Cassazione: moschea in negozio non è abusiva/ Magdi Cristiano Allam “venduti a Islam”

- Alessandro Nidi

Il giornalista, saggista e politico egiziano si dice “sorpreso” dalla sentenza: “Grave che si interpreti la Legge sulla base della propria ideologia” (video)

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Magdi Cristiano Allam (foto: YouTube)

Magdi Cristiano Allam, giornalista, saggista e politico egiziano (naturalizzato italiano), è intervenuto nelle scorse ore in diretta sul web per dire la sua sul caso di Oggiono, che ha fatto e continua a fare discutere in tutta la nostra Penisola. I fatti: nel piccolo Comune di 9200 abitanti in provincia di Lecco, la Cassazione ha dato ragione a un residente musulmano, originario della Costa d’Avorio, che ha affittato un locale per uso commerciale nel centro cittadino e lo utilizza come moschea. Una sentenza quantomeno singolare e in netta controtendenza con quanto stabilito in appello, dove l’uomo era stato condannato a pagare una multa di tremila euro e a interrompere da subito l’attività cultuale, che si svolge, come detto, in una sede affittata per essere un negozio e non un punto di preghiera. Tuttavia, la Cassazione ha ribaltato il verdetto, sottolineando che non si configura il reato nel momento in cui un locale adibito a uso commerciale viene utilizzato come moschea.

MAGDI CRISTIANO ALLAM SU OGGIONO: “SONO ESTERREFATTO”

Il giornalista Magdi Cristiano Allam, nel commentare la decisione della Giustizia italiana, si è detto esterrefatto, poiché “in Italia l’Islam non è una religione riconosciuta dallo Stato. Non so se i nostri magistrati si rendano conto di cosa stia accadendo: le moschee sono una prerogativa che si accorda a un Islam eventualmente riconosciuto, ma in questo Paese non ottempera e non potrebbe mai ottemperare alle condizioni dell’articolo 8 della Costituzione, che stabilisce che l’ordinamento giuridico della religione non debba entrare in contrasto con le leggi dello Stato. La Shari’a è totalmente incompatibile, anche con le regole su cui si fonda la civile convivenza”. Allam definisce la magistratura “islamofila” e specifica quanto sia grave che si interpreti la Legge “sulla base del proprio orientamento ideologico e politico. È preoccupante che, pur partendo dagli stessi fatti e riconoscendoli nello stesso modo, vi sia una divergenza radicale sulla sentenza”.



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