CAOS VARIANTE COVID/ “È nella natura del virus, possiamo aspettarci di tutto”

- int. Roberto Rech

Il Covid continua a mutare e potrebbe anche trattarsi di focolai autoctoni. La speranza è che le varianti non peggiorino ulteriormente

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Terapia intensiva (LaPresse)

“La variante Covid può portare a una terza ondata della pandemia, presto avremo problemi seri in Italia” ha detto il professor Massimo Galli, primario di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano. La parola lockdown nazionale torna a far capolino, lo sostiene anche il consigliere scientifico del ministero della Salute, Walter Ricciardi. Ne abbiamo parlato con il professor Roberto Rech, Direttore responsabile emergenza urgenza intraospedaliera e terapia del dolore anche lui all’ospedale Luigi Sacco: “Purtroppo è così, queste varianti sono una caratteristica del Covid, quella di variare continuamente. Quella attualmente in corso, di origine inglese, ma potrebbero anche essere focolai autoctoni, causa una maggior gravità della malattia perché è più rapida, concede tempi più brevi dalla patologia alla malattia e quindi all’intervento”. E per quanto riguarda l’ospedale Sacco, “assistiamo a una stabilizzazione degli arrivi al pronto soccorso, degli ingressi in terapia intensiva e delle guarigioni, ma questa imprevedibilità del virus che cambia ci preoccupa molto”.

Il professor Galli, ma non solo lui, ha lanciato un chiaro allarme varianti. La situazione è così grave?

La situazione è grave a prescindere, perché la presenza di varianti genetiche del virus dà luogo a due ipotesi.

Quali?

Da un lato, il fatto stesso che sta variando lo rende capace di forte attitudine, appunto variante, ma questo lo sapevamo già che era possibile, in quanto è caratteristica propria di questo virus. Vuol dire che variare è qualcosa di insito proprio nella struttura del Covid. In realtà, potrebbe preludere a varianti ancora peggiori.

Ad esempio?

Che possa resistere alle terapie sanitarie e anche a quelle vaccinali, cosa che non si è ancora verificata, ma tendenzialmente potrebbe accadere, il che ci lascia perplessi e con l’attenzione al massimo.

L’altra possibilità a cui accennava?

Queste varianti sembrano essere particolarmente aggressive. Dall’inizio della patologia alla definizione della malattia i tempi si fanno più brevi, si accorciano, l’aggressività ha una escalation verso un aggravamento molto più veloce e pesante, dando quindi minor tempo di intervenire e definire il quadro clinico.

I casi registrati sono quelli della famosa variante inglese?

Sì, quasi tutti, c’è qualche accenno di variante brasiliana.

Il motivo è riconducibile a viaggi in quei paesi e a contatti tra le persone?

Secondo me sì, i pazienti che abbiamo qui al Sacco con variante brasiliana hanno fatto dei viaggi in Brasile. La variante inglese è più comune, ma va detto che come il virus è variato in Inghilterra può essere successo anche qui a casa nostra, cioè che si siano formati dei focolai autoctoni.  Tra un paese e l’altro cambia poco.

Questo virus, insomma, è proprio una brutta bestia, sembra far di tutto per rendersi pericoloso?

E’ così purtroppo, è un virus che davvero si manifesta con variabilità importanti, ma è la storia stessa dei coronavirus. E’ qualcosa che a noi operatori lascia sconfortati, tende a modificarsi in un senso negativo e la risultanza può essere pessima. Mi rendo conto che ci sia paura da parte degli infettivologi, loro che lo studiano possono valutare quanto pericolose siano queste variazioni.

Però si continua a usare il vaccino, anche in Inghilterra, Vuol dire che questa variante non lo rende inutile?

Sì, non cambia moltissimo nella fisionomia esterna del virus. E’ come un’auto sportiva messa a confronto con una utilitaria, ha sempre quattro ruote, ma va più veloce. Il vaccino, d’altro canto, è l’unica arma che abbiamo e che dà garanzie di successo.

L’Oms ha comunicato che i contagi a livello globale sono in diminuzione da 5 settimane. Una buona notizia?

E’ una buona notizia. Da noi gli accessi al pronto soccorso si mantengono al nostro livello abituale, così anche in terapia intensiva, e il numero delle guarigioni resta stabile. Non c’è una diminuzione drastica, ma il mantenimento di una situazione endemica.

Si torna a invocare il ritorno un nuovo lockdown su scala nazionale o quantomeno lockdown mirati. È questo che ci aspetta?

Non è il mio campo, ma il ragionamento è semplice: se sei completamente isolato, il virus non circola, come si è dimostrato. Chiaro che ci sono numerosi passaggi intermedi, che hanno diversi significati, non solo quello economico, e trovare la via di mezzo non è facile. Se ciascuno vivesse per conto suo, il virus sparirebbe, ma siamo animali sociali. Ci sono problematiche che portano a mediazioni forzate, chiunque le gestisca e debba trovare una soluzione, affronta una situazione non molto facile, è un lavoro complesso per chiunque sia chiamato a farlo.

(Paolo Vites)

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