Cassese “Procure-giornali-politica, rapporto malato”/ “Si è già condannati sui media”

- Niccolò Magnani

Sabino Cassese torna sulla crisi della giustizia dopo i casi Palamara e Amara: “procure-giornali, rapporto troppo stretto. Malattia la politicizzazione dei pm”

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Plenum del Csm: da sinistra Fulvio Gigliotti, Alberto Maria Benedetti, Giovanni Zaccaro, Sebastiano Ardita, Piercamillo Davigo (LaPresse)

Un rapporto “malato” tra politica, giustizia, giornali e Procure: così lo definisce Sabino Cassese, già Presidente della Corte Costituzionale e tra i più esimi giuristi del Paese, in una intervista al Giornale. Dopo lo scandalo Palamara e l’inizio di un potenziale nuovo caso di mala-gestione della giustizia (Amara, Davigo e la Procura di Milano), il Consiglio Superiore di Magistratura ha raggiunto i minimi storici di fiducia e rispetto come organo di controllo della giustizia in Italia: in tutti questi copiosi casi emersi a livello mediatico, spiega Cassese, a colpire è il modo in cui «alcune Procure hanno stabilito rapporti con i media, con indagini che durano anni e l’indagato che finisce “condannato” sui giornali».

Il tutto fa ben comprendere come la giustizia in Italia sia decisamente in crisi e forse neanche la riforma prospettata dal Ministro Cartabia nel Recovery Plan potrà porvi pienamente rimedio: o meglio, andrebbe fatto molto di più. In primis, il Csm ha sempre disposto un ridotto numero di magistrati provocando alla lunga un enorme problema di lavoro e cariche accumulate: in secondo luogo, spiega Cassese, «il rendimento dei magistrati è causa di crisi, perché il corpo della magistratura ha rifiutato valutazioni e misure dei rendimenti».

LA CRISI DEL SISTEMA GIUSTIZIA

In terzo luogo, riflette ancora il Presidente emerito della Consulta, altro fattore di crisi è il potere delle procure, specie nel rapporto stretto con i mezzi di informazione: «vengono iniziate indagini», spiega ancora Cassese, «se ne dà notizia agli organi di informazione, le indagini durano magari per archi di tempo pluriennali (…) ma intanto l’indagato è stato “condannato”» dai media. Secondo il giurista, la politicizzazione di alcun Pm è il quarto fattore di crisi nonché «una malattia endogena che viene dall’interno e che colpisce in particolare alcuni procuratori». Il Csm è nato con l’intento in Costituzione di garantire uno scudo dagli attacchi della politica alla giustizia e magistratura, ma è ormai divenuto un “autogoverno” in crisi e senza più la capacità di porre rimedio ai propri errori: il giudizio durissimo di Cassese viene così esposto «la magistratura non è in grado di autoriformarsi, nonostante sia composto da persone di prim’ordine», in primis la Ministra Cartabia di cui il Presidente emerito della Consulta nutre «grande fiducia» specie per risolvere «i tempi della giustizia». La crisi è totale e le armi per correggerla al momento sembrano “spuntate” secondo Sabino Cassese: «sarebbe bene che proposte venissero rapidamente adatte, valutate, discusse, perché i rimedi debbono venire prevalentemente dall’interno».



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