CAOS ISRAELE/ “La destra nazionalista provoca i palestinesi per condizionare Bennett”

- int. Filippo Landi

Razzi dalla Striscia di Gaza e raid di Israele: tra israeliani e palestinesi sale pericolosamente la tensione, in una crisi che sta coinvolgendo anche Giordania ed Emirati

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Gerusalemme, incidenti sulla Spianata delle Moschee (LaPresse)

Dopo più di un mese di incidenti sanguinosi che hanno provocato vittime tra i palestinesi e anche tra gli israeliani, nelle ultime ore è tornata pericolosamente a salire la tensione: prima un lancio di razzi dalla Striscia di Gaza, poi in risposta i raid di Israele. A tutto questo si aggiungono le proteste ufficiali di Giordania ed Emirati Arabi Uniti al governo israeliano, perché non sta mantenendo lo status quo che vige da secoli nella Spianata delle moschee con continue provocazioni e occupazioni da parte di ebrei ultranazionalisti.

È un quadro critico, ci ha detto in questa intervista Filippo Landigià corrispondente Rai da Gerusalemme, “che riporta a quella provocazione dell’allora capo dell’opposizione israeliana, Ariel Sharon, quando nel 2000 attraversò a piedi la Spianata, tradizionalmente controllata dai palestinesi, accompagnato da una scorta armata. Fu l’evento che fece esplodere la seconda tragica Intifada”.

Nelle ultime quattro settimane di scontri fra palestinesi e israeliani si sono registrate almeno 36 vittime, tra cui una donna palestinese disarmata e cinque cittadini israeliani. Adesso è cominciato il lancio di razzi dalla Striscia di Gaza e Israele ha risposto con alcuni raid. Cosa sta succedendo realmente?

Siamo in uno di quei conflitti che si definisce a bassa tensione. Incidenti e uccisioni proseguono da mesi, tanto è vero che un deputato arabo al Parlamento israeliano ha dichiarato che le cinque vittime israeliane si affiancano ai 51 morti palestinesi dall’inizio dell’anno.

Tutto sembra essere cominciato in seguito a una manifestazione di ebrei ultranazionalisti nel quartiere musulmano di Gerusalemme, è così?

Quello che sta accadendo di nuovo negli ultimi giorni, e di molto pericoloso, riguarda la Spianata delle moschee. In questo periodo, in cui è in corso il Ramadan e c’è l’approssimarsi della Pasqua ebraica, le organizzazioni di destra israeliane sono salite in massa sulla Spianata. Oltre 1.500 coloni israeliani si sono recati con la scorta della polizia alle moschee. Non solo: c’è anche stata una marcia con centinaia di bandiere israeliane all’interno del quartiere musulmano.

Una provocazione voluta contro la minoranza islamica?

Sì, è come se nel corso della Quaresima a San Pietro arrivassero in massa migliaia di non cristiani.

Perché il sindaco di Gerusalemme e il governo lo hanno consentito?

La risposta credo sia politica. Il governo Bennett è in crisi da quando l’unico deputato che permetteva una maggioranza di 61 contro 60 è passato all’opposizione. Ci sono trattative in corso per una nuova maggioranza o per la formazione di un governo di unità nazionale. Queste trattative sono legate all’atteggiamento che assumerà la destra ultranazionalista. Di fatto, la destra sta dettando le condizioni.

Ci sono state anche sparatorie rivendicate dall’Isis. Sono un elemento di novità?

Tutte le rivendicazioni degli attentati lasciano il tempo che trovano. Quello che è certo è che nella regione della Cisgiordania oltre un mese fa le truppe speciali israeliane hanno ucciso tre militanti delle brigate di al Fatah. Senza andare lontano fino all’Isis, la tensione di oggi è figlia del tentativo dell’esercito di colpire le organizzazioni, non solo di Hamas, non solo della jihad, ma anche di al Fatah, presenti in Cisgiordania. Subito dopo è iniziata una catena di attentati in territorio israeliano.

Che previsioni si possono fare? Come potrebbe evolvere questo stato di tensione?

Le previsioni non sono buone, anche perché si è aperto un aspetto internazionale. Quello che sta accadendo a Gerusalemme ha provocato la reazione del governo della Giordania, che ha convocato i ministri degli Esteri arabi per sottolineare come il governo israeliano stia infrangendo lo status quo che da secoli esiste riguardo al centro religioso della città. Anche il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, che come sappiamo da tempo hanno aperto relazioni diplomatiche con Israele, ha affermato che vanno rispettate le prerogative della Giordania riguardo alla tutela di ciò che accade sulla Spianata.

(Paolo Vites)

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