CAOS MIGRANTI/ Dove hanno sbagliato (con l’Ue) gli ultimi 4 governi

- Natale Forlani

Anche M5s e Pd stanno sbagliando nel voler chiedere all’Europa interventi che le istituzioni europee non possono assolutamente fare

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La nave Sea Watch 3, della Ong tedesca Sea Watch (LaPresse)

Sull’immigrazione è giusto parlare di ipotesi di intesa al plurale, perché ancora un’intesa non esiste. Semplicemente sono stati creati i presupposti per farne una, temporanea e su base volontaria, tra alcuni paesi europei – Francia, Germania, Portogallo, Lussemburgo, Malta e Italia – per redistribuire in tempi rapidi le quote di profughi che sbarcheranno sulle coste italiane e maltesi.

Le ipotesi riguardano esclusivamente la redistribuzione degli immigrati aventi diritto ai permessi di soggiorno per motivi di protezione internazionale, secondo due modalità alternative ancora da definire.

Una prima modalità prevede che tale riconoscimento avvenga entro breve tempo sui luoghi di sbarco preventivamente alla redistribuzione, cosa assai complicata, perché le procedure sono complesse e comunque soggette a legittimi ricorsi da parte dei richiedenti.

Una seconda, più realistica, prevede che la redistribuzione avvenga con meccanismi di compensazione, cioè redistribuendo quote di migranti che hanno precedentemente ricevuto tale riconoscimento nei paesi dove sono sbarcati, sino alla saturazione del numero dei nuovi ingressi.

In entrambi i casi i migranti per motivi economici, e che non hanno ottenuto il permesso di soggiorno, rimarranno in capo ai paesi di prima accoglienza, che dovranno farsi carico anche di attivare le espulsioni e i rimpatri.

Negli intenti dei promotori di questa intesa, la Ue dovrebbe prevedere interventi di sostegno finanziario e strumentale verso i paesi che aderiscono alla stessa e sanzioni per quelli che si rifiutano di collaborare.

La narrazione e la realtà – Se dovessimo dar retta alle reazioni entusiastiche degli esponenti della nuova maggioranza parlamentare, il governo giallo-rosso avrebbe realizzato un altro miracolo. In una settimana di lavoro e di relazioni si sarebbero conseguiti gli obiettivi mancati dal precedente ministro dell’Interno: la redistribuzione automatica dei migranti sbarcati e la creazione delle condizioni per la revisione dell’intesa di Dublino. Ma è davvero così?

Queste ipotesi circolavano da tempo e, in particolare, erano state oggetto di verifica in un recente incontro convocato da Macron, assenti le nostre rappresentanze politiche e con la sola presenza di tecnici italiani, perché l’incontro non era stato formalmente convocato dalle autorità della Ue.

In realtà, il dissenso verteva sulla condizione posta dai francesi e dai tedeschi di limitare la redistribuzione esclusivamente ai profughi riconosciuti. Una condizione affatto marginale, dato che statisticamente questi rappresentano una minoranza dei migranti storicamente sbarcati. Condizione confermata nelle ipotesi d’intesa che circolano.

Poste, dunque, le basi per il superamento di Dublino 3? Per niente. L’intesa va collocata nell’ambito delle cose possibili previste da Dublino 3, e cioè per le iniziative promosse su base volontaria tra paesi aderenti per regolare la circolazione degli immigrati in possesso di regolare permesso di soggiorno. Profughi compresi, e che già adesso potrebbero dopo 3 anni trasferirsi in altri paesi per motivi di lavoro o familiari alle condizioni previste dalle legislazioni dei paesi che dovrebbero accoglierli.

I meccanismi premiali per accompagnare le intese su base volontaria sono possibili tramite l’utilizzo dei fondi europei dedicati a queste politiche, ammesso che ci siano le risorse, al momento in gran parte già impegnate. Le sanzioni per quelli che non collaborano no. Perché la materia non è di diretta competenza delle autorità della Ue. E su questo si è già pronunciato chiaramente il Parlamento europeo.

Le prospettive – I quattro governi, l’attuale compreso, che si sono alternati nella guida del Paese hanno compiuto lo stesso errore: chiedere alla Ue interventi che le istituzioni europee non possono fare.

Nell’ottica delle cose da fare possibili su base volontaria, le nuove ipotesi di intesa possono essere viste come un passo in avanti.

Quanto ai flussi di migrazione irregolare verso l’Italia, caratterizzati da una rilevante quota di migranti economici, si rischia invece di produrre un messaggio sbagliato verso i paesi di origine e per gli organizzatori delle tratte.

Come ampiamente documentato dai nostri servizi di intelligence, l’Italia viene percepita come una sorta di “ventre molle” per gli ingressi in Europa. Del tutto evidente l’esigenza che vengano implementati, anche con il sostegno di risorse della Ue, gli accordi con i paesi di origine per il contrasto dei flussi irregolari e per sostenere lo sviluppo locale.

Il precedente governo ha commesso due gravi errori: non aver ulteriormente sviluppato le iniziative intraprese dal ministro Minniti con i paesi di origine e cercare di forzare le strategie europee cavalcando i paesi dell’Est Europa, palesemente ostili a qualsiasi ipotesi di collaborazione.

L’errore che sta riproponendo l’attuale governo è quello di riprendere una narrazione sbagliata sulla natura dei flussi migratori irregolari verso il nostro paese, adottando strategie di accoglienza basate sul presupposto, sbagliato, che il mercato del lavoro italiano manifesti un fabbisogno di nuovi migranti per svolgere mansioni a bassa qualificazione.

Errori che ripropongono il tema di fondo: le buone politiche per l’immigrazione non possono essere costruite su un immaginario ideale, o peggio sul calcolo politico, a prescindere da una corretta analisi dei fenomeni.

Ma questo è un messaggio che fatica a entrare nel dibattito politico sulla materia.

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