CASA MIA, CASA MIA…/ Il film con Pozzetto tra “già visto” e fretta di finire

- Bruno Zampetti

Renato Pozzetto e Roma si sono incrociati un’altra volta nel 1988, con il film Casa mia, casa mia… diretto da Neri Parenti

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Una scena del film

Renato Pozzetto e Roma si sono incrociati un’altra volta nel 1988, con il film Casa mia, casa mia… La pellicola diretta da Neri Parenti racconta la storia di Mario Bartoloni, dipendente di Cartier, che viene trasferito da Milano a Roma per via della sua conoscenza della lingua giapponese. L’uomo non è affatto contento di spostarsi nella Capitale, ma essendo senza famiglia e affetti non può certo veder accolte le sue rimostranze. Inoltre, il suo trasloco verrà facilitato da un accordo raggiunto con Gianni Marini, il collega che prenderà il suo posto nel capoluogo lombardo, in base al quale i due si scambieranno la casa.

Durante il viaggio verso Roma, Mario viene derubato di auto e valigia. Come se non bastasse scopre che Marini gli ha ceduto un appartamento sotto sfratto. Tuttavia, nonostante le difficoltà iniziali, riesce ad adattarsi alla nuova realtà e intesse una relazione con la collega Marina (interpretata da Paola Onofri), convinto che ci vorranno anni prima che lo sfratto diventi esecutivo. La contessa Salviati (Athina Cenci), proprietaria dell’immobile, è però molto determinata e non solo gli fa perdere l’appartamento, ma anche i mobili al suo interno che si era portato da Milano. 

Dopo aver trovato breve ospitalità dal collega Aldo (Gianfranco Agus), aver senza successo cercato casa, dilapidato persino il suo Tfr per dormire in albergo, Mario finisce a dormire in mezzo alla strada e si ritrova disoccupato, dato che viene licenziato per essere stato sorpreso a dormire nottetempo nella prestigiosa boutique di via Condotti in cui lavora. Per guadagnarsi mille lire, si ritrova ad appendere un cartello “Affittasi” al posto del portiere di un palazzo e ciò gli frutta ben centomila lire dategli da un passante interessato all’appartamento che lo scambia proprio per il portiere e gli chiede, in cambio della somma, di far sparire il cartello e di fissargli un appuntamento con il proprietario dell’immobile.

Fiutata la possibilità di guadagnare parecchi soldi, Bartoloni comincia a truffare aspiranti affittuari in diverse zone della Capitale, alzando sempre di più la posta, avendo come unico obiettivo quello di comprare l’appartamento da cui è stato sfrattato. Nel frattempo, continua a frequentare Marina, ignara della provenienza del denaro con cui Mario la invita a cena o le dà un passaggio a bordo persino di una Ferrari. Le cose per il protagonista del film si complicano quando per raggiungere il suo obiettivo cerca di organizzare una delle sue truffe usando la casa della madre di Marina…

Alcuni dettagli della trama sanno di “già visto” per chi ha in mente alcuni film di Pozzetto. Il trasferimento da Milano a Roma con difficoltà a trovare casa, con tanto di visita ad appartamenti “surreali”, per esempio, ricorda La casa stregata, mentre la perdita del lavoro, i furti subiti e la notte passata tra i cartoni fanno facilmente pensare a Un povero ricco. A parte questo, Casa mia, casa mia… risulta a tratti godibile, almeno nella prima parte, perché a un certo punto è come se ci fosse fretta di arrivare al termine della storia, che risulta sempre meno credibile in alcuni dettagli, arrivando poi a un finale di difficile interpretazione. Un po’ più di cura avrebbe sicuramente reso meno dimenticabile questo film e avrebbe forse reso il personaggio di Bartoloni uno dei ruoli da evidenziare nel lungo curriculum di Pozzetto.

Una piccola curiosità del film riguarda la presenza nel cast di Antonello Fassari e Maurizio Mattioli, due attori di indubbia romanità, non molti anni fa ritrovatisi sul set della serie tv “I Cesaroni”.

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