Centrodestra, 67% non vuole Meloni Premier/ Sondaggi, preferenza per un uomo della società civile

- Niccolò Magnani

Centrodestra, Salvini e Meloni convergono: “Premier chi avrà un voto in più”. Ma nel sondaggio di Risso-Ipsos l’elettorato consiglia altro: “67% non vuole i tre leader a Palazzo Chigi”

Giorgia Meloni e Matteo Salvini
Centrodestra, i leader di FdI e Lega: Giorgia Meloni con Matteo Salvini (LaPresse, 2022)

SONDAGGI CENTRODESTRA, SALVINI CON MELONI: “CHI HA UN VOTO IN PIÙ SARÀ PREMIER”

Torna il sereno in casa Centrodestra e non solo per le ben note turbolenze del campo avversario dove tra strappi, accuse a distanza e sondaggi, la corsa alle Elezioni 2022 farà partire in netto svantaggio l’ex “campo largo” del Pd di Enrico Letta. Mentre il programma è ormai limato in quasi tutta la sua interezza, si è chiusa la mini-frattura apertasi ieri con le dichiarazioni di Giorgia Meloni sulla leadership della coalizione una volta vinte, se accadrà, le Elezioni. Parlando a Rtl 102.5 ieri mattina, la leader di Fratelli d’Italia aveva sentenziato «Le regole si conoscono. Per il Premier il nome potrebbe essere il mio, perché non dovrebbe esserlo? La cosa che non capisco è: perché la Meloni no? Io penso che chi vota Fratelli d’Italia voti in quest’ottica». La “regola” è semplice: chi prende un voto in più alle Elezioni, allora potrà avere l’incarico per Palazzo Chigi (che spetta comunque al Quirinale) e la piena collaborazione di tutte le altre anime del Centrodestra.

Ebbene oggi è lo stesso leader della Lega Matteo Salvini, a margine della visita a “Telefono Donna” (centro antiviolenza presso l’ospedale di Niguarda) a Milano, a confermare la linea sottolineata ieri dall’alleata in coalizione: «Questa è la democrazia: se prende un voto in più Giorgia Meloni il premier lo fa Giorgia Meloni, se prende un voto in più Matteo Salvini lo fa Matteo Salvini». Il programma è quasi chiuso e le candidature arriveranno invece attorno a Ferragosto: «Mentre di là non ho ancora capito i simboli, le alleanze e chi sta con chi, nel centrodestra la situazione è tranquilla».

SONDAGGI, MA IPSOS SUL CENTRODESTRA INDICA ALTRO…

Eppure in un sondaggio diffuso da Enzo Risso – docente di teoria e analisi delle audience nell’Università La Sapienza di Roma e direttore scientifico di Ipsos – al “Sussidiario.net”, dall’elettorato del Centrodestra arriverebbe un avviso alquanto eloquente circa la volontà sul candidato Premier spendibile dalla coalizione per ricevere l’incarico di Palazzo Chigi. Nell’intervista al nostro quotidiano, il n.1 direttore di Ipsos sottolineava come il 67% dell’elettorato di Centrodestra «preferirebbe come presidente del Consiglio una personalità terza, non uno dei tre leader di partito, Meloni, Salvini o Berlusconi». Sempre secondo quel sondaggio, l’elettorato avrebbe preferenza per una figura «della società civile, oppure una personalità proveniente da un’esperienza di governo locale, comunale o regionale».

Ciò non vuole dire disaffezione al partito, o almeno non solo, visto anche il buon risultato in termini di consenso che FdI, Lega e Forza Italia rappresentano in questo momento (gli ultimi sondaggi Quorum-YouTrend del 5 agosto danno il Centrodestra attorno al 49% dei consensi): secondo Risso, gli elettori di centrodestra «sono convinti che il leader di uno dei tre partiti, facendo il premier, alimenterebbe una competizione permanente all’interno della compagine di governo». Non solo, chiosava il direttore scientifico di Ipsos sempre al “Sussidiario.net”: «va aumentata la consapevolezza che il grande difetto delle persone che vengono da esperienze diverse dalla politica è quello di sentirsi investite di una missione che non gli compete. La politica è fatta di mediazione». Secondo l’esperto sondaggista il Centrodestra avrebbe in “canna” due armi potenti per provare a sbaragliare il campo avversario alle prossime Elezioni: «Il primo sono le divisioni nel centrosinistra: più sarà diviso sui temi e tra i leader, più sarà facile per il centrodestra vincere nei collegi uninominali». In secondo e ultimo luogo, il sapere raccontare agli italiani quale idea di futuro si ha del Paese: «è un’idea di futuro che non è l’agenda Draghi. Gli italiani chiedono in maggioranza de-precarizzazione, dunque lavoro stabile, meno pressione fiscale, aumento del potere d’acquisto degli stipendi, certezze sul futuro. E una classe politica che torni a parlare di futuro “lungo”, da qui a 10 anni», rilevava Enzo Risso per il nostro giornale.





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