A CHRISTMAS CAROL/ Disney ci rimostra in 3-D lo Scrooge che è in ciascuno di noi

Il regista americano Robert Zemeckis re-interpreta il racconto con un inedito mix di fedeltà al testo originale e al suo linguaggio letterario e luso della tecnologia digitale. La recensione di ILENIA PROVENZI

09.12.2009 - Ilenia Provenzi
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Disney ama il celebre racconto natalizio di Charles Dickens, A Christmas Carol, a cui ha già dedicato una trasposizione animata con protagonista Topolino (riproposta ogni vigilia di Natale in tv): e in effetti, come si può non amare la fiaba dellavaro Ebenezer Scrooge (da cui il nome dellavido papero che noi italiani conosciamo come Zio Paperone) che, dopo aver ricevuto la visita dei tre Spiriti del Natale, cambia stile di vita e si apre allamore e alla condivisione?

Il regista americano Robert Zemeckis re-interpreta il racconto con un inedito mix di fedeltà al testo originale e al suo linguaggio letterario e luso della tecnologia digitale, creando un film di forte impatto visivo in cui il protagonista attraversa spazio e tempo sulle ali della magia in 3-D. La tecnica della performance capture, inoltre, permette di catturare le espressioni facciali degli attori per applicarle ai personaggi virtuali, uno su tutti Scrooge, che ha la mimica straordinaria di Jim Carrey.

Loverture del film si imprime nella memoria grazie a un marcato tono gotico e una corsa aerea tra i fiocchi di neve alla scoperta della Londra ottocentesca di Dickens, addobbata per Natale; le note dark iniziali tornano prepotenti nella parte centrale del film, quando gli spiriti del Natale presente e futuro mostrano a Scrooge le conseguenze della sua avidità e aridità emotiva, con lo spettro della morte che incombe su di lui se non si affretta a cambiare stile di vita.

Una serpeggiante sensazione di angoscia corre sotto le scene dellinseguimento dei funebri cavalli neri, inedita nei prodotti a marchio Disney: in effetti, questa pellicola si rivolge sì a un pubblico di famiglie, il classico pubblico natalizio, ma esclude i bambini più piccoli e opta per un tono meno comico e palesemente più cupo del solito.

Una scelta forse dovuta alla volontà di restare fedeli al racconto dickensiano, senza edulcorarne toni e contenuti, e di colpire direttamente limmaginazione degli adulti, veri destinatari del messaggio dellautore. In effetti non va dimenticato che, scrivendo un racconto dai toni fantastici, Dickens intendeva sostenere l’impegno nella lotta alla povertà e allignoranza, criticare i comodi quanto dannosi provvedimenti governativi e insieme stimolare una riflessione sul senso che la vita di ognuno di noi può assumere su questa terra.

Il rischio che, a tratti, il film corre è quello di raffreddare i cuori, bombardati dagli effetti speciali e dalle rocambolesche avventure volanti dei personaggi: in alcuni momenti si ha limpressione che il regista si sia lasciato prendere la mano dal virtuosismo grafico, lasciando il compito di intenerire gli spettatori soltanto al subplot familiare dellimpiegato di Scrooge, il cui bambino più piccolo è destinato a morire se il vecchio avido non si decide ad aumentare lo stipendio al padre.

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D’altra parte, non è facile fare affezionare il pubblico a un personaggio inizialmente negativo, e Zemeckis non cede alla tentazione di renderlo più simpatico calcando sull’ironia, anzi: forse perché Scrooge rappresenta una tipologia umana attuale, immediatamente riconoscibile, incarnando allo stesso tempo anche il lato oscuro presente in tutti noi e difficile da accettare, che lentamente sarà messo di fronte alla luce (non a caso lo spirito del Natale passato è rappresentato da una fiamma) per rivelare cosa davvero abbia valore nell’esistenza umana.

 

La forza della storia emerge anche in 3-D, perché le storie belle sono eterne e riescono a parlare a tutti, attraverso i secoli, senza risultare predicatorie. La grandezza di A Christmas Carol risiede nella sua capacità di raccontare in modo credibile l’esigenza di un cambiamento in positivo, dall’attaccamento ai beni materiali alla generosità, dalla cupezza all’allegria, dall’esilio volontario dalla comunità al calore della famiglia: non si tenta di convincere il pubblico della “felice povertà”, non viene negata l’importanza dei soldi (senza i quali, suggerisce la storia, è più difficile combattere la malattia e assicurarsi la possibilità di una vita serena), ma si mostra come vadano utilizzati con il cuore, per migliorare la vita degli altri e – nel contempo – anche la propria.

 

Gli ultimi minuti di film sono profondamente appaganti, perché Scrooge impara il valore della condivisione e, in un ben studiato richiamo della parte iniziale, lo vediamo cambiare atteggiamento nei confronti delle persone intorno a sé e agire attivamente per aiutarle, con gesti piccoli e grandi. In questo modo, coglie finalmente il vero significato del Natale e apre il cuore alla gioia, rinunciando all’isolamento per lasciarsi abbracciare dal calore della famiglia. Un messaggio che, in tempi come questi, non fa certo male ripetere: e ancora una volta, ci ha pensato Disney.

 

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