Carla Alfano, in pensione preside anti-pusher del Virgilio/ “Ripeterei quanto fatto”

- Davide Giancristofaro Alberti

Carla Alfano va in pensione dopo quasi 45 anni di lavoro: la preside anti pusher divenne famosa nel novembre del 2017, denunciando quanto accadeva al Virgilio di Roma

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Aula scolastica, immagine di repertorio (Pixabay, 2020)

Va in pensione dopo quasi 45 anni di lavoro, la preside Carla Alfano, dirigente del liceo Virgilio di Roma, già ribattezzata “anti-pusher” per la sua lotta allo spaccio. «È come lasciare il comando di una nave durante una tempesta», racconta la stessa in un’intervista concessa oggi, 5 agosto, al quotidiano Il Messaggero, con tutte le ansie che ne conseguono per lasciare una scuola ricca di incognite, la prima dell’era post-covid: «perché noi dobbiamo essere un punto di riferimento». Era il novembre del 2017 quando la Alfano pronunciò le parole: «Vi pare possibile tollerare che piccoli pusher vendano spinelli davanti le aule a ragazzetti del primo anno? Vi pare sopportabile questo clima di omertà?». Esternazioni forti che portarono, come succede spesso e volentieri in questi casi, a dividere l’opinione pubblica: «fu una parentesi dolorosa – ricorda oggi l’Alfano – ma ripeterei quelle stesse frasi».

CARLA ALFANO: “VEDO I RAGAZZI IN PERICOLO”

«Vedevo i ragazzi in pericolo, un andazzo – ricorda ancora la preside pensando a quel difficile autunno 2017 – come si dice a Roma, di tolleranza nei confronti dello spaccio. A fronte di un corpo docente molto qualificato e nonostante l’ottimo lavoro del titolare che mi aveva preceduto e aveva combattuto tenacemente questo fenomeno, ho trovato una scuola in grande sofferenza. Non si può dire che sia normale che in un istituto ci sia la costante presenza della Digos. O che piccoli pusher vendano la droga davanti le aule a ragazzi delle prime. E non siamo a Scampia, ma nel centro di Roma. Io continuo a sostenere che tutto questo non è normale e lo ripeterei. Ho diretto diverse scuole, anche a Tor Bella Monaca, ma quello che ho visto lì è inaccettabile. Una normalità nell’assurdo». La Alfano aggiunge che forse oggi “mitigherebbe” quelle parole, «ma quando ci si imbatte in un sistema di intimidazione, come lo vuoi chiamare? In pochi prevaricavano la maggioranza intimidendola, non c’era libertà di pensiero e di parola. Tantissimi genitori e ragazzi erano dalla mia parte ma mi confidarono di non poterlo dire pubblicamente».

“GENITORI POTENTI CHIESERO LA MIA TESTA”

Sulla vicenda intervenne anche la ministra dell’epoca Fedeli, per provare a fare luce su quanto accaduto: «Genitori potenti provarono a chiedere la mia testa, ma la ministra lavorò per trovare una mediazione. Sarei rimasta in quel liceo se avessi avuto davanti a me un orizzonte di vita lavorativa tale da consentirmi di portare avanti il mio impegno per la legalità». Tanti problemi e tante lotte, ma anche splendidi ricordi nella sua lunghissima carriera a scuola: «Un ex alunno che è tornato a scuola dopo tanti anni – racconta la Alfano orgogliosa – non lo avevo riconosciuto. Era diventato il più giovane procuratore d’Italia, mi aveva dedicato il libro di diritto da lui scritto. Mi ha abbracciata. Cosa può esserci di più bello per una preside di un abbraccio?».

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