PIOVONO POLPETTE/ La sorpresa di Natale che supera anche Christmas Carol e La Principessa e il Ranocchio

- Matteo Contin

Tra i film di animazione di Natale spunta l’outsider Piovono Polpette, meno atteso di A Christmas Carol e de La Principessa e il Ranocchio risulta sorprendentemente riuscito e in grado di parlare “da adulto” ai bambini e senza retorica ai genitori. La recensione di MATTEO CONTIN

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Nell’annuale lotta tra i film d’animazione natalizi, sembra averla spuntata quest’anno la pellicola a cui avremmo dato meno fiducia: tra il trionfo tecnologico di A Christmas Carol (tradizionale però dal punto di vista della sceneggiatura) e il ritorno al 2D della Disney con La principessa e il ranocchio (innovativo nellevoluzione della figura della classica principessa Disney), è Piovono polpette il film più completo del lotto, quello più convincente e interessante nel modo in cui, attraverso toni surreali e divertenti, riesce a parlare ai piccoli spettatori di consumismo e sovralimentazione grazie alla funzionale metafora proposta dalla storia.

Flint cerca di fare lo scienziato, peccato che le sue invenzioni andate a buon fine si contino sulle dita di una mano. Almeno fino a quando Flint inventa un macchinario capace di trasformare l’acqua in cibo: qualcosa che potrebbe cambiare il mondo, se il maldestro scienziato non facesse schizzare nello spazio la sua invenzione che, convogliando dentro di sé le piogge, comincia a provocare precipitazioni gastronomiche. All’inizio la cosa sembra divertente e, perché no, un’interessante fonte di guadagno, ma coll’andare del tempo la situazione si complica. Toccherà a Flint risolvere il problema.

Tratto da un romanzo di enorme successo negli States, Piovono polpette si presentava al pubblico con un trailer divertente e scoppiettante, che aveva però il difetto di non far intravvedere pienamente le grandi potenzialità della pellicola, a partire da uno stile grafico meno banale del previsto. La scelta dei due registi (Phil Lord e Chris Miller, quest’ultimo già regista e sceneggiatore di Shrek terzo) è quella di rendere omaggio a un particolare tipo di animazione e di tratto grafico che si sviluppò agli inizi degli anni Sessanta sotto la guida di un nutrito gruppo di ex animatori della Disney.

 

Una grafica che non punta a produrre movimenti fluidi ma piuttosto un’animazione "a scatti", dove spesso si muovono solo determinate parti del corpo (l’esempio più lampante è il personaggio del cameraman, che agita solamente gambe e braccia ma è privato dei movimenti di collo e schiena). Stile che ben si adatta a Piovono polpette, i cui personaggi sono caratterizzati attraverso movimenti semplici ma che delineano bene le rispettive personalità creando, inoltre, una simpatia naturale nei loro confronti. La regia tiene i ritmi serrati e non dedica attenzione a inutili gag, dimostrandosi capace di gestire anche le sequenze più spettacolari, ulteriormente amplificate dalla visione in 3D che si rivela essere però – in ultima analisi – soltanto un vezzo tecnologico.

 

La forza di Piovono polpette sta altrove, e cioè nell’essere un prodotto non solo di puro entertainment, ma anche un’intelligente metafora del consumismo, che non risparmia nessuno, né i politici (non è un caso che l’avido sindaco diventi ben presto un obeso) né i cittadini stessi, colpevoli (come dichiarato esplicitamente durante il film), di continuare a chiedere e consumare cibo, gettando via quello in eccesso, negando in questa maniera qualsiasi logica di consumo responsabile e rispettoso. Più apocalittico del 2012 di Emmerich, Piovono polpette è la piacevole conferma di come il cinema di animazione stia maturando, facendo riflettere il pubblico più giovane su argomenti che spesso gli adulti hanno paura di affrontare, senza naturalmente dimenticarsi di trattarli con una sana leggerezza di spirito.

 

 



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