CARO BOLLETTE/ La stangata che ci obbliga a valorizzare il gas italiano

- Angelo Colombini

Il trend del rialzo dei prezzi energetici continuerà a mettere in difficoltà non solo le famiglie ma anche le attività produttive

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Il trend del rialzo dei prezzi energetici iniziato questa estate continuerà a mettere in difficoltà non solo le famiglie ma anche le attività produttive, rischiando di vanificare – soprattutto in alcuni settori – gli sforzi di rilancio delle attività economiche (per esempio, le aziende energivore e in modo particolare l’industria del vetro/caso di Murano). Le cause sono ricorrenti: la ripresa delle produzioni in tutto il mondo, bassi stoccaggi del gas, consumismo energivoro sconsiderato della Cina e la Russia che centellina le sue forniture.

Per scongiurare chiusure e delocalizzazioni e per salvaguardare lavoratori ma anche famiglie in povertà energetica è necessario, da una parte e nel breve periodo, tamponare e contenere l’ondata del caro bollette come ha già fatto il Governo, stanziando oltre 3 miliardi con il DL 130/2021 (“Misure urgenti per il contenimento degli effetti degli aumenti dei prezzi nel settore elettrico e del gas naturale”) e sta ancora facendo, con le ulteriori misure in Legge di bilancio; dall’altra, pensare anche di prevedere a livello europeo politiche energetiche aperte alla possibilità di firmare, su base volontaria, contratti comuni per l’approvvigionamento congiunto di stock strategici di gas per i paesi dell’Ue, al fine di aumentare la stabilità e resilienza dei prezzi.

Il filo conduttore tra gli obiettivi di breve, medio e lungo periodo resta la transizione ecologica, digitale e culturale. Tre transizioni che devono avere, possibilmente, lo stesso passo per evitare di ampliare e inasprire disuguaglianze e situazioni di vulnerabilità a oggi esistenti. Per gestire la situazione attuale, oltre a interventi emergenziali abbiamo bisogno di interventi strutturali tanto europei che nazionali.

A livello europeo è necessario utilizzare tutti gli strumenti a disposizione e prevederne degli altri (come ad esempio, il “non paper” per affrontare il caro prezzi del mercato dell’energia presentato nei giorni scorsi al Consiglio Ue dei ministri dell’energia e che verrà approfondito nel prossimo Consiglio del 16 e 17 dicembre) per migliorare contestualmente sicurezza energetica, tutela dell’ambiente e accessibilità dei costi dell’energia, ma soprattutto è necessario adattare il funzionamento del mercato europeo dell’energia agli obiettivi dell’Agenda 2030.

A livello nazionale, per ridurre la dipendenza energetica dall’estero, condizionata da una geopolitica instabile, bisogna, durante la transizione energetica, valorizzare il gas italiano, ma soprattutto accelerare con le fonti rinnovabili anche per non sprecare i finanziamenti del Pnrr: siamo in attesa di valutare, quando inizieranno le aste, l’impatto del decreto semplificazioni sulle autorizzazioni per i nuovi impianti i cui tempi, a quanto prospetta il Ministro Cingolani, dovrebbero scendere da 1.250 giorni a 270-280.

La transizione può farsi traino della ripartenza solo se nessuno verrà lasciato indietro, solo se il lavoro, i lavoratori e i cittadini saranno accompagnati e tutelati nel percorso della riconversione ambientale dell’economia.

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