamaria Bernini, assai meno la collega della Camera: troppo lombarda, troppo calata sul territorio, troppo poco leghista, quasi democristiana.

È il centrodestra formato Salvini: il capitano vuole a sua immagine e somiglianza non solo la Lega, ma tutti i partiti alleati.



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