Chiese aperte per matrimoni, battesimi e Pasqua/ Coronavirus, le regole del Viminale

- Silvana Palazzo

Chiese aperte durante emergenza coronavirus per matrimoni, battesimi e riti di Pasqua: le regole del Viminale e le indicazioni per l’autocertificazione

chiese chiuse contagiati Coronavirus
Chiese chiuse per coronavirus (LaPresse)
Pubblicità

Chiese aperte alla preghiera, per matrimoni, battesimi e riti di Pasqua. Lo chiarisce il Ministero dell’Interno che con una nota spazza via gli equivoci e i malintesi con cui hanno avuto a che fare i fedeli in questi giorni di emergenza coronavirus. Il comunicato del Viminale è importante anche per rendere omogenee su tutto il territorio nazionale le regole su come ci si deve comportare se si vuole andare in chiesa per pregare, se ci si vuole sposare, se si deve partecipare ad un funerale o battezzare un bambino. In un comune della provincia di Napoli, ad esempio, una famiglia intera è stata denunciata insieme al prete perché stava battezzando un bambino. Per i carabinieri del posto si trattava di un assembramento pericoloso, quindi vietato. Erano presenti solo i genitori, il bambino, il parroco, il padrino e un fotografo. Ma tutti sono stati denunciati. Il Viminale ora chiarisce che sono permessi i riti religiosi come i matrimoni in chiesa, ma a patto che siano presenti solo celebrante, nubendi e testimoni. Ovviamente devono essere rispettate le prescrizioni sulle distanze.

Pubblicità

CORONAVIRUS, CHIESE APERTE PER MATRIMONI, BATTESIMI E PASQUA

L’intervento del Viminale arriva in risposta alle richieste dei vescovi dopo i piccoli “incidenti” avvenuti in alcune diocesi. Il sindaco di Giulianova, ad esempio, è stato denunciato per essere andato in chiesa a pregare e ad affidare la sua cittadina al Cuore Immacolato di Maria. Ma il Ministero dell’Interno fa chiarezza anche sui riti della Settimana Santa. All’altare possono esserci celebranti, diacono, lettore e organista, il cantore e gli operatori della trasmissione, visto che tutte le cerimonie vengono trasmesse in tv o online. Anche se il servizio liturgico non è direttamente assimilabile a rapporto di impiego, nell’autocertificazione bisogna indicare la casella relativa alle “comprovate esigenze lavorative”, insieme al giorno e ora della celebrazione, all’indirizzo della chiesa dove si svolge la celebrazione. Il Viminale ribadisce che le chiese non sono chiuse, ma per limitare gli spostamenti è necessario che «l’accesso alla chiesa avvenga solo in occasione di spostamenti determinati da comprovate esigenze lavorative, ovvero per situazioni di necessità». Questo vuol dire che si può andare in chiesa solo sulla strada che conduce al lavoro o al supermercato o farmacia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità