Cina tornano pipistrelli, cani e gatti venduti vivi/ Mercati di carne animale choc

- Paolo Vites

In Cina, finita l’emergenza coronavirus, si ricominciano a vendere animali vivi come i pistrelli, cani e gatti

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Allarme coronavirus in Cina (LaPresse)
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La Cina sta tornando alla normalità, annunciano tutti i media. L’epidemia di coronavirus è finita, è quanto dicono le autorità di Pechino. Notizie vere in realtà non si sono mai avute, secondo alcuni esperti ad esempio i morti sarebbero stati decine di migliaia  non i circa 3mila di cui si dice. Ma intanto riaprono servizi, negozi e anche mercati e si tolgono le misure restrittive. Secondo quanto ha riportato il quotidiano inglese Daily Mail tornano però anche le abitudini più sconcertanti, quelle alimentari, che sarebbero state le cause stesse del virus. I mercati in cui si vendono carni animali infatti tornano a vendere merce di ogni tipo, compresi i pipistrelli che sono la causa identificata del coronavirus, serpenti, pangolini, anche loro sospettati di aver trasmesso la malattia e poi gatti e cani. Ma non solo, è anche il metodo usato dai cinesi che ignora ogni cautela sanitaria. Gli animali vengono venduti vivi, oppure scuoiati direttamente sul pavimento coperto di sporcizia e resti di animali.

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LE FAKE NEWS DI PECHINO

Non a caso durante l’epidemia il consumo di questi animali, che vengono usati anche per trattamenti medici secondo antiche tradizioni, era stato vietato. Si chiama “bushmetat, carne della foresta, e secondo le Nazioni Unite è un business che sta dilagando anche nel mondo occidentale  che comporta la perdita di biodiversità e aumenta il rischio di pandemie, e genera un indotto compreso tra i 7 e i 23 miliardi di dollari l’anno. I mercati cinesi dunque riprendono la loro usuale occupazione senza alcun divieto delle autorità: cani e gatti chiusi in gabbia, scorpioni e pipistrelli venduti per usi medici. Il corrispondente del Daily Mail dalla Cina scrive che tutti qui pensano che l’emergenza sia finita e non ci si niente di male a tornare alle solite usanze. C’è solo una differenza: agenti della polizia impediscono di scattare foto di quello che succede. Evidentemente la preoccupazione delle autorità, visto che si sono già verificati incidenti, è che la popolazione non si arrabbi per il divieto alle loro usanze ma allo stesso tempo che in occidente non si sappia nulla di quello che succede. Non solo: si diffondono notizie false dicendo sul web che il virus non è cominciato in Cina ma addirittura in Italia lo scorso novembre.

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