Carlo Bonomi: “Green Pass in azienda? Decidere subito”/ “Lavoro non deve fermarsi”

- Alessandro Nidi

Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, ha parlato dei rischi connessi alla pandemia: il Green Pass in azienda potrebbe essere il giusto compromesso per garantire la continuità del lavoro

Carlo Bonomi
Carlo Bonomi, presidente di Confindustria (LaPresse)

Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, ha concesso un’intervista a “Il Corriere della Sera”, nella quale ha analizzato la situazione connessa al Green Pass nelle aziende e alla vaccinazione. Il numero uno del sodalizio avente sede a Roma ha evidenziato come il Governo stia ascoltando tutti per avere sottomano uno scenario nitido. “C’è un aumento di contagi legato alla variante Delta e l’obiettivo di fondo è consolidare la ripresa per recuperare il reddito e il prodotto perduti, per tutelare i posti di lavoro e perché in pandemia abbiamo contratto un debito astronomico”, ha dichiarato Bonomi.

Ecco, che, nel quadro di regole attuale, l’uso del Green Pass rappresenta la soluzione probabilmente ideale: “Non ho mai chiesto di rendere il vaccino obbligatorio per accedere al luogo di lavoro, né ho mai parlato di applicazione unilaterale – ha aggiunto Bonomi –. Ho sentito troppi commenti a caldo, fatti senza aver letto cosa in realtà era stato detto esattamente”. A questo punto, sarà Mario Draghi a sentire le parti e ci sarà una convergenza: “Servono soluzioni chiare. Non ci si può far trovare ancora una volta impreparati e vorrei proprio vedere quali sindacati siano contrari alla tutela della salute dei lavoratori”.

CARLO BONOMI: “TRANSIZIONE VERDE? ITALIA NON È IMPREPARATA”

I casi di licenziamento di queste settimane, ha evidenziato Carlo Bonomi su “Il Corriere della Sera”, sarebbero stati possibili anche con il divieto, “perché sono cessazioni di attività e chiusure di stabilimenti. È in corso un processo di riorganizzazione e ridislocazione delle filiere a livello mondiale e noi in Italia non lo stiamo intercettando”. Il leader di Confindustria ha poi asserito che il nostro Paese si sta indebitando per fare la transizione ecologica, a cui l’Italia non si presenta impreparata: “Dal 2005 al 2020 in Italia abbiamo ridotto le emissioni da 470 a 287 milioni di tonnellate metriche l’anno, un calo di quasi il 40%. Imporre ora un’ulteriore drastica riduzione a noi non è come farlo a Paesi europei che in questi anni hanno progredito di meno”.

Sul lancio dei nuovi ammortizzatori sociali, invece, si profila un rinvio all’autunno e il ritardo accumulato è “davvero grande. Siamo d’accordo per un ammortizzatore universale. Ma allora tutti devono contribuire: se non tutto subito, con una progressione entro quattro o cinque anni”.

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