Cina, tamponi anali a diplomatici USA/ Test anche a cittadini giapponesi: perché?

- Alessandro Nidi

Polemica tra la Cina, gli Stati Uniti d’America e il Giappone per la presunta effettuazione di tamponi anali su diplomatici e semplici cittadini

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In Cina durante la pandemia (LaPresse)

Una polemica che coinvolge addirittura tre Stati è divenuta di dominio pubblico nelle scorse ore ed è legata, come ormai puntualmente accade in ogni angolo del mondo, alla pandemia di Coronavirus: in particolare, la Cina avrebbe sottoposto all’effettuazione di tamponi anali diplomatici statunitensi presenti nel Paese del Dragone e anche semplici cittadini giapponesi. La vicenda ha creato non poche polemiche, con i portavoce di USA e Giappone che si sono rivolti direttamente ai vertici di Pechino per chiedere loro lumi circa l’accaduto.

Partendo dalla protesta a stelle e strisce, va detto che un rappresentante del Dipartimento di Stato ha confermato che una lamentela è stata presentata al Ministero degli Affari Esteri cinese e che il Paese americano ha ricevuto  rassicurazioni dalla Cina stessa: quei tamponi anali sono stati fatti per errore, in quanto tutto il personale diplomatico è esente da questo specifico test. “Il nostro Dipartimento è impegnato a garantire la sicurezza dei diplomatici americani e delle loro famiglie, preservando la loro dignità, in conformità con la Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche, così come altre disposizioni pertinenti del diritto diplomatico”, hanno tuonato da Washington.

TAMPONI ANALI A DIPLOMATICI USA E CITTADINI GIAPPONESI IN CINA

Tuttavia, Zhao Lijian, portavoce del Ministero degli Affari Esteri cinese, ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa che “la Cina non ha mai chiesto ai diplomatici statunitensi di stanza in Cina di fare il test del tampone anale”. Su quanto accaduto permangono pertanto molti dubbi, anche se a sostenere la denuncia degli Stati Uniti d’America vi è Tokyo, che ha presentato ufficialmente richiesta al Governo cinese di cessare l’esecuzione dei tamponi anali sui cittadini giapponesi, in quanto tale procedura è fonte di “un grande dolore psicologico”. Il segretario di gabinetto nipponico, Katsunobu Kato, ha detto che il Governo non ha ricevuto risposte da Pechino, quindi il Giappone continuerà ad avanzare la richiesta di modificare il modo di testare i propri cittadini contro il Covid. Non è però noto quanti cittadini giapponesi abbiano dovuto sottoporsi al tampone anale. Ricordiamo che alcune città cinesi stanno utilizzando campioni prelevati dall’ano per rilevare potenziali infezioni da Coronavirus. Alcuni esperti hanno asserito che tali test sono più accurati dei tamponi nasali e orali per rilevare le tracce del virus.



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