GRANDE FRATELLO 10/ Perché la fiaba di “Un medico in famiglia” piace più della Casa delle insicurezze?

Perché il Grande Fratello 10 sembra perdere appeal negli ascolti e cede il passo alla fiction? L’esperto di televisione MASSIMO BERNARDINI analizza questo fenomeno per ilsussidiario.net

11.11.2009 - Massimo Bernardini
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Niente conclusioni palingenetiche, niente buoni contro cattivi, niente virtù contro vizi del telespettatore: si tratta pur sempre di una banale serata passata sul divano davanti alla tv. Ma il fatto che per la seconda settimana consecutiva il Grande Fratello di Canale 5 sia inferiore di ascolto alla fiction popolare di Raiuno (prima il nuovo Pinocchio della Lux, poi i nuovi episodi de Un medico in famiglia) non è un segnale da sottovalutare.

Se si guarda alla curva di ascolto nellarco di tempo in cui i due programmi si sovrappongono – allincirca dalle 21:15 alle 23:10 – è evidente uno scarto dai 2 ai 4 punti di share, che corrispondono a una media di oltre 2 milioni di spettatori in più per Raiuno.

Vabbé – ti dice scettico il solito addetto ai lavori alla moda – però su Raiuno sono tutti vecchi e sul target commerciale a vincere nettamente è la spregiudicatezza degli ospiti della Casa. Vero, ma fino a un certo punto.

Il pubblico dei giovanissimi dai 4 ai 14 anni è molto più attratto da nonno Libero & Co; la distanza fra i 15-24enni è minima; e se si allarga inevitabilmente fra i 25-34enni e un po meno sui 35-44enni, da lì in su il pubblico va crescendo sempre più a vantaggio del Medico in Famiglia.

Era successo lo stesso la settimana precedente per Pinocchio, e il prodotto era anche più forte e identificabile. Insomma sembra essere ormai acclarata come tendenza la prevalenza numerica di un pubblico – di un grande pubblico – affezionato alla commedia popolare in forma di fiction, antica specialità di casa Rai.

Il Grande Fratello, si sa, la sua commedia la costruisce con la scelta del cast, sempre più contrastato e giustapposto (cattolico vs libertino, meridionale vs nordico, laureato vs fannullone, etero vs omosessuale), ma anche sempre più stereotipato e prevedibile. Ricordate dieci anni fa, quando il dibattito sullarrivo del GF contrappose i patiti dellesperimento antropologico (tutti chiusi volontariamente nella casa come cavie sociali) ai difensori della tv di qualità?

 

Oggi trattasi di maggiore o minore vitalità di un format che ha ormai cominciato a discendere la china, con diversi paesi (fra cui l’Olanda dove è nato) che l’hanno abbandonato e altri, come noi, in cui si tenta di moltiplicarne l’efficacia portandolo fino ai 5 mesi di durata.

 

Il Grande Fratello è certamente ancora un format attraente, per una cospicua parte del pubblico italiano, ma se a contrastarlo c’è un racconto popolare ben girato e recitato scatta come abbiamo visto il ridimensionamento. C’è da gridare al miracolo? Troppa grazia.

 

C’è però da notare che la messa in scena della “Casa”, coi suoi riti estenuanti di parola, i suoi giochi sempre un po’ eccessivi e ambigui, le sue convivenze forzate e le sue forzature voyeuristiche, sta perdendo di appiccicosità. Poi c’è la questione del cannibalismo. Ogni accadimento fra le pareti super illuminate (perché si è sempre semi-ignudi nella “casa”? Perché si è sempre sotto il calore dei riflettori, e non solo in senso metaforico) viene preceduto, registrato e poi moltiplicato dai contenitori delle tre reti Mediaset, creando, più che un’attesa, un continuum defatigante. Siamo sicuri che il gioco reggerà per 5 mesi?

 

Dall’altra parte ecco la moderata e simpatica attesa per le vicende di una strana compagine familiare che, pur nella sua programmatica singolarità (senza almeno una famiglia allargata chi ti si fila più, in tv?), si appoggia su figure ed affetti tradizionali, giusto con quel pizzico di buonismo e di “politicamente corretto” che è richiesto, chissà perché, a ogni scrittore di tv che si rispetti. Non sarà la crociata della buona contro la cattiva tivù ma è almeno la prevalenza della fiaba contro la recita, e senza nemmeno scomodare Aristotele e le sue tre unità di tempo, di luogo e di azione.

 

Il Grande Fratello sembrerebbe perseguirle perfettamente ma in realtà, poiché la scena si svolge sull’inconsistente pianeta dell’apparire, nella “casa” non valgono. Niente catarsi, nessuna commozione vera. Una “profonda” discussione sulle rispettive incertezze di appartenenza sessuale o un pianto irrefrenabile all’apparire di mamma o papà sono pur sempre un altro passo dentro la solita tv dallo sviluppo bloccato. Uscirà prima poi da questa sua infinita pubertà?

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