CARTABELLOTTA: “SE REGIONI FANNO TAMPONI PERDONO ZONA BIANCA”/ “Per incentivarle…”

- Dario D'Angelo

Nino Cartabellotta, presidente Fondazione GIMBE, è intervenuto sulla necessità di riprendere il tracciamento dei contagi: ma le Regioni sono disincentivate.

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Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe (da Facebook)

Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, è intervenuto a Fuori Tg, il programma quotidiano del Tg3, per fare il punto sull’andamento dell’epidemia in Italia. L’esperto ha chiarito: “Come siamo messi? In questo momento siamo messi molto bene perché negli ultimi sette giorni a livello nazionale abbiamo un dato di 20-21 casi per 100mila abitanti. Quello che è l’elemento di criticità è che in questo momento si potrebbe riprendere a fare quel tracciamento che quando avevamo tantissimi casi non era possibile fare: il problema è che se da una parte le Regioni hanno una regola, quella di dover scendere al di sotto dei 50 casi settimanali per 100mila abitanti per tre settimane consecutive per conquistare e mantenere la zona bianca, è evidente che nel momento in cui si raggiunge questo risultato sarebbe opportuno riprendere il tracciamento facendo anche più tamponi, quindi testando più persone“.

CARTABELLOTTA: “REGIONI DISINCENTIVATE A FARE TAMPONI”

Nino Cartabellotta ha poi continuato soffermandosi proprio su questo aspetto: “La spiegazione è molto semplice: le Regioni non sono formalmente incentivate a riprendere il tracciamento su un numero elevato di persone, è chiaro che se trovano un numero di casi eccessivi non conquistano o perdono la zona bianca. Sarebbe indispensabile standardizzare un numero di persone da testare per 100mila abitanti così da allineare tutti i comportamenti regionali, proprio perché questo è il momento in cui potremmo avere grandi vantaggi dalla ripresa del tracciamento che, come sappiamo, non riusciamo a fare da tanti mesi proprio perché il numero dei casi era molto molto elevato“. L’ultima domanda riguarda la variante delta: “Quando ne vedremo gli effetti in Italia? Mi auguro mai, da una parte bisogna proseguire col sequenziamento, e sappiamo che noi lo facciamo molto meno che nel Regno Unito, dall’altra monitorare ogni focolaio“.



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