Cassa integrazione, riforma ammortizzatori sociali/ Interventi mirati e formazione

- Davide Giancristofaro Alberti

Cassa integrazione e riforma ammortizzatori sociali: l’esecutivo è al lavoro da mesi ad una profonda ristrutturazione degli aiuti ai lavoratori. Ecco alcune anticipazioni

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Il governo è al lavoro per una profonda riforma degli ammortizzatori sociali, a cominciare dalla cassa integrazione, che in questo periodo di crisi economica causata dal coronavirus hanno mostrato tutti i loro limiti. L’esecutivo Conte Bis è al lavoro sulla riforma dallo scorso mese di febbraio, quando la ministra del lavoro, Nunzia Catalfo, aveva fatto pervenire una bozza della stessa sulla scrivania del premier. «Lo schema di intervento – le parola di Francesca Puglisi, sottosegretaria con delega sugli ammortizzatori sociali, rilasciate a Repubblica – resta quello. Va semplicemente rafforzato in quei passaggi resi ancora più necessari dalla gestione della marea di cassa integrazione innescata dalla crisi di questi mesi. Un primo passo in tale direzione lo abbiamo già fatto con il decreto Rilancio. Sono stati gli stessi cassintegrati a indirizzarci, visto che mentre in passato facevano un ricorso minimo agli assegni di ricollocamento, da marzo in poi c’è stato un balzo che racconta il timore concreto di perdere definitivamente il posto».

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CASSA INTEGRAZIONE, CLASSIFICAZIONE DELLE AZIENDE IN 3 CATEGORIE

Il governo intende revisionare l’attuale sistema di ammortizzatori sociali, con l’obiettivo di «Assicurare continuità occupazionale nelle crisi, facilitare i processi di rigenerazione territoriale e riconversione industriale ed evitare che si intervenga in maniera frammentaria e con reiterati provvedimenti ad hoc su queste situazioni». Si partirà dalla classificazione delle aziende in tre macrocategorie, a cominciare da quelle di rilevanza strategica per il paese, “che necessitano anche di un intervento di sostegno dello Stato”. Spazio poi alle imprese che si trova in un periodo solo temporaneo di criticità, e che hanno “bisogno di strumenti di solidarietà difensiva o espansiva”. Infine, le imprese che non possono stare sul mercato, e che bisognerà riconvertire o reindustrializzare. Per quest’ultimo caso, spiega ancora la Puglisi: «la concessione di ammortizzatori sociali va accompagnata da un percorso di formazione o riqualificazione professionale. Perché attendere semplicemente per 3/5 anni l’improbabile rilancio dell’impresa, senza nel contempo fare nulla, mette i lavoratori fuori mercato».

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FORMAZIONE CONTINUA AFFIANCATA ALLA RIFORMA

La nuova riforma prevederà anche il ripristino del contratto di solidarietà a favore di quelle aziende che sono attualmente escluse dalla cassa integrazione straordinaria, tutte le imprese medie e piccole nonché quelle artigiane, di modo che si evitino “licenziamenti collettivi o licenziamenti plurimi individuali”. Fra le altre misure previste, anche la revisione della Naspi, l’indennità di disoccupazione, ma anche la rivisitazione della disciplina del contratto di espansione. Infine, un occhio di riguardo alla formazione, che correrà in parallelo alla nuova riforma degli ammortizzatori sociali, attraverso la creazione di un comitato che unisca i ministeri di lavoro, istruzione, ricerca, sviluppo economico e tesoro.

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