Cina compra debito Ue per Recovery Fund/ Hahn “2 miliardi, una quota significativa”

- Silvana Palazzo

Recovery fund, le ombre della Cina: compra debito Ue. Il commissario per il Bilancio Johannes Hahn: “2 miliardi di obbligazioni, una quota significativa”. Un rischio calcolato?

Xi Jinping Cina oms Taiwan
Il presidente cinese Xi Jinping (LaPresse)

Le mani cinesi sul debito pubblico europeo. Ora l’ombra della Cina si abbatte anche sul piano dell’Unione europea per la ripresa. È la conseguenza della decisione di emettere titoli di debito comune il Recovery fund, il piano per uscire dalla repressione economica causata dalla pandemia Covid. La Commissione Ue ha raccolto 20 miliardi di euro collocando le obbligazioni decennali, in scadenza il 4 luglio 2031, sui mercati per finanziare appunto i piani nazionali di rilancio. Gli acquisti della Cina non sono mancati, quindi come gli Stati Uniti anche l’Europa si ritrova col debito detenuto dalla repubblica popolare. Il commissario per il Bilancio Johannes Hahn non ne ha fatto mistero, anzi ha spiegato che il 10% degli acquisti si è registrato in Asia. Dunque, sono 2 miliardi di obbligazioni a scadenza decennale. Al momento i dati aggiornati nel dettaglio non sono disponibili, ma di questa prima operazione, la prima della serie, è «certo che la Cina rappresenti una quota significativa». L’Unione europea si è esposta così al rischio di vedere una parte del suo debito comune concentrato nelle mani della Cina. Un rischio calcolato? Non è dato saperlo. Ma è pur vero che conterà quante obbligazioni europee avrà alla fine del percorso. Di certo questi primi acquisti rappresentano un campanello d’allarme.

RECOVERY FUND, OMBRE CINA: COMPRA DEBITO UE PER

Visto che l’Unione europea ha fatto della «autonomia strategica» un mantra, il segnale lanciato dalla Cina non è incoraggiante. Peraltro, l’annuncio di questa raccolta arriva dopo il summit della Nato e Ue-Usa in cui è stata ribadita la necessità di contrastare l’avanza cinese. Ma ci sarà la Cina tra le forze che finanzieranno il Next Generation Eu. Oltre al 10% dall’Asia, c’è un 50% è da ambito Ue e un 3% dall’America. Per quanto riguarda il tipo di investitori, il 37% sono fondi di investimento, 11% assicurativi. A fronte di 20 miliardi di euro, la richiesta è stata di 142 miliardi, quindi è una notizia positiva per il futuro. Il Next Generation Eu può spiccare il volo, anche se la prima emissione copre l’anticipo del 13% che spetta all’Italia. Il test di mercato comunque è riuscito, anche se c’è l’incognita Cina, emersa poche ore dopo la nuova manovra europea di rifondazione dell’asse transatlantico di Joe Biden. Una manovra tutt’altro che semplice, considerando l’interesse della Cina nel debito da Recovery fund.



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