ZECCHINO DORO/ Finalmente cantano bambini senza fare i “grandi”

- Maria Luisa Bellucci

Giovani star dellOlimpo del canto o semplicemente bambini? Il commento di MARIA LUISA BELLUCCI sullo Zecchino doro, programma canoro per bambini normali

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Lo Zecchino d'oro, 53esima edizione (Ansa)
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Giovani star dellOlimpo del canto o semplicemente bambini? questa la domanda che ci si pone accendendo il televisore su Rai Uno nella fascia pomeridiana. Lo Zecchino doro, giunto alla 53esima edizione, resta un programma di bambini per bambini. Ed il termine di paragone non possono che essere Io Canto, condotto da Gerry Scotti, e Ti lascio una canzone, di Antonella Clerici. Sarà banale e scontato, ma il confronto è dovuto, immediato e rassicurante. Non ci sono solo giovanissimi maestri delle corde vocali. Per fortuna sulla terra sono rimasti anche bambini normali, con la voce talentuosa e sporcata dal tono furbo e birichino di chi ancora non ha scoperto il mondo dei grandi.

Un programma per bambini, si diceva. Innanzitutto per la fascia oraria, le 17.00 – lora della merenda -, contro la sfavillante prima serata degli spin-off (ma lo sono veramente?) Io Canto e Ti lascio una canzone. Anche la scenografia è decisamente meno pomposa, in armonia con il tono spensierato e giocoso di molte canzoni. Testi divertenti, ma non per questo banali, su melodie da cartone animato. Ma questo, si sa, è lo Zecchino doro e ce lo dice anche la sigla di apertura, che, attraverso la simpatia di Pino Insegno, definisce in questo modo il suo status: canzoni da bambino da cantare con papà!.

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La contrapposizione con i due show di prima serata, dunque, è netta. Da una parte la semplicità colorata di un gioco, dallaltra lo sfarzo che il fare audience richiede. Un piccolo studio televisivo, contro un auditorium (quello di Ti lascio una canzone) e un tendone appositamente costruito (Io canto). Il pubblico, esclusivamente di bambini nello Zecchino doro, è invece misto dalla Clerici e da Scotti, dove le canzoni sono quelle rese famose dai grandi della musica presente e passata. Il che adombra di serietà uno spettacolo che dovrebbe solo commuovere, mentre ascoltare queste voci portentose di bambini che fingono di essere grandi (senza capire il senso delle parole che cantano) regala un senso di malinconia per letà che si stanno perdendo.

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Una festa a cui tutti sono invitati, lo Zecchino. Uno spettacolo, Ti lascio una canzone e Io canto. Anche perché se da una parte protagonisti indiscussi sono i bambini, dall’altra lo sono state le polemiche nate attorno alla gara di ascolti che la programmazione nella stessa stagione della Clerici e di Scotti hanno suscitato. Un botta e risposta seguito da un trattato di pace siglato ad ottobre durante una puntata di Tv Talk. Il che fa pensare che i veri attori di queste due prime serate siano stati proprio loro, le polemiche e i relativi portabandiera. Mentre nello Zecchino d’oro i presentatori, Veronica Maya e Pino Insegno, stanno due passi indietro rispetto ai piccoli interpreti e giocano quasi al ruolo degli animatori. Non a caso la struttura di quest’anno prevede che i 12 cantanti siano divisi in due squadre. Quella gialla, delle “Maye”, e quella verde, “dei Pini”. Il tutto corredato da giochi divertenti finalizzati a stabilire il gruppo di appartenenza, diverso di puntata in puntata. Il che serve, probabilmente, a smorzare il “tono” di sfida che soggiace anche allo Zecchino d’oro. Senza ipocrisie, un programma che stabilisce un vincitore gioca sul concetto di competizione. Un conto, però, è farlo con il linguaggio divertente e spensierato dello Zecchino. Un altro è al modo di Ti lascio una canzone e di Io canto, in cui il senso di sfida è evidente nel contrasto con la purezza e la genuinità dei giovani talentuosi. Nel caso dello Zecchino, invece, ciò che subito balza all’occhio è la tenerezza dei bambini.

 

Ci si chiede, alla fine di tutte queste considerazioni, perché usare – ci si passi la durezza del verbo – dei bambini in uno show in prima serata (la domanda non risparmia l’altro grande prime time del genere, Chi ha incastrato Peter Pan?). Perché la televisione dei grandi non ha più niente da dire? O perché si vuole vincere lo spettacolo dell’audience con l’apparenza di una tv pura e genuina contro quella dichiaratamente trash? A voi l’ardua sentenza. Per il momento, però, godetevi il clima rilassante dello Zecchino d’oro.

 

 

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