Carlo Arnoldi/ Il padre morto a piazza Fontana: “Lo riconobbero da un paio di scarpe”

- Rossella Pastore

Chi è Carlo Arnoldi, presidente dell’Associazione piazza Fontana, ospite a Che tempo che fa a 50 anni dall’attentato alla Bna di Milano.

Carlo Arnoldi
Il presidente dell’Associazione vittime di Piazza Fontana Carlo Arnoldi

Carlo Arnoldi aveva 15 anni, quando suo padre Giovanni, 42, rimase vittima della strage di Piazza Fontana. Giovanni era un agricoltore, ma sognava di essere proprietario di un cinema. Quel sogno, alla fine, riuscì a realizzarlo, e lo stesso Carlo lo portò avanti per un po’, dopo la morte del padre. Arnoldi ricorda bene quel pomeriggio: la notizia colpì la sua famiglia come un fulmine a ciel sereno. “Mia madre si sentì male; dovettero rianimarla”. Suo zio lo riconobbe tra i morti da un paio di scarpe. Non saranno più numeri, ma nomi e cognomi. Sono previsti diversi eventi, nei dintorni dell’ex Banca. Fabio Fazio li riepiloga brevemente: il sindaco Sala pianterà un albero, verranno aggiunte nuove targhe commemorative, il presidente della Repubblica Mattarella renderà personalmente omaggio alle vittime. Non mancheranno nemmeno i “tradizionali” cortei, come il presidente dell’Associazione ha annunciato nei giorni scorsi in diverse interviste. (agg. di Rossella Pastore)

Carlo Arnoldi ospite a Che tempo che fa

Ospite di Che tempo che fa, Carlo Arnoldi ricorda le vittime della strage di piazza Fontana a 50 anni dal tragico attentato. Insieme a lui, il Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico, che nella commemorazione dello scorso anno ha chiesto scusa a nome dello Stato ai familiari dei “caduti del terrorismo”. A seguito dell’attacco dinamitardo alla Banca Nazionale dell’Agricoltura, è nata un’associazione che unisce i parenti di chi non c’è più. Arnoldi ne è il presidente: anche lui, in quello scoppio, perse qualcuno di caro (papà Giovanni, agricoltore, aveva 42 anni). Da qui il suo impegno per tenere viva la memoria di un evento che ha segnato l’Italia in negativo, come ricorda sulle pagine del Corriere: “Nonostante qualche segnale preoccupante”, dichiara il Presidente, “noi non smettiamo di incontrare i giovani nelle scuole e nelle università, che ogni volta mostrano grande attenzione e interesse a capire cosa è stata quella stagione”.

Carlo Arnoldi “soddisfatto” dell’accordo raggiunto con Giuseppe Sala

Carlo Arnoldi era del parere che non bastasse la piccola lapide sulla facciata dell’ex Banca, per non far dimenticare quanto accaduto. Per questo motivo, si dice soddisfatto dell’annuncio di Giuseppe Sala riguardo alle nuove targhe commemorative: “Da tempo noi chiedevamo che in quella piazza venisse creato qualcosa per ricordare degnamente quello che è accaduto il 12 dicembre 1969. E circa un anno fa, con il Comune, è iniziato un dialogo che ha portato a questa soluzione, che a nostro giudizio restituisce dignità alla memoria delle 17 persone innocenti che hanno perso la vita in quella banca”.

Carlo Arnoldi: “Pinelli? Solo un equivoco. Il nostro rapporto è splendido”

L’Associazione dei familiari delle vittime ha sempre avuto – o sembrato avere – qualche riserva sulla presenza delle due effigi che, in quella stessa piazza, onorano anche Giuseppe Pinelli. Carlo Arnoldi chiarisce: “Sgombriamo prima di tutto il campo da ogni possibile equivoco: noi, come persone e come associazione, abbiamo uno splendido rapporto, direi anche affettuoso, con la signora Licia Pinelli e con le due figlie, Silvia e Claudia. Andiamo spesso insieme a parlare nelle scuole. La loro memoria e il loro dolore valgono il nostro e meritano rispetto e condivisione e noi non manchiamo mai alle iniziative in suo nome. Però Pinelli è morto il 15 dicembre in questura, non il 12 dicembre in piazza Fontana per l’esplosione della bomba”. Questo il senso del doppio corteo che viene organizzato il giorno dell’anniversario: “In sostanza sì. Infatti noi abbiamo sempre espresso l’aupiscio che anche a Milano, come a Brescia e a Bologna, la città potesse riunirsi in un’unica manifestazione per rinnovare la propria mia su quei fatti. Ma capisco, anche se non condivido, che ci siano diverse anime che ritengono di non riconoscersi nel corteo istituzionale, al quale partecipiamo noi familiari, e quindi ne organizzano un altro”.

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