Capitano Ultimo/ “Scorta? Ignorano ciò che dice la Direzione investigativa antimafia”

- Davide Giancristofaro Alberti

Capitano Ultimo: “Non si può ignorare quello che dice la Direzione investigativa antimafia sulla pericolosità della malavita”

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Capitano Ultimo a Storie Italiane (Rai)

Capitano Ultimo ha risposto al magistrato Sabella che pochi giorni fa, sempre negli studi di Storie Italiane, aveva specificato che secondo lui il colonnello dei carabinieri non dovrebbe più disporre della scorta: “Io non sono nessuno in confronto a lui – replica il carabiniere – concordo sul fatto che gli organi tecnici devono valutare se vi siano pericoli per me e per i cittadini, e la questione è proprio questa, un organo tecnico non può negare quello che dice la Dia, che nella sua reazione semestrale ha specificato che la mafia è ancora un pericolo. La realtà è che ci sono persone detenute al 41 bis e ciò significa che sono pericolose: questo è un dato oggettivo. Bisogna capire se c’è qualcuno che mente e non lo dico per me ma per la gente”. Ultimo ha aggiunto: “La pericolosità di un’organizzazione non si può misurare con il decorrere del tempo, che non è l’arresto di Riina. La mafia è un progetto unico che è stato portato avanti da diverse componenti di Cosa Nostra, non si può raccontare che è stato un “gioco”, e che non c’è pericolo”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

CAPITANO ULTIMO: “DICONO CHE LA MAFIA NON SIA PIU’ PERICOLOSA

“Vogliono convincermi e vogliono convincere l’opinione pubblica che la mafia in generale non costituisce più un pericolo neanche potenziale per me e per tutti i cittadini. Questo è il senso del mio grido d’allarme”. Esordisce così Capitano Ultimo ai microfoni della Rai, dopo il post polemico pubblicato negli scorsi giorni su Twitter. “Mi è arrivata questa comunicazione formale – ha proseguito il militare – verso la fine di agosto, e da quel momento ho rivisto la mia vita, Falcone, le vittime che ho visto sulla strada… mi sono riapparsi in faccia e mi sono detto se è stato tutto un gioco. Vogliono cancellare tutto, vogliono abbattere il baluardo che in tanti anni ha limitato Cosa Nostra che è l’articolo 41 bis, rinnegando questo articolo che spiega che non deve essere considerato il decorrere del tempo, e questo è legge”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

CAPITANO ULTIMO, TOLTA LA SCORTA

Capitano Ultimo sarà ospite stamane presso gli studi di Storie Italiane. Il noto colonnello dei carabinieri, colui che ha catturato il capo dei capi, Totò Riina, e sempre in prima linea nella lotta contro la mafia, non avrà più la protezione: lo stato ha infatti deciso di togliergli la scorta, perché ritenuta persona non a rischio. A comunicare il tutto era stato lo stesso militare dell’arma, con un post pubblicato sulla sua pagina Twitter fra il serio e l’ironico: «Nessun pericolo, la mafia non c’è più, è stato un gioco.Tutti invitati alla prossima cerimonia: via la tutela al Capitano Ultimo, in fondo se l’è cercata, e basta indagini, non servono più». Numerosi coloro che si sono schierati a fianco del colonnello Sergio De Caprio (il vero nome di Capitano Ultimo), a cominciare dal volto noto della televisione, Rita Dalla Chiesa, che ha sempre difeso il colonnello per via anche della perdita del padre, ammazzato anni fa proprio dalla malavita.

CAPITANO ULTIMO A STORIE ITALIANE

“Le motivazioni per la quali cercano di togliermi la scorta – ha proseguito Ultimo – che ovviamente non è un mio diritto, mi sembrano un passaggio che porta a negare la pericolosità della mafia e di Cosa Nostra e a cercare di scardinare tutti quei meccanismi che fino a oggi ci hanno consentito di vincere. Quindi questo non è un problema mio, ma dell’intera comunità. Dobbiamo tenere alta la guardia – ha quindi aggiunto e concluso – i tentativi per rendere vano e abolire il 41 bis per i mafiosi e il regime carcerario duro sono pericolosi”. Ultimo aveva arrestato il super boss 26 anni orsono, il 15 gennaio del 1993, dopo una latitanza durante più di due decadi, ben 23 anni. La scorta al colonnello De Caprio gli era stata già revocata una volta, poi, a giugno dell’anno scorso, gli era stata restituita visto che il Tar del Lazio aveva giudicato illegittima la decisione dell’Ucis.

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