Carlo Ancelotti/ “Coronavirus è una tragedia, ora il calcio non conta”

- Mauro Mantegazza

Carlo Ancelotti in una intervista alla Gazzetta: “Coronavirus è una tragedia, ora il calcio non conta”. Con una critica all’Inghilterra: “Qui non hanno capito”.

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Carlo Ancelotti (Foto LaPresse)

Carlo Ancelotti lancia un appello: davanti alla tragedia del Coronavirus il calcio deve passare in secondo piano. L’allenatore oggi all’Everton muove anche una critica all’Inghilterra, dove ancora non hanno colto la gravità della situazione. Concetti dunque davvero molto interessanti quelli espressi da mister Ancelotti in una lunga intervista esclusiva concessa a Stefano Boldrini, inviato oltre Manica per La Gazzetta dello Sport. “In queste ore per me il calcio conta zero e mi dà quasi fastidio parlarne, di fronte alla tragedia alla quale stiamo assistendo – afferma Ancelotti senza mezzi termini -. Ci troviamo a fare i conti con una pandemia, una situazione che nessuno di noi aveva mai vissuto fino ad oggi. Il bollettino dei morti dell’Italia è terribile”. Anche l’Inghilterra inizia a fare i conti con la pandemia, compresa la sospensione della Premier League, ma nel Regno Unito secondo Ancelotti non si sta facendo abbastanza contro il Coronavirus: “Ho seguito in televisione con attenzione la conferenza stampa del premier britannico. Mi pare che quassù non si siano ancora resi conto della gravità della situazione. La vita continua a scorrere con una certa regolarità. Eppure ho letto le dichiarazioni di uno dei consiglieri scientifici di Johnson, Patrick Vallance, secondo il quale il sessanta per cento dei britannici nel contrarre il coronavirus svilupperà l’immunità di gregge”.

CARLO ANCELOTTI: CON IL CORONAVIRUS IL CALCIO NON CONTA

Di certo in Italia la situazione è al momento è più drammatica, ma anche la consapevolezza della criticità è ben più alta: “Ogni sera leggiamo un bollettino di guerra. In un giorno sono scomparse altre duecentocinquanta persone. La priorità è concentrarsi su questa lotta, tutto il resto non conta”, ha ribadito ancora Ancelotti. Pensare dunque alle prospettive del calcio a breve termine non interessa molto all’allenatore dell’Everton: “Chi può sapere che cosa accadrà? Noi, in teoria, dovremmo rimetterci al lavoro il 22 marzo, ma se la situazione generale dovesse peggiorare, come si può pensare alla ripresa del lavoro? Non conteranno le esigenze del calcio, ma la salute delle persone. Se ancora il Coronavirus sarà in piena esplosione, il calcio non potrà ripartire. Come si concluderà la Premier? Con estrema sincerità, l’argomento non mi interessa. Il calcio, di fronte alla vita e alla salute, va messo da parte”, è la posizione chiarissima di Ancelotti. Carlo poi lancia un messaggio al suo Paese, lasciato solo pochi mesi fa dopo la fine dell’avventura con il Napoli: “L’Italia è stata costretta a capire che, in questo momento, basta con le cazzate e con le leggerezze. Bisogna rispettare le direttive e ascoltare chi ha la competenza per emanare delle regole. Ci sono ordini ben precisi e vanno eseguiti. Bisogna rispettare se stessi, gli altri e le persone che sono al fronte in questa guerra. Provo profondo rispetto e ammirazione per medici, infermieri, volontari”.



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