CAOS MIGRANTI/ Il caso Rackete tra bufale, suggestioni e realtà

- Marco Pugliese

Carola Rackete avrebbe violato l’ordine di non sbarcare in Italia forte una “copertura implicita” del governo tedesco? Due le letture possibili

Nave Sea Watch 3
La nave Ong Sea Watch 3 (LaPresse)

Da un paio di giorni rimbalza una notizia clamorosa sul caso Sea Watch 3, prontamente smentita da Open e Repubblica, ripresa e giudicata buona invece da La Verità e Il Giornale. Il nodo gordiano della polemica sarebbe questo: Carola Rackete avrebbe violato l’ordine di non sbarcare forte una “copertura implicita” del governo tedesco.

Una notizia che, se confermata, renderebbe imbarazzante la posizione della Germania nel contesto Ue e farebbe cadere il castello mediatico intorno al caso Sea Watch 3. Sarebbe grave che uno Stato, la Germania, spingesse o peggio ordinasse a una nave di una Ong tedesca battente bandiera olandese e capitanata da una cittadina tedesca, di compiere azioni ostili (superamento di un blocco e violazione di un divieto d’attracco) nei confronti di un altro paese membro dell’Unione.

Occorre però dire che una traduzione troppo letterale inganna. L’uso della parola “clandestino” è inadeguato, così come apparso su certe testate: in tedesco il termine utilizzato da Rackete indica “fuggiasco” nella traduzione letterale, che però in italiano è traducibile con “profugo”. L’enfasi di questa traduzione non ha aiutato a capire cosa esattamente intendesse dire Rackete alla Tv Zdf nell’intervista in questione. Oltre a ciò, mai è stato nominato Salvini e mai pronunciato, da Rackete, “presi ordini da Berlino per danneggiare l’Italia”.

Ma c’è un’altra questione da chiarire. Le critiche al governo tedesco da parte di Carola Rackete ci sono state. Sullo Spiegel Rackete ha accusato Berlino di non essersi mossa in maniera concreta ed adeguata sulla questione migranti. Oltre a ciò, sempre sullo Spiegel, la capitana di Sea Watch 3 ha ammesso quanto poco avesse fatto il suo governo nei suoi riguardi.

Vediamo la dichiarazione “pulita” della Rackete: “Quello che è interessante nel nostro caso è che, un giorno dopo che avevamo fatto il salvataggio, la città di Rottenburg si era dichiarata pronta a prendere i fuggiaschi. La città del Baden-Wuerttemberg era pronta anche a mandare un bus finanziato da donazioni ma l’operazione avrebbe dovuto ricevere un permesso”. E aggiunge: “il ministro dell’Interno tedesco (Horst Seehofer, ndr) insistette perché i migranti venissero registrati in Italia. Ciò vuol dire che una soluzione ci sarebbe potuta essere” (cfr. il minuto 5.19).

Senza speculazioni ed interpretazioni fantasiose, la soluzione “indotta”, “suggerita” o semplicemente “descritta” da Berlino era registrare i migranti in Italia come da regolamento di Dublino e poi attendere?

Le interpretazioni, al netto di qualsiasi speculazione sono due. 1) Carola Rackete viene scaricata dalla Germania, che evita imbarazzi con soluzioni ponte (il bus) e lascia all’Italia l’incombenza ed eventuali conseguenze, anche legali (questa la posizione ufficiale in quei giorni roventi). 2) Berlino “ordina implicitamente” uno sbarco con registrazione, nonostante una motovedetta schierata ed un diniego ufficiale, per poi creare il caso mediatico e politico.

In mezzo a tutto questo ci sono Carola Rackete e la sua nave che opta per lo sbarco nonostante il blocco e ne accetta le conseguenze, anche legali. Oltre a ciò, nessun tipo d’approccio tra governi, o se preferite Stati, per evitare tensioni ed interpretazioni postume.

In realtà il pasticcio inizia un minuto dopo l’attracco avventuroso. L’opinione pubblica italiana è divisa tra colpevolisti e innocentisti. All’interno del governo scoppia la polemica tra Difesa ed Interni, piovono dichiarazioni di uomini di mare (Gregorio De Falco, M5s, famoso per il caso Schettino) a favore ed altre, come quella autorevole (si veda il suo curriculum) del contrammiraglio Gregorio De Felice, fortemente critico.

Poi arrivano le dichiarazioni alla tv tedesca di Rackete e scoppia il finimondo mediatico.

È con tutta evidenza una bufala sostenere che esplicitamente Carola Rackete abbia ammesso di aver “ricevuto ordini” da Berlino, e collegare il tutto al vertice di Helsinki. Si può fare dietrologia spicciola, senza prove concrete; nondimeno una crepa nell’affaire Rackete si è aperta. Lo si comprende analizzando a livello Osint (Open source intelligence, ndr) l’informazione derivante dall’intervista. Un contatto tra Berlino e Sea Watch 3 c’è stato? Se confermato, in quali termini e modi? Nessuno in Italia se lo è chiesto, nemmeno chi da ore lavora a “smontare la bufala” che si fissa sulla traduzione e non sull’interpretazione anche del non detto, prima regola per carpire informazioni di un certo livello.

L’ Italia cosa può fare? Molti analisti, perfino in Germania, sono stupiti del  modus operandi con cui l’Italia ha affrontato il caso. Questo genere di speculazioni mediatiche nascono per un motivo preciso: non si possono avere riscontri immediati dalla Rackete, che è stata messa nelle condizioni di tornare in Germania poco tempo dopo i fatti, esponendo questi ultimi al rischio di speculazioni. In realtà, tralasciando la battaglia mediatica, sarebbe opportuno fugare ogni dubbio ascoltando (nelle sedi opportune) la diretta interessata. Oltre a ciò sarebbe auspicabile richiedere da parte italiana un chiarimento ufficiale sull’atteggiamento del governo tedesco in quelle ore: siamo fermi a posizioni molto vaghe e di facciata, che invece dovrebbero essere sostituite da resoconti dettagliati a disposizione del nostro governo, che, va ricordato, aveva negato l’accesso alla Sea Watch 3 impiegando anche un mezzo navale.

Questo approccio un po’ superficiale gioca tutto a favore delle dichiarazioni a metà, delle mezze smentite o delle allusioni (volute e non) da interpretare. La stessa Rackete risulta conscia di ciò, visto che la premessa all’intervista è stata “qualche partito politico potrebbe strumentalizzare”. Perché mettere le mani avanti nel momento in cui si racconta “in trasparenza” un salvataggio? Forse per paura che il tutto venga collegato alle dichiarazioni (tramite un post cancellato, che riportava un link) dell’ex capo dei servizi tedeschi (vicino alla destra si dice), esautorato lo scorso anno dalla Merkel (che sulla questione ha sempre e solo fatto dichiarazioni blande ma di stampo politico).

Il caso è abbastanza complesso – interessi industriali, esercito europeo, rapporti di forza tra economie nella Ue e molto altro – e così delicato che una semplice frase interpretabile a largo spettro ha scatenato una vera e propria rincorsa a smentire o rinforzare le ipotesi. Un po’ strano a rigor di logica, visto che si trattava di una semplice interpretazione di frasi autentiche registrate. Serva di lezione per la prossima volta.

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