“Cattolici anti-aborto dovrebbero vaccinarsi”/ NYT: “ecco perché moralmente lecito”

- Niccolò Magnani

La testimonianza della scrittrice convertita ex atea sul NYT: “i cattolici anti-aborto dovrebbero vaccinarsi. Ecco perché è moralmente lecito (anche se il problema resta)”

Vaccino in Chiesa
Miami, vaccini in chiesa (LaPresse, 2021)

Non si è mai fermata la polemica negli Usa per i vaccini Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson (ora sospeso) tra i cattolici anti-abortisti e pro-life: dopo le forti denunce dei mesi scorsi da parte di alcuni vescovi americani sui test vaccinali condotti utilizzando anche cellule di feti abortiti anni prima, la Chiesa Cattolica ha espresso il suo parere ri-aggiornando i protocolli etico-morali del Vaticano. «Moralmente accettabile il vaccino con cellule feti […] quando non disponibili vaccini anti-Covid-19 eticamente ineccepibili (ad esempio in Paesi dove non vengono messi a disposizione dei medici e dei pazienti vaccini senza problemi etici, o in cui la loro distribuzione è più difficile a causa di particolari condizioni di conservazione e trasporto, o quando si distribuiscono vari tipi di vaccino nello stesso Paese ma, da parte delle autorità sanitarie, non si permette ai cittadini la scelta del vaccino da farsi inoculare)», recita la nota del 17 dicembre scorso della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Oggi il tema sbarca niente meno che sul New York Times visto che non sono pochi i fedeli cattolici ancora del tutto restii alla vaccinazione proprio per un problema etico comunque esistente: a scrivere un lungo reportage è Leah Libresco Sargeant, scrittrice e filosofa che da atea si è convertita al cattolicesimo nel 2012 (esperta ora nella costruzione di comunità cristiane attraverso la ragione, la filosofia e la cultura). «Ho ricevuto entrambe le iniezioni e credo fermamente che anche gli altri cattolici dovrebbero vaccinarsi», spiega Libresco Sargeant prendendo però decisamente sul serio il dubbio e la denuncia fatta dal vescovo Strickland in Texas e numerosi altri suoi “colleghi” prelati.

ABORTO E VACCINO, UN PROBLEMA INSOLUTO

«Non credo che questi scrupoli siano del tutto fuorvianti e non si limitino alle vaccinazioni. Quando raccogliamo il beneficio di ciò che consideriamo un’ingiustizia passata, siamo implicati nell’azione sbagliata originale. Dobbiamo decidere se le nostre azioni aggravano l’abuso originale e quali tipi di riparazioni dobbiamo fare», ragiona la giovane scrittrice convertita., citando lo studio tutt’ora in corso dei gesuiti alla Georgetown University in merito al tema della “contaminazione morale”. È possibile accettare un beneficio come l’essere vaccinato basandosi sulla sofferenza di qualcun altro, in questo caso i feti abortiti? Dal punto di vista scientifico non è affatto una bufala che i vaccini Pfizer, Moderne e J&J abbiano utilizzato linee cellulari fetali per testare i vaccini anti-Covid (ma non vuol dire che il vaccino in sé contenga cellule dei feti, nota importante chiarita dal NYT).

Il bioeticista Gilbert Meilaender dell’Università di Valparaiso è intervenuto a difesa delle vaccinazioni anche per i cattolici anti-abortisti paragonando  l’uso di queste cellule alla domanda se sia lecito ricevere un trapianto di organi da una vittima di omicidio: «Il male dell’omicidio non si attacca al destinatario dell’organo, che non ha voluto la morte della vittima». Per Leah Libresco Sargeant, che racconta avere avuto due aborti spontanei da giovanissima, «Ogni scienziato che lavora con le cellule non sta cooperando formalmente con il male: potrebbe essere del tutto ignaro di un’ingiustizia all’origine di un campione. Ma la cooperazione materiale a distanza con il male è una questione morale che tutti dobbiamo affrontare». Detto ciò, conclude la filosofa convertita al Vangelo, serve «offrire ammenda e fare riparazioni dirette ove possibile»: il che significa, aggiunge la Libresco, «fare ammenda dove possibile e rifiutare di lasciare che i bambini che muoiono prima della nascita oggi siano trattati come rifiuti medici o materie prime». La Chiesa cattolica risponde a queste domande distinguendo tra cooperazione formale con il male (volendo direttamente il male) e cooperazione materiale (non volendo il male, ma fornendo una qualche forma di supporto ad esso): per l’autrice sul NYT, «La cooperazione formale con il male è sempre sbagliata, mentre l’etica della cooperazione materiale dipende da quanto sia remoto il tuo coinvolgimento».

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