VERTICE CENTRODESTRA/ Salvini-Berlusconi: “uniti ovunque”. Meloni “servono i fatti”

- Niccolò Magnani

Pranzo di lavoro ad Arcore per il leader del Centrodestra: Salvini e Meloni da Berlusconi. I temi caldi: Elezioni, guerra Ucraina, armi e rapporti con Putin. Come è andato il vertice

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Vertice Centrodestra: Salvini, Meloni, Berlusconi (LaPresse, 2021)

COME È ANDATO IL VERTICE DI ARCORE DEL CENTRODESTRA

«Molto soddisfacente» per Salvini; «siamo uniti» da Berlusconi; «per essere uniti servono i fatti» sentenzia Meloni. Il vertice di Arcore ha visto tornare in presenza i leader del Centrodestra a più di 3 mesi dall’ultima volta, senza spaccarsi ma senza neanche siglare una tregua definitiva sui vari punti “delicati”.

Diversi insomma i “gradi” nelle reazioni al vertice di Centrodestra, partendo dai più soddisfatti nella Lega: «Sono molto soddisfatto per essermi confrontato di persona con Berlusconi e Meloni. È un’ottima giornata». Berlusconi addirittura è uscito di persona fuori dalla villa di Arcore per commentare in prima persona l’andamento del colloquio con gli alleati: «Abbiamo parlato di come sono andate le scelte dei candidati per le prossime elezioni amministrative. Per quanto riguarda le città più importanti abbiamo trovato l’accordo per 21 città, su cinque l’accordo non è stato trovato per pure contrapposizioni locali, persona contro persona, ma siamo sicuri che negli eventuali ballottaggi troveremo l’accordo». Per il leader di Forza Italia, dividere il Centrodestra significherebbe perdere le elezioni contro la sinistra, «Solo un pazzo potrebbe pensare di romperla questa coalizione. Per me il centrodestra funziona così com’è – ha concluso Berlusconi -. Abbiamo un programma unico firmato da tutti nel 2018, adesso lo aggiorneremo e la coalizione va avanti spedita». Più prudente e schietta invece la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni nella nota appena uscita: «È sicuramente positivo essersi incontrati ma l’unità della coalizione non basta declamarla. Occorre costruirla nei fatti. Su 26 città capoluogo sono solo 5, ma purtroppo importanti, le città in cui il centrodestra andrà diviso al primo turno ma restano ancora diversi nodi aperti». Ad esempio, viene citata la Sicilia prossima alle Regionali «su cui la personale dichiarata disponibilità di Silvio Berlusconi si è fermata di fronte alla richiesta di Matteo Salvini di ritardare l’annuncio del candidato». Infine il tema della legge elettorale con Meloni che conclude «Se è positiva la comune contrarietà ad una futura legge proporzionale per le elezioni politiche, restano ancora fumose le regole d’ingaggio sulle modalità con cui formare liste e programmi comuni. Fratelli d’Italia, nel confermare la sua indisponibilità a qualsiasi futura alleanza con il Partito democratico e/o Cinquestelle, confida nella stessa chiarezza da parte degli alleati, convinta che occorra essere uniti non solo nella forma ma anche nelle scelte, nei progetti e nei programmi».

PRANZO SALVINI-MELONI-BERLUSCONI OGGI AD ARCORE

Alle ore 15 sono attesi per un pranzo-dopopranzo ad Arcore tutti e tre i principali leader del Centrodestra: Matteo Salvini e Giorgia Meloni fanno così visita a Silvio Berlusconi, mesi dopo l’ultimo incontro congiunto a ridosso delle Elezioni per il Quirinale.

Nel mezzo tante posizioni diverse, qualche lite, incomprensioni sulle Elezioni Amministrative come sulla guerra in Ucraina e, ovviamente, sull’operato del Governo Draghi (a cui ricordiamo fanno parte Lega e Forza Italia, non Fratelli d’Italia). I rumors di questa mattina sono stati confermati da fonti vicine al Centrodestra all’ANSA: «Ad Arcore sono attesi per un pranzo di lavoro con Silvio Berlusconi, il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ed il leader della Lega Matteo Salvini». La conferma è poi giunta anche dall’ex Ministro leghista il quale, uscendo da un incontro in Senato con i sindacati, ha sottolineato la priorità della Lega e del Centrodestra «pace e lavoro».

CENTRODESTRA PROVA A COMPATTARSI, MA FORZA ITALIA È UNA POLVERIERA

Sul tavolo del pranzo di lavoro vi sarà sicuramente il tema della guerra in Ucraina come dirimente, tra l’invio di armi – contrari Salvini e pure Berlusconi – il comportamento della Nato e le mosse che l’Italia può fare per favorire i negoziati di pace.

«Sto usando tutti i miei e canali e i miei rapporti, nazionali e internazionali, per arrivare a un cessate il fuoco: il dialogo parte se le armi si fermano. Parlerò oggi con Berlusconi. Di mio sto lavorando silenziosamente, per il cessate il fuoco con tutti, con Washington, Istanbul Pechino e Mosca. E, se servirà, nei prossimi giorni andrò dovunque sarà necessario essere per il cessate il fuoco», ha spiegato ancora Salvini, replicando a quanto ieri da Treviglio ha detto il leader di Forza Italia, tornato a sorpresa ad intervenire dal vivo. Attaccando le scelte di Biden e del segretario generale Nato Stoltenberg, l’ex Cavaliere ha detto ieri «Non ci sono leader. Il capo di una potenza mondiale che doveva avvicinare Putin al tavolo della mediazione gli ha dato del criminale di guerra, gli ha detto che doveva andar via dal governo. Il segretario della Nato ha detto che l’Ucraina mai più sarà unita alla Russia e così sarebbe per le due repubbliche del Donbass, la cui indipendenza non sarà riconosciuta. Con tali premesse il signor Putin non si siederà mai a un tavolo». Il tutto nella cornice di attesa per le prossime Elezioni Amministrative, così come per il Referendum sulla giustizia: le distanze tra Salvini-Meloni-Berlusconi restano diverse ma con il vertice di oggi si cerca di trovare la quadra per ricompattare la coalizione verso l’importante banco di prova delle Elezioni politiche 2023. Non sarà facile, anche perché al loro interno i partiti vivono momenti altalenanti: Lega con qualche scricchiolio interno per le posizioni di Salvini sul no alle armi in Ucraina, ma soprattutto Forza Italia in pieno “caso Ronzulli”. L’ala più governista di Forza Italia – Carfagna, Brunetta e soprattutto Gelmini – non ha infatti gradito la scelta di nominare Licia Ronzulli, potente portavoce di Berlusconi, come nuovo coordinatore della Lombardia al posto di Massimiliano Salini. Dal fronte Gelmini non sono poi piaciute le parole del fondatore in merito alla guerra, così che prima Tajani e poi la stessa nota di Forza Italia ha provato a chiarire i termini della situazione: «Il leader di Forza Italia non ha mai giustificato in alcun modo l’aggressione all’Ucraina da parte della Federazione Russa – spiega una nota del partito – al contrario, in questa come in altre occasioni pubbliche ha espresso con estrema chiarezza delusione e profondo dissenso verso le scelte del presidente Putin».







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