CAOS LIBIA/ La guerra che la nuova missione Ue non può impedire

- Giuseppe Gagliano

Irene prende il posto di Sophia, ma ancora una volta l’Unione Europea non riesce a mettere insieme una missione che garantisca la sicurezza nel Mediterraneo e nel Nord Africa

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Angela Merkel (di spalle) parla con alcuni partecipanti alla Conferenza di Berlino del gennaio scorso (LaPresse)
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In conformità alla risoluzione numero 2292 del 2016 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite l’operazione Irene volta a imporre l’embargo delle armi in Libia prende avvio. Allo scopo di impedire o comunque limitare l’embargo delle armi in Libia la missione aereo-navale avrà non solo la possibilità di ispezionare le navi in alto mare, ma di monitorare e raccogliere informazioni sulle esportazioni illecite dalla Libia di petrolio e in particolare di disarticolare le reti di contrabbando e traffico di esseri umani. La missione Irene sarà coordinata dall’ammiraglio Fabio Agostini e dovrebbe durare fino al 31 marzo 2021. Fino a qui i fatti di cronaca. Passiamo adesso a una valutazione sulle reali possibilità che la missione Irene avrà in Libia.

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In primo luogo è difficile non sottolineare come quest’operazione costituisca una sorta di riedizione dell’operazione Sophia, che fu posta in essere nel 2015 e che dopo cinque anni è risultata essere un fallimento. In secondo luogo, la missione Irene, non facendo respingimenti di clandestini, di fatto non sarà in grado di attuare un controllo capillare delle coste libiche e in modo particolare di quelle della Tripolitania, dove si concentrano il maggior numero di immigrati clandestini. In terzo luogo l’embargo di armi può essere agevolmente aggirato, dal momento che la gran parte di queste arriva per via terrestre o per via aerea. Ciò significa che la missione Irene dovrebbe porre in essere un conflitto navale con quei paesi – come la Turchia – che sostengono il progetto politico e militare di Haftar. Uno scenario questo francamente irreale.

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In definitiva questa missione ha un valore puramente simbolico e non di reale deterrenza militare, poiché serve a dimostrare alla comunità internazionale la coesione dei paesi dell’Unione Europea di fronte alla questione libica. Nella realtà la complessa e articolata dinamica conflittuale presente sullo scacchiere libico non sarà in alcun modo modificata da quest’operazione. A tale proposito sia sufficiente fare riferimento ad alcune operazioni militari in corso in questi ultimi giorni: l’abbattimento di un drone degli Emirati Arabi Uniti presso al-Al gel, i raid aerei da parte delle forze tripoline contro l’infrastruttura militare di al-Watiya controllata dalle forze armate di Haftar – infrastruttura situata a un centinaio di chilometri dalla capitale – o infine l’abbattimento da parte delle forze armate di Haftar di un drone turco a sud di Tripoli.

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