CINA E COVID/ Tamponi, contagi e bugie: i “miracoli” di un paese a libertà limitata

- int. Massimo Introvigne

A Qingdao 9 milioni di tamponi in un giorno e nessun contagio. Possibile? La Cina tiene ancora nascoste cifre e statistiche relative allo scoppio della pandemia di Covid-19

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In Cina durante la pandemia (LaPresse)

Nove milioni di tamponi in un giorno senza scoprire nessun contagio. È una delle tante notizie che, se non fossimo in mezzo a una pandemia mortale, farebbe sorridere. Sono tante le ambiguità, le mezze verità e le menzogne che arrivano dalla Cina sin dall’inizio dell’emergenza Covid. Secondo Massimo Introvigne, sociologo, fondatore e direttore del Cesnur, “tutto quello che arriva dalla Cina è ambiguo. Da una parte, si lasciano andare a grandi celebrazioni per come hanno avuto più successo degli occidentali e per come Xi Jinping abbia salvato il paese; dall’altra, emergono nuovi focolai e lockdown”. La Cina ha sì ottenuto dei successi, ma questo, sottolinea Introvigne, “va riferito al fatto che possono beneficiare di un sistema di sorveglianza dei singoli a 360 gradi, che nei paesi democratici e neppure in altri regimi è inimmaginabile. Un sistema che esisteva ben prima della pandemia”.

Come fa la Cina a dichiarare 9 milioni di tamponi in un giorno a Qingdao senza scoprire nessun contagiato?

C’è sempre un po’ di enfasi eccessiva da parte dei cinesi. Diciamo che, da un lato, quando si parla di Cina e Covid è giusto criticarli, perché  hanno avuto la responsabilità, per ragioni politiche, di aver riconosciuto in ritardo che il virus potesse passare da uomo e uomo e hanno tardato anche a informare la comunità internazionale.

Oltre a questo?

Va detto che paradossalmente, proprio perché è un regime, nella lotta al virus con il testing e il tracing hanno mostrato una capacità, un’efficienza vera, anche se esagerata, che a volte fa sorridere come dice lei. Numeri e statistiche sono difficili da credere, ma che siano efficienti non c’è dubbio, perché possono beneficiare di un sistema di sorveglianza universale, a 360 gradi, del singolo che nei paesi democratici e neppure in altri regimi è inimmaginabile. Sorveglianza delle persone che esisteva già e utilizzarla allo scopo di prevenire l’epidemia è stato meno difficile di quanto succederebbe in un paese democratico.

A che gioco sta giocando Pechino? Pensa di usare il virus politicamente? Di fatto la pandemia sta mettendo in ginocchio le economie occidentali…

L’economia, essendo ormai globalizzata, ha avuto problemi anche in Cina. Ma è vero che c’è un massiccio uso propagandistico del virus per mostrare la superiore efficienza della Cina rispetto ai paesi occidentali, per cercare di vendere il modello cinese, in un mondo che passa attraverso crisi continue, millantando che è vincente rispetto alle democrazie. È come se il potere dicesse: cari cinesi, vi lamentare della poca libertà, ma guardate i morti negli Usa, dove c’è la democrazia. È una propaganda battente, a fini anche interni, nelle scuole, negli uffici e in televisione.

È stata rilanciata l’ipotesi che l’origine del virus sia artificiale, nato e sfuggito dal laboratorio di Wuhan. Ci sono nuove evidenze?

Come Cesnur abbiamo vagliato tutte le ipotesi e quella di un complotto, di una creazione artificiale del virus, credo sia un’ipotesi suggestiva da film, ma credo non ci siano prove convincenti. La teoria invece che nella comunità scientifica ha trovato un supporto significativo da parte di un numero di autori minori, ma ampio, che non sono complottisti, è che a Wuhan ci siano laboratori dove si catturano e si studiano i pipistrelli e le loro malattie e che da questo laboratorio un pipistrello abbia contagiato un medico o sia scappato. Questa è un’ipotesi seria. Si tratterebbe comunque di un incidente. Che ci siano laboratori che studiano i pipistrelli è un dato certo e che da uno di questi laboratori sia inavvertitamente partito il virus mi sembra una possibilità più seria rispetto all’ipotesi di aver voluto creare un’arma batteriologica.

A Pechino e Wuhan sono iniziate le prenotazioni online per il vaccino anti-Covid prodotto dalla Sinopharm, l’azienda farmaceutica di Stato: cosa si sa di questo vaccino? Quanto è sicuro ed efficace?

Si sa molto poco, ma finché non sarà testato fuori della Cina è meglio non fidarsi. È vero che dal punto di vista dell’efficacia farmaceutica i cinesi sono meglio dei russi, io stesso mi fiderei più di un vaccino cinese che di uno russo. Essendo però una battaglia medica, ma anche propagandistica, che viene da paesi opachi, fino a quando non ci saranno test veri eseguiti in Occidente è meglio stare alla larga da questi vaccini.

Anche Trump però usa la promessa di un vaccino a fini propagandistici, non crede?

La differenza sta nel fatto che negli Stati Uniti, senza l’autorizzazione di autorità indipendenti, non è permesso mettere in distribuzione nessun vaccino, mentre cinesi e russi lo fanno abitualmente.

C’è ancora qualcosa che la Cina ci tiene nascosto sul Covid?

I dati sui contagi delle prime settimane non li daranno mai. L’indagine dell’Oms è una farsa, tanto è pesantemente condizionata dalla Cina. A Pechino fanno vedere agli ispettori solo quello che vogliono. I cinesi non vogliono coprire un grande complotto, ma che il virus di Wuhan potesse scatenare una cattiva propaganda contro di loro li ha obbligati a tenerlo nascosto. E questo ritardo ha causato un aumento dei contagi e dei morti. Ecco quello che vogliono veramente nascondere.

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