Cina minaccia Biden “Taiwan ce la prenderemo”/ “Nessuno ci fermerà, neanche gli Usa”

- Niccolò Magnani

La Cina torna a minacciare gli Usa e l’Occidente sul futuro di Taiwan: “ce la riprendiamo, niente potrà fermare la riunificazione, nemmeno gli Stati Uniti potranno impedircelo”

Usa-Cina
Summit Usa-Cina: Joe Biden, Xi Jinping e Anthony Blinken (LaPresse, 2022)

LA CINA TORNA A MINACCIARE GLI USA: “CI PRENDEREMO TAIWAN”

«Vorrei ricordare agli Usa che non c’è forza al mondo, compresi gli Usa, che possa fermare il popolo cinese dal raggiungimento della completa riunificazione nazionale»: se ancora non fosse chiaro l’intento della Cina sul “futuro” della città-Stato di Taiwan, ecco che le parole usate dal portavoce del ministero Esteri Wang Wenbin risultano gelidamente chiarissime.

Nel continuo braccio di ferro tra Pechino e Stati Uniti circa la difesa dello “stato ribelle”, le dichiarazioni rilasciate ieri in visita a Tokyo del Presidente Usa Joe Biden hanno avuto l’effetto di scombinare il già delicatissimo fronte diplomatico determinato dalla guerra in Ucraina. «Pronti ad usare la forza in caso di invasione» e «pronti all’interno di truppe», queste le dichiarazioni principali del leader Dem, non sono affatto piaciute al Regime comunista cinese. Da qui la sottolineatura prima ieri sempre da Wenbin, «stanno giocando con il fuoco usando la carta Taiwan per contenere la Cina e ne resteranno bruciati» e poi stamane con la lunga nota di ulteriore minaccia all’Occidente. Secondo la visione della Cina, «Non c’è forza al mondo, compresi gli Usa, che possa salvare il destino delle forze dell’indipendenza di Taiwan dal fallimento».

USA-CINA, SI RISCHIA UNA GUERRA MONDIALE

Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese ricorda, nel suo intervento da Pechino, come «Non c’è forza al mondo, compresi gli Usa, che possa salvare il destino delle forze dell’indipendenza di Taiwan dal fallimento».

Non solo, il Governo di Xi Jinping arriva a “consigliare” gli Stati Uniti di ascoltare una vecchia canzona cinese: «Canta: quando arriva un amico, c’è del buon vino. Se arriva lo sciacallo, c’è un fucile per salutarlo». Taipei è un territorio cinese, secondo la propaganda comunista di Pechino e per questo «i ribelli devono essere riunificati anche con la forza, se necessario». La Casa Bianca, dopo l’uscita di Biden, pare abbia comunque tentato di correggere il tiro spiegando come la politica americana resta quella di «ambiguità strategica» nei confronti di Taiwan. Questo però non basta a togliere il sale dalle ferite continue sull’asse Cina-Usa, scontro destinato a diventare autentica guerra mondiale qualora la diplomazia non riuscisse più a ricucire la distanza siderale tra le due superpotenze: Ucraina, Taiwan e Coree sono i terreni principali di scontro, ma mica gli unici. Biden ieri era infatti in Giappone per lanciata l’Indo-Pacific Economic Framework (Ipef), piano di investimenti che farà aumentare la presenza Usa nell’area asiatica. «Ci saranno benefici economici concreti per i Paesi che vorranno partecipare alla nuova alleanza economica nella regione Indo-Pacifico» ha spiegato il Presidente americano in Giappone, davanti al Premier Fumio Kishida, aggiungendo «La nuova piattaforma economica, sarà introdotta per ostacolare l’espansionismo della Cina, e porterà numerosi vantaggi per l’intera regione». Per il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, «la strategia Indo-Pacifica degli Stati Uniti sulla formazione delle piccole cricche in nome della libertà e dell’apertura ha il solo scopo di contenere la Cina ed è destinata a fallire».







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