CAOS HONG KONG/ Fine del modello “un paese due sistemi”: alto rischio per Pechino

- int. Francesco Sisci

La Cina sta per approvare una legge che porterebbe la fine della democrazia ad Hong Kong. Lo scenario

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Protesta a Hong Kong (LaPresse)

Sta per arrivare a conclusione il patto, firmato da cinesi e inglesi nel 1997, che ha retto fino ad oggi le relazioni fra Hong Kong e Pechino. Un patto unico al mondo che ha permesso alla città di mantenere un sistema democratico all’interno  di un regime dittatoriale di un miliardo e mezzo di persone. I segni dello scricchiolio in corso sono stati evidenti fino a poco prima dell’esplosione del coronavirus, con manifestazioni e pesanti incidenti, per la paura degli abitanti di Hong Kong che il loro sistema venisse abrogato. Adesso questa paura si fa più concreta. La prossima settimana infatti verrà approvata (e sembra non ci siano dubbi, visto che in Cina non esiste alcun concetto di democrazia parlamentare) una nuova legge annunciata in queste ore sulla sicurezza contro secessione, eversione, terrorismo, interferenze straniere. In sostanza, per Hong Kong una stretta sulla libertà di espressione e di manifestazione operata dalla Cina per frenare le spinte indipendentiste della regione. Un cambiamento epocale che però, come ci ha detto Francesco Sisci, sinologo, giornalista, già corrispondente dalla Cina per Il Sole 24 Ore e La Stampa, rischia di mettere la Cina in un angolo: “In qualunque modo si risolva la questione, Pechino avrà perso e rischia una figura gravissima a livello internazionale”.

In cosa consiste la legge che verrà votata la prossima settimana?

Si tratta di una modifica della Basic Law, la legge che regge i rapporti fra i due contesti dal 1997. Darà più poteri alle autorità di Pechino per reprimere proteste che Pechino stessa dice essere divisive. È un modo perché Pechino abbia più potere per il controllo della città, visto quanto successo negli ultimi mesi.

Cade così il sistema “un Paese, due sistemi” che ha retto fino a oggi i rapporti?

Esatto, questa legge di fatto va contro quel principio, erode l’accordo siglato con gli inglesi. Erodendo questo accordo che garantiva di lasciarla così come è fino al 2047, erode anche la credibilità di Pechino in un momento cruciale delle sue relazioni.

Perché?

Pechino è di fronte a una scelta difficile. Se non fa niente, con la fine dell’emergenza Covid la città tornerà a esplodere rischiando di contagiare il resto della Cina. Il problema è che Pechino si trova in un angolo: qualunque scelta è sbagliata. Sia che lasci maggiori libertà a Hong Kong, sia che aumenti la pressione la sua credibilità globale si indebolisce. Il punto vero è che Pechino non riesce a fare un salto di qualità per affrontare il problema di fondo del controllo del territorio.

È questa la vera questione che fa protestare gli abitanti di Hong Kong?

Sì. La gente di Hong Kong non si fida della gestione del territorio da parte di Pechino. Questo può essere anche dovuto a potenze straniere che soffiano sul fuoco, ma l’origine del fuoco è la cattiva gestione di Pechino del territorio.

C’è chi dice che davanti ai problemi economici che la Cina si trova ad affrontare a causa del coronavirus, questa legge sia una sorta di diversivo.

No, direi di no. Questa legge aggrava i problemi di Pechino. Se fosse un diversivo, il governo cinese avrebbe dovuto trascurare la questione, perché dimostra che Pechino non mantiene le sue promesse. C’è un ulteriore problema: Hong Kong è una piazza finanziaria estremamente importante per l’economia cinese. Minando la credibilità di questa piazza si indebolisce la capacità della Cina di intervenire nella piazza globale.

Donald Trump ha mandato un chiaro messaggio alla Cina e questo era prevedibile. Meno prevedibile che il candidato democratico Joe Biden abbia addirittura detto che “l’America dovrebbe incitare il resto del mondo a condannare la Cina”. Sta facendo campagna elettorale?

No, la Cina è l’unico elemento che unisce democratici e repubblicani. Due giorni fa per l’inaugurazione del mandato del presidente di Taiwan è arrivato un messaggio di Pompeo ma anche uno di Biden. La politica anticinese è l’unica cosa su cui tutti gli americani sono uniti.

Che previsione si sente di fare se la legge, come sicuramente accadrà, sarà approvata?

Bisognerà vedere come reagisce la gente di Hong Kong. Se sfideranno Pechino, allora Pechino interverrà con forza. Se viceversa la gente avrà paura potrebbero calmarsi le acque. Difficile prevederlo. Se la Cina applicherà la legge, la gente li sfiderà. Sarà un bel disastro e un massacro politico per la Cina a livello globale.

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