CAOS M5S/ “Restano solo le ambizioni di Di Maio e gli affari di Grillo”

- int. Nicola Biondo

Il M5s è destinato ad alimentare le ambizioni politiche di Di Maio: ciò che ne resta sarà la base del suo partito. Ecco il ruolo di Grillo

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Beppe Grillo e Luigi Di Maio (LaPresse)

Grillo non ha un’idea politica, ma solo un fiuto politico innegabile. La sua transizione ecologica è solo un modo, disperato, di rimanere attaccato al potere. E la consunzione di M5s, tra liti, assemblee rituali, espulsioni, fuoriusciti, è ciò che resta di una grande operazione di marketing politico. A dirlo è Nicola Biondo, giornalista e scrittore, già consulente per diverse procure, capo della comunicazione del M5s alla Camera tra il 2013 e il 2014.

Una svolta per ciò che resta di quell’esperienza è ancora possibile, ma non dentro il M5s.

Le espulsioni continuano: gli ultimi sono i deputati Romaniello, Ehm e Suriano. Chi le vuole con questo zelo, oltre a Crimi?

In M5s dicono di applicare le regole, ma la storia ci insegna che le regole si applicano per i rompiballe e si interpretano per gli amici. Pare che qualcuno voglia realizzare un principio che fu anche di Gianroberto Casaleggio.

Quale principio?

Meglio pochi ma buoni. Sembra questo il vero risultato del repentino ritorno di Grillo, che ha fatto mutare in poche ore l’atteggiamento di buona parte dei gruppi parlamentari verso il governo Draghi.

Chi comanda adesso dentro il Movimento?

Sembrerebbe tutti e nessuno. La realtà è che assistiamo a una serie di scontri che sono eminentemente una questione di potere. L’ho scritto sul Riformista il 20 gennaio: in piena crisi di governo, Di Maio disse ad alcuni parlamentari che stava pensando ad un progetto politico “esterno al Movimento 5 Stelle”.

Per cui?

Vuol dire che l’attuale Movimento non è altro che la futura base del partito di Luigi Di Maio. Sono convinto che questa lettura sia ancora valida.

E la fase travagliata cui stiamo assistendo?

È l’ennesima resa dei conti. Chiediamoci: perché Grillo ritorna con un ruolo politico fortissimo come mai prima?

Grillo, a differenza di Di Maio, un’idea politica sembra averla, quella di un partito verde. Che poi riesca a farlo, è un altro discorso.

Sono d’accordo, ma solo in parte.

Invece il programma di Di Maio qual è?

Solamente il suo potere.

Allora vuol dire che i due si ostacolano a vicenda?

Siamo davanti all’ennesima guerra interna. Grillo è sembrato per anni il padrone del Movimento, anche se era solo il portavoce del suo ghostwriter Gianroberto Casaleggio. Poi via via il suo ruolo è andato diminuendo con l’avvio del partito a misura di Di Maio e il suo interregno da capo politico. Tu dici che Grillo ha un’idea politica, io penso al contrario che Grillo abbia un fiuto politico innegabile, ma che dietro queste uscite si nasconda una ricerca di garanzie.

Che cosa significa? Quali garanzie?

Il suo vero obiettivo è stare attaccato al potere. L’idea del ministero della transizione ecologica è questo, nient’altro che la riverniciatura di un’idea vecchia. In queste operazioni Grillo è bravissimo.

Allora è per questo motivo che ha chiamato Conte.

Non credo che sia tutto oro quel che luccica. In questo momento hanno bisogno di una guida, ma l’importante non è la guida, è chi la indica. Chi designa la guida è il vero leader. Assistiamo alla vendetta di Grillo.

Non ti seguo.

La vendetta di Grillo si sta abbattendo sui “meravigliosi” ragazzi che dal 2014 in poi non facevano mistero di averlo sbattuto fuori. Possiamo fare a meno di Beppe Grillo, disse davanti a testimoni Alessandro Di Battista, ed era il 2015, quando ancora pensavano che Grillo fosse il capo. Io e Canestrari queste cose le abbiamo raccontate con frasi virgolettate (nel libro Supernova, ndr).

Adesso invece…

Adesso è la prima volta che Grillo si comporta da vero capo. Con uno scopo innanzitutto: evitare di essere tagliato fuori dal potere. Ha bisogno di garanzie per sé, per i suoi interessi e per quelli che rappresenta. Grillo non ha mai scritto nulla che non fosse un copione suggerito da altri e da altri interessi.

Un giudizio categorico.

Certo. A nome di chi parla Grillo quando si fa paladino della banda larga? Grillo ha sempre avuto degli autori. Negli anni 90 uno è stato Michele Serra. Poi è toccato a Gianroberto Casaleggio.

Allora non è difficile immaginare chi sono i suggeritori della rivoluzione verde.

Diciamo pure di sì. Perché da una parte è vernice fresca su ferro vecchio, dall’altra non va dimenticato che una parte sostanziosa dei soldi che arriveranno dall’Europa riguarda proprio la green economy, e dove ci sono soldi ci sono legittimi interessi. Non deve sorprendere che Grillo canti questa canzone.

Che cosa intendi?

Quanto ai soldi, Grillo è un politico – perché questo è – che si faceva pagare 10mila euro a redazionale da un imprenditore privato (Onorato Armatori, ndr) beneficiario di concessioni dello Stato. Quanto al copione, non mi sorprenderei che tra i portatori di legittimi interessi che si muovono intorno al Green New Deal ci siano amici o finanziatori di Beppe Grillo.

Com’è cambiata la parte di Davide Casaleggio in questa storia?

M5s è basato su un’associazione rifondata nel 2017 da Luigi Di Maio e Davide Casaleggio e il simbolo viene utilizzato in comodato d’uso. Al centro di questa vicenda politica non ci sono idee o ideali, ma questioni proprietarie e di marketing.

Resta una grande incognita: che il giocattolo non serva neppure ai suoi manovratori perché finisce di rompersi del tutto. C’è questa possibilità?

Il mondo è cambiato in modo rapidissimo. Bisogna chiedersi che il M5s ha gli strumenti per seguire il mondo nel suo cambiamento, oppure se è destinato, e lo dico con il massimo rispetto delle persone che vi sono impegnate, alla spazzatura della storia.

Una previsione?

Non faccio previsioni. Mi limito a ripetere quello che disse Di Maio e che ho già citato. Il brand M5s è ormai fallito, è una bad company e Luigi lo sa benissimo. È troppo giovane per abbandonare la politica dopo la carriera fulminante che ha fatto.

Gli espulsi o i fuoriusciti hanno un futuro politico?

Se questi ragazzi hanno intenzione di rifare un “M5s 2.0”, auguri e condoglianze. Se invece hanno in mente un passaggio politico e perché no, di palazzo, per tentare di comprendere e interpretare le ragioni di una crisi profonda, mondiale ma anche eminentemente italiana, ecco, se pensano di accostarsi al futuro con un pensiero e qualche domanda in più, varrà la pena di osservarli.

Resta il fatto che in Italia non c’è un partito verde.

La ritengono un’anomalia del nostro sistema politico? Facciano un partito verde. Però senza essere antimoderni, ma calandosi nella realtà del progresso grandioso e fragile in cui siamo immersi.

Le perplessità sul governo Draghi?

Posso anche capirle. Bisognerebbe però ammettere che Draghi è arrivato perché questa politica, una politica fatta troppo di caccia ai like al consenso, ha fallito. Se le nostre condizioni economiche pre-pandemia fossero state migliori, le vicende avrebbero forse preso un’altra direzione. Questo non riguarda solo Conte ma anche chi lo ha preceduto.

Stai criticando la comunicazione di Casalino?

Casalino era ciò che chiedeva quel tipo di accrocco parlamentare e politico. Come e più di lui, mi fanno altrettanta impressione quelli che si riempiono ancora la bocca di Gramsci e di parole come popolo, uguaglianza, sinistra e poi si sono fatti dettare l’agenda dal Movimento 5 Stelle. E non mi riferisco solo ai politici, ma anche a molti giornalisti.

(Federico Ferraù)

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