I MIGLIORI ANNI/ Stasera il gran finale: Carlo Conti protagonista di un format vincente

- Maria Luisa Bellucci

Questa sera si chiude il fortunato varietà condotto da Carlo Conti. Dove lo metti, I Migliori Anni, sta e vince la guerra dell’auditel. MARIA LUISA BELLUCCI spiega perché a IlSussidiario.net

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Cambia leggermente la formula rispetto alle edizioni passate, ma non lidea di base del programma, né il seguito di pubblico che ormai si è affezionato allo show presentato da Carlo Conti. Un successo confermato dai numeri, che oscillano tra il 27% e il 31% di share e che restano inalterati nonostante il cambio di giorno di programmazione dal sabato al venerdì -. Sembra diventata una tendenza sia della televisione privata che pubblica quella di sballottare un prodotto televisivo, di intrattenimento o fiction, da un orario allaltro, da una sera a unaltra potenzialmente più promettente in quanto a contro programmazione.

Nessuno dei Big della televisione pare calcolare o forse lo fanno, ma il profumo dei soldi legato agli inserzionisti pubblicitari è più attraente – che tante volte questa indecisione può creare disaffezione nel pubblico, il quale, se è giovane, non ci mette due secondi a girare canale verso una meta più interessante, ma se è anziano si può perdere nei meandri del telecomando. Insomma, spesso questa tattica rischia di trasformarsi in un gatto che si morde la coda. Eppure, nonostante la danza delle serate, gli ascolti de I migliori anni reggono e anche bene.

Sorge, dunque, un sospetto, anzi, la conferma ingenua – di una certezza: non è che il successo di un programma dipenda dalla sua natura più che dal giorno, dallorario e dal programma contro il quale si batte?

Ovvero, indipendentemente dallavversario e dal giorno di una messa in onda, un prodotto è destinato ad andare bene solo se è valido. A prescindere. Se è fatto male, è destinato ad affondare comunque.

Viene spontaneo chiedersi, dunque, quali siano gli ingredienti giusti per una buona ricetta televisiva nellera del digitale. Non esiste certamente una formula matematica, ma possiamo limitarci a constatare che cosa abbia determinato, per esempio, il 29.34% con cui I migliori anni ha stracciato I Liceali 2 (14.93%).

Indubbiamente il giusto mix tra la simpatia del bravo Carlo Conti, la completa assenza di volgarità, lintento educativo e rievocativo sono tre quid che fanno la differenza rispetto a tanta altra televisione e che consentono a tutti, dai più grandi ai più piccini, di fruire insieme e indistintamente dello show. 

 

Si, perché il titolo del programma si riferisce agli anni migliori che hanno contraddistinto il passato, quelli che hanno segnato un’epoca, quelli che i più grandi forse hanno vissuto e probabilmente non hanno dimenticato e quelli che i più giovani ricordano solo perché ne hanno sentito parlare.

 

Sono quattro i decenni in gara – gli anni ’60, gli anni ’70, gli anni ’80 e i ’90 -, ognuno dei quali rappresentati da una madrina nonché da un nutrito gruppo di ballerini pronti a dar forma alle note della loro epoca. La cronaca, la società, i film, le notizie – non solo italiane – che resero grande un anno sono accompagnate da una melodia. Il fil rouge di questa competizione – che è solo un pretesto – , infatti, restano le canzoni che fecero da colonna sonora a quel particolare anno scelto all’interno del decennio.

È una kermesse canora, dunque, del tutto sui generis, perché a interpretare le varie melodie, dalle più datate a quelle più attuali, ci sono i cantanti che diedero voce e volto alla canzone. Con ritmo serrato si susseguono sul palco visi noti ai più e sconosciuti a molti, come per esempio ai cento diciottenni della giuria chiamati ad emettere sentenza nei confronti del decennio prescelto.

In questo modo, sull’onda del ricordo si incontrano i nonni, che rivivono i loro momenti d’oro, e i nipoti, che finalmente riescono ad associare un volto ad una canzone. Non manca nemmeno una parte della puntata dedicata alle donne che furono e sono sex simbol. Tematica, questa, declinata nelle sue forme senza mai perdere di garbo.

 

Non sappiamo, dunque, se gli autori de I migliori anni abbiano trovato la formula magica del successo. Certo è che sono riusciti a creare un prodotto che punta su emozioni semplici, empatizzanti e mai volgari. Un programma “facile”, non problematico nella fruizione, non generatore di ansia o tensione, ma fondato sul romanticismo del “dolce ricordo”.

 

Ci sarà chi intende obiettare che è un programma per un pubblico molto adulto e che probabilmente sul divano ci sono più nonni che nipoti, specialmente di sabato o venerdì sera.

 

Sta di fatto che, a prescindere da chi effettivamente si accomoda sul sofà, è uno dei pochi programmi rimasti ad essere in grado di riunire tutta la famiglia davanti al televisore.
Quasi obbligatoria la visione delle ultime ore di messa in onda. Stasera su Rai Uno alle 21.10.

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