CRISI PD-M5S E CENTRODESTRA/ I big si ritirano per paura dei comuni in dissesto?

- Gennaro da Varzi

Molti i no: Fico, Bertolaso, Albertini, Zingaretti. È difficile trovare candidati, da sinistra a destra. Uno spettro incombe su molti vincenti: le finanze cittadine

guido bertolaso
Guido Bertolaso (LaPresse)

E Fico dice no, e Bertolaso dice no, e Zingaretti fa un passo indietro, e Albertini tiene famiglia … ma insomma, è diventato così difficile il mestiere del sindaco? Beppe Sala non ha avuto timore, solo qualche giorno fa in una lettera al Corriere della Sera, a definirlo il mestiere “più bello del mondo”. Ma sembra rimasto l’unico a pensarlo.

Perché se c’è una cosa che accomuna in questi giorni centrodestra e centrosinistra è la quantità di rifiuti ricevuti da autorevoli candidati a concorrere per le prossime amministrative di ottobre. E questa volta – bisogna dirlo – poco hanno influito i sondaggi. E che sondaggi! Fico avrebbe vinto a Napoli al primo turno a mani basse, per non parlare di quelli della Ghisleri che hanno fatto vedere ad Albertini, di gran lunga l’unico in grado di battere Sala. Zingaretti avrebbe umiliato la Raggi e Calenda. Finanche Bertolaso se la sarebbe giocata fino alla fine.

Volendo tentare una spiegazione in grado di individuare il minimo comune denominatore di tanti inspiegabili rifiuti – occorre ripeterlo, raccolti a destra come a sinistra – quindi non può esserci la legittima preoccupazione di personalità di una certa fama di fare una brutta figura. In ogni caso il buon risultato era assicurato.

E allora? Allora bisogna dire che un fantasma aleggia sulla vita di tanti comuni italiani ed è quello del fallimento. I conti sono fuori controllo, la finanza locale non è più in grado di gestire l’ordinario, la fine della pandemia è vissuta come un incubo, perché si teme da un momento all’altro di non avere più i soldi per pagare gli stipendi ai dipendenti.

Ad aggiungere complicazioni a complicazioni, ci ha pensato una recente sentenza del Consiglio di Stato che ha vanificato i tentativi fatti in questi mesi di nascondere i debiti esorbitanti di migliaia di comuni attraverso un’ardita manovra finanziaria che consentiva di spalmarli il più a lungo possibile. Ora il parlamento ha poco più di un mese per correre ai ripari. In assenza di un provvedimento – e il contemporaneo esborso di diversi miliardi di euro – più di mille comuni dovranno portare i libri in tribunale, o più semplicemente dichiarare il dissesto finanziario con tutto quello che ne consegue, ma molti altri comuni dovranno ugualmente tagliare drasticamente servizi e personale.

È pertanto lecito pensare che la ragione più plausibile di tanti autorevoli rifiuti sia il fatto che i nostri comuni sono sull’orlo del disastro finanziario. Del resto – mettetevi nei loro panni – con quali quattrini realisticamente si può pensare di avviare quei progetti a cui un sindaco vorrebbe legare le sorti della propria amministrazione? Dove prendere i soldi per rimettere in sesto città che da anni non investono più nella manutenzione ordinaria, nei trasporti pubblici, nella scuola, nella viabilità cittadina, nel welfare e nell’assistenza?

Come se la caveranno e cosa inventeranno ora i partiti è difficile prevederlo. A Roma sappiamo che 5 Stelle e Pd marceranno divisi per poi eventualmente unirsi – dicono – al ballottaggio. Ma è tutto da vedere. Le cose dovrebbero andare allo stesso modo a Milano. A Napoli e a Torino si tenta ancora in queste ore di trovare un candidato unitario. Senza contare le città dove il Pd non rinuncia alle primarie, come Bologna, e dove quindi di alleanza con il Movimento non se ne parla nemmeno.

E il centrodestra? I veti sin qui messi dalla Meloni sui candidati proposti da Salvini (ha fatto cadere come birilli Bertolaso a Roma, Albertini a Milano e Maresca a Napoli) hanno fatto salire la tensione nella coalizione sino al punto di rottura. E non è affatto escluso che il centrodestra arrivi diviso alle amministrative di ottobre. Potrebbe succedere a Napoli, dove FdI vuole candidare ad ogni costo Rastrelli, e a Roma, dove la Meloni non rinuncia alla candidatura del suo pupillo Lollobrigida.

Un quadro disarmante. Che non lascia neanche intravedere quale sarà il livello del confronto nei prossimi mesi. Ma soprattutto che pesa sul destino di molte città italiane in uno dei momenti più difficili del nostro Paese da quando esiste. Eppure dalla Spagna è arrivato dopo il voto di Madrid un segnale abbastanza chiaro, l’elettorato sembra avere idee precise su come andrebbe gestita la situazione. Servirebbe un sussulto di orgoglio. Se non c’è generosità nel comportamento dei leader come possiamo poi chiederla alla gente comune?

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