CAROLA RACKETE, CASSAZIONE: RISPETTÒ DOVERE SOCCORSO/ Salvini “Libertà di speronare?”

- Carmine Massimo Balsamo

Carola Rackete, le motivazioni della sentenza della Cassazione sull’annullamento dell’ordine di arresto per la capitana della Sea Watch 3.

Carola Rackete
Carola Rackete (LaPresse)

«Libertà di speronamento…….???????»: con tre parole e abbondante punteggiatura Matteo Salvini ha commentato le motivazioni della sentenza della Cassazione sul ‘no’ all’arresto di Carola Rackete. Numerose le reazioni sui social network sull’argomento, con la Lega che non ha accolto di buon grado la decisione dei giudici della Suprema Corte. Questo il giudizio di Roberto Calderoli: «Premettendo che le sentenze non si commentano ma si accettano e si rispettano. Detto questo rilevo che prendendo per buono quello che sostiene la Corte di Cassazione in relazione allo speronamento di una motovedetta della Guardia di Finanza da parte della nave ONG capitana da Carola Rackete, ovvero che non si è trattati di forzare un blocco navale visto che non si trattava di una nave da guerra ma solo di una motovedetta della Guardia di Finanza, mi faccio una domanda: da adesso quando ci si trova in macchina davanti ad un posto di blocco della GDF si è liberi di speronare l’auto della GDF? Del resto non è mica un blocco dell’esercito…». Soddisfazione in casa Pd, ecco la nota dei deputati dem: «Anche per la Cassazione ha rispettato l’obbligo di soccorso dei naufraghi. Avevamo ragione. Soprattutto aveva ragione la comandante Carola Rackete: salvare vite non è un reato. Non potrà mai esserlo. Qualcuno se ne faccia una ragione». (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

CAROLA RACKETE, LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA DELLA CASSAZIONE

Dopo la bocciatura del ricorso presentato dal pubblico ministero Patronaggio, la Cassazione ha reso note le motivazioni della sentenza della Cassazione sull’annullamento dell’ordine di arresto nei confronti di Carola Rackete, capitana della Sea Watch 3. Per i giudici, l’attivista tedesca ha agito correttamente seguendo le disposizioni sul salvataggio in mare perché «l’obbligo di prestare soccorso non si esaurisce nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare ma comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro», riporta Repubblica. Ricordiamo che la Rackete speronò una motovedetta della Guardia di Finanza, mettendo a repentaglio le vite degli agenti delle Fiamme Gialle e forzando il divieto di ingresso firmato dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, con l’obiettivo di portare e fare sbarcare i migranti al molo di Lampedusa.

CASSAZIONE: “CAROLA RACKETE RISPETTO’ OBBLIGO DI SOCCORSO”

Carola Rackete agì dunque in adempimento del dovere di soccorso in mare, ma non è finita qui. Repubblica evidenzia che per la Cassazione «queste sono due disposizioni ben conosciute anche da coloro che, per servizio, operano in mare svolgendo attività di polizia marittima in una situazione nella quale la causa di giustificazione era più che verosimilmente esistente». Grande la rabbia dell’ex capo del Viminale Matteo Salvini, che ha commentato la notizia nel corso di una conferenza stampa a Chieti: «Sembra che la Cassazione, nelle motivazioni, dice che Carola Rackete non andava arrestata, che non ha commesso reato perché al comando della nave c’era un maresciallo della Finanza e non un comandante, quindi si giustifica lo speronamento, le voglio leggere queste motivazioni. Ma quelli rischiavano di essere schiacciati come vermi, è incredibile».

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