CASO SCHWAZER/ Quello che l’ultimo comunicato della Wada vi ha tenuto nascosto

- Nando Sanvito

Qualche doverosa integrazione su alcuni punti delle argomentazioni dispensate dall’Agenzia mondiale antidoping contro la sentenza di Bolzano

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Alex Schwazer (LaPresse)

CASO SCHWAZER. Le accuse di un giudice italiano sono troppo infamanti e dunque nella Wada c’è fibrillazione e ripetuta produzione di materiale difensivo. A proposito del loro ultimo comunicato ci permettiamo di fare qualche integrazione su alcuni punti presi qui e là, a campione. In corsivo il lettore troverà qualche passaggio del comunicato, in tondo quello che la Wada ha taciuto e che viene esplicitato in forma personale riferita alla stessa Agenzia mondiale antidoping:
“Al giudice istruttore è stata fornita l’urina rimasta dal campione del 1 ° gennaio 2016 del signor Schwazer (…) e Wada ha offerto il suo sostegno al tribunale di Bolzano“: in realtà si è tentato disperatamente di negarla quell’urina, ma il Laboratorio di Colonia alla fine purtroppo ha dovuto capitolare dopo 543 giorni di trincea legale difensiva. Siamo invece riusciti a boicottare la sperimentazione del perito del tribunale sulla concentrazione di Dna su soggetti risultati positivi al testosterone rifiutandoci di consegnare aliquote delle loro urine che ci venivano richieste in forma anonima e col consenso degli interessati. Anche perché – diciamocelo -come ha detto il nostro perito “i dopati non urinano più cellule”, ma il giudice ci ha sgamati lo stesso scrivendo che l’ipotesi di trovare una concentrazione anomala di Dna in questi soggetti effettivamente non sta in piedi ma che noi abbiamo boicottato la verifica proprio per tenerla in piedi come una delle possibili alternative alla manipolazione.

“Il gruppo di esperti scientifici del Tas ha riscontrato, dopo aver ascoltato la testimonianza dell’ufficiale antidoping che ha raccolto il campione e del corriere, che il trasporto del campione si è verificato in modo da proteggere la sua integrità, identità e sicurezza”: per fortuna quelli del TAS non si sono accorti (o han fatto finta di non accorgersi) che tale ufficiale antidoping sul foglio di accompagnamento del campione ha scritto una cosa che ha poi smentito con una differente e contrastante versione quando è stato interrogato da loro in Udienza a Rio.

“il sigillo del campione era intatto e non c’erano segni di manomissione”: a Colonia hanno fatto vedere al perito di Schwazer durante le controanalisi che la provetta B era chiusa e sigillata e dopo averla aperta hanno subito buttato via il tappo. Dice McLaren che le effrazioni si vedono solo al microscopio e che non c’è bisogno di essere uno del FSB (servizi segreti russi) per taroccare provette sigillate? Chissenefrega! Quel rompiscatole del Gip di Bolzano ha preteso addirittura una perizia sui flaconi, ma siamo riusciti ad evitarla opponendoci al sequestro dei contenitori e convincendo la Corte d’Appello di Colonia a non darli all’Autorità giudiziaria italiana.

“il laboratorio antidoping di Losanna ha fornito prove di aver trovato Dna nel campione di un atleta a una concentrazione superiore a 25.000 pg/µl”: tanto chi legge mica va a controllare che le ‘prove’ di quel test noi durante il processo di Bolzano non le abbiamo mai fornite, come purtroppo ha controllato quel pignolo del giudice Pelino, dichiarandolo per di più “un valore statisticamente impossibile” e parlando di ‘frode giudiziaria’.

“qualsiasi osservatore imparziale che sia pronto a valutare oggettivamente tutte le prove respingerà completamente le accuse mosse contro la Wada” : mica vorrete definire osservatore imparziale il giudice di un Tribunale della Repubblica italiana, che le “prove” depositate in un’aula di giustizia le vuole addirittura documentate…

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