Carlo Bonomi vs Orlando/ “Inaccettabile imboscata su proroga blocco licenziamenti”

- Carmine Massimo Balsamo

Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi a Il Messaggero: “Andrea Orlando, cambio di metodo inaspettato e inaccettabile”

Carlo Bonomi
Carlo Bonomi, presidente di Confindustria (LaPresse)

Carlo Bonomi è un fiume in piena nella lunga intervista rilasciata ai microfoni de Il Messaggero. Il presidente del Confindustria non ha usato mezzi termini per commentare la proroga del blocco dei licenziamenti al 28 agosto sancita dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando: «Intanto mi faccia dire che la dimensione di quanto è accaduto l’ha data con grande onestà intellettuale il sottosegretario al Lavoro Tiziana Nisini, che ha parlato di un’imboscata. Non lo dice solo Confindustria ma anche un rappresentante del governo. Più chiaro di così».

Carlo Bonomi ha spiegato che Confindustria ha dato grande disponibilità al governo, rimarcando che era stato raggiunto un accordo con il ministro Orlando per la proroga del blocco dei licenziamenti al 30 giugno. «Poi ci siamo trovati di fronte ad un cambio di metodo inaspettato e inaccettabile», l’affondo dell’imprenditore, che ha accusato il ministro in quota Partito Democratico di non voler affrontare i veri problemi del mondo del lavoro.

CARLO BONOMI ATTACCA ANDREA ORLANDO

Tornando sullo scontro con i sindacati, Carlo Bonomi ha sottolineato che Confindustria non vuole i licenziamenti, ma che le industrie abbiano le competenze per affrontare le nuove sfide sulla competitività: «Per esempio, se il personale è in Cassa integrazione, per legge la formazione non si può fare. E la formazione è importante non solo per quelli che sono fuori dal mondo del lavoro ma anche per quelli che oggi ne fanno parte. Allora, vogliamo sederci attorno ad un tavolo e discutere di formazione e rioccupabilità, a partire da giovani e donne, le categorie più colpite». Carlo Bonomi ha poi ricordato l’importante appuntamento con le riforme che attende il Paese, evidenziando, a proposito delle ipotesi di semplificazione delle norme del Codice degli appalti, che non si può pensare di andare ad una deregulation totale: «Devono esserci norme di garanzia per la trasparenza e la legalità ma non possiamo tenerci una legislazione che di fatto impedisce di realizzare qualsiasi cosa. Se per fare un’opera superiore ai 100 milioni in Italia occorrono non meno di 15 anni e 7 mesi, e se due terzi di questo tempo li sprechiamo prima ancora della gara, vuol dire che qualcosa non funziona. Il tema è dunque intervenire non sul percorso della gara ma a monte, semplificando ad esempio tutta la procedura in materia di autorizzazioni come l’Ance indica da tempo, del resto».



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