Chico Forti/ Video Iene, giurata processo: “C’era ragionevole dubbio, fui bullizzata”

- Dario D'Angelo

Chico Forti, Le Iene hanno parlato con Veronica Lee, giurata al processo che condannò all’ergastolo negli Usa l’italiano: “Tutta una caz*ata”.

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Chico Forti, foto Le Iene

Le Iene continuano ad occuparsi del caso di Chico Forti, il nostro connazionale recluso da 20 anni in un penitenziario di massima sicurezza negli Stati Uniti con l’accusa di aver commesso l’omicidio di Dale Pike, il 15 febbraio del 1998, a Miami. Chico, fin dal primo momento, si professa innocente e vittima di un errore giudiziario: sono tante, troppe, le circostanze che non tornano nella ricostruzione degli inquirenti. Oltre all’assenza di un movente credibile – l’accusa sostenne che Chico Forti volesse truffare il padre della vittima, Tony Pike, acquistando un suo hotel ad un prezzo molto più basso del suo valore di mercato e che il figlio si fosse opposto, ma l’ipotesi fu fatta a pezzi – ci sono anche da segnalare una sfilza di irregolarità nelle indagini che hanno condizionato irrimediabilmente l’esito dell’inchiesta. Eppure non tutti, al momento di emettere la sentenza, si dissero favorevoli alla condanna all’ergastolo…

CHICO FORTI: GIURATA PROCESSO: “C’ERA RAGIONEVOLE DUBBIO”

Nell’inchiesta de Le Iene sul caso Chico Forti firmata da Gaston Zama andrà oggi in onda la testimonianza di una persona, Veronica Lee, che nel processo ai danni del nostro connazionale faceva era tra i giurati. Poco tempo fa, la donna, che all’epoca era giovanissima, ha scritto a “Le Iene Show” questo messaggio: “L’intero processo è stato una cazzata, e molte informazioni in quell’aula di tribunale sono state nascoste. Inoltre ricordo di essere stata bullizzata dagli altri giurati perché credevo che ci fosse un ragionevole dubbio“. Questo dettaglio è fondamentale: nel processo penale statunitense i reati vengono giudicati da una Giuria popolare composta da 12 membri che al termine del dibattimento si ritira in camera di consiglio per emettere una sentenza che potrà essere di innocenza (not guilty) o di colpevolezza (guilty). I verdetti, nel sistema americano, devono essere emessi all’unanimità: quando viene emessa una sentenza di colpevolezza, dunque, ne consegue che tutti i 12 componenti della Giuria popolare abbiano ritenuto l’imputato colpevole al di là di ogni ragionevole dubbio. Questo non accadde, secondo Veronica Lee, nel caso di Chico Forti. Qualora l’unanimità non possa essere raggiunta la Giuria deve dichiararlo apertamente: come conseguenza l’imputato potrà essere nuovamente processato per lo stesso fatto a causa dell’annullamento per mancato raggiungimento del verdetto (mistrial). Perché questa possibilità è stata negata a Chico Forti?

CHICO FORTI, SI MUOVE LA POLITICA ITALIANA

Chico Forti era colpevole al di là di ogni ragionevole dubbio? Non secondo la giurata del processo che ha condannato il nostro connazionale a scontare l’ergastolo in un penitenziario di massima sicurezza negli Stati Uniti. Dopo l’inchiesta de Le Iene Show anche la politica italiana si sta mobilitando per garantire i diritti di Forti. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, in una nota ha dichiarato che “l’obiettivo è ottenere dalle autorità americane una revisione del processo” o “in alternativa la possibilità per il signor Forti di poter scontare la sua pena in Italia, nel suo Paese, vicino ai suoi affetti“. Intanto lo zio di Chico, Gianni, originario di Trento, ha recapitato una lettera al presidente del consiglio regionale del Trentino Alto Adige, Roberto Paccher, indirizzata al Presidente Mattarella:”Ho voluto sollecitare, su richiesta dello zio di Chico, l’intervento del presidente della Repubblica affinché il nostro concittadino, le cui vicende sono note, possa almeno venire a scontare la pena in Italia“, ha detto il politico.







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